10 Gennaio 2019

Gli incarichi accessori nel contratto di agenzia

In tema di incarichi accessori al contratto di agenzia la Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con sentenza del 15 ottobre 2018 n. 25740 ha ribadito a chiarimento i confini esistenti fra l’attività principale dell’agente di commercio e gli eventuali incarichi accessori che gli fossero affidati. Più precisamente ha affermato che le provvigioni che fossero state corrisposte per l’attività di coordinamento di altri agenti non rientrano nel calcolo delle indennità per la cessazione del rapporto.
La Cassazione ribadisce che l’articolo 1751 cod. civ., relativo all’indennità di cessazione del rapporto, subordina la maturazione del diritto dell’agente all’indennità di fine rapporto al concorrere cumulativa delle condizioni in esso previste.
La norma di cui all’art. 1751 cod. civ. è chiara nella sua volontà di premiare, con l’attribuzione della indennità di cessazione del contratto, l’attività direttamente volta alla promozione della clientela, sia nei termini dinamici di reperimento di nuovi contraenti, sia nei termini di un allargamento della base degli affari con quelli già acquisiti, ad essa riconnettendosi un particolare ed evidente interesse del soggetto preponente ed un gravoso (e così meritevole di riconoscimento economico) impegno personale dell’agente. Ne consegue che restano esclusi dal perimetro applicativo dell’art. 1751 cod. civ., secondo la lettura che di esso impongono i plurimi e diffusi riferimenti ai clienti e all’attività incentrata “sugli” stessi, compiti e funzioni che, pur rilevanti sul piano organizzativo, si pongono come strumentali e accessori a tale centrale attività.
L’agente ha diritto all’indennità di cessazione quando 1) ha procurato al preponente nuovi clienti/sviluppato sensibilmente gli affari con i clienti precedentemente acquisiti e 2) i rapporti con tali clienti (acquisiti ex novo o sviluppati dall’agente) continuino ad assicurare alla preponente sostanziosi vantaggi economici anche dopo la fine del rapporto di agenzia e, inoltre, quando 3) il pagamento di tali indennità sia equo, tenuto conto delle circostanze del rapporto e, in particolare, delle provvigioni che l’agente perde con riferimento agli affari con i predetti clienti acquisiti o sviluppati durante il rapporto.
L’indennità e il suo calcolo sono esclusivamente riferite all’attività che l’agente ha svolto nel corso del rapporto e all’impegno profuso nella promozione e sviluppo della clientela nel territorio contrattuale e, pertanto, agli affari che la preponente ha concluso e continuerà a concludere con tali clienti e alle relative provvigioni versate all’agente.
La Cassazione ha chiarito che la lettera della norma è “chiara nella volontà di premiare, con l’attribuzione dell’indennità, l’attività direttamente rivolta alla promozione della clientela, sia nei termini più dinamici di reperimento di nuovi contraenti, sia nei termini di un allargamento della base degli affari con quelli già acquisti, ad essa riconnettendosi un particolare ed evidente interesse del soggetto preponente ed un gravoso (e così meritevole di riconoscimento economico) impegno personale dell’agente”. L’intento del legislatore è quello di premiare l’impegno profuso dall’agente nello specifico svolgimento della propria attività principale a vantaggio, anche futuro, del preponente.
Contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, ai fini del calcolo dell’indennità, non rilevano le provvigioni che l’agente ha percepito nel corso del rapporto per lo svolgimento dell’incarico, accessorio a quello di agenzia, di coordinatore di altri agenti: le provvigioni sono calcolate sugli affari conclusi dalla preponente per effetto dell’attività svolta dagli altri agenti coordinati e vengono corrisposte all’agente coordinatore per lo svolgimento di  compiti e funzioni che, pur rilevanti sul piano organizzativo, sono del tutto strumentali e accessorie all’attività principale dell’agente di commercio, che è quella richiamata e considerata nell’articolo 1751 del Codice Civile.
L’inclusione nel calcolo dell’indennità di fine rapporto delle provvigioni ricevute per l’attività di coordinatore, non sarebbe nemmeno equa ai sensi dell’articolo 1751 del Codice Civile, in quanto comporterebbe a carico della società preponente un duplice versamento, a fronte della stessa attività: sia a favore del singolo agente che ha promosso l’affare e procurato il cliente sia a favore del coordinatore.
A nostro avviso questo orientamento non vieta che pattiziamente le indennità possano essere integrate da previsioni che le prevedano. Non parliamo in questa sede dell’attività che un agente può assumere come impegno della sua attività di sovraintendere la rete agenziale. È questa ipotesi che può rientrare in altri figure professionali o raccordarsi anche all’attività di agente in un contratto misto che va scritto in modo adeguato anche per gli effetti della pronunzia che abbiamo commentato.

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