Categorie approfondimento: Energia
12 Giugno 2011

Gas metano: il coefficiente correttivo “C”

Di cosa si tratta

Nel mondo delle imprese molte sono chiamate “energivore” per la forte dipendenza per la produzione dall’impiego dell’energia elettrica o derivata dal gas metano; un classico esempio sono le imprese che fondono i metalli.
Quando il costo dell’energia tratta dal gas metano sia già alto, abbiamo avuto modo di verificare che cosa comporti il passaggio dall’applicazione di un coefficiente convenzionale ad uno che sia applicazione delle nuove metodiche di misurazione dei consumi.
Nel nostro caso si trattava di un affitto di un ramo produttivo aziendale ove l’energia tratta dal gas metano era tra i costi principali assieme alle maestranze e la materia prima impiegata.
Un certo momento (novembre 2010) l’azienda distributrice del gas aveva applicato un “correttore” per la rilevazione dei consumi; come mai questa iniziativa e a che cosa serve?
Il gas non è un materiale di facile misurazione in quanto, stabilita una unità di misura, come potrebbe essere il metro cubo, non è sempre uguale la quantità di gas che in questo possa essere contenuta e quindi rilevata alla misurazione. Se infatti lasciassimo ferma una unità di misura e con lo stesso contenuto, si potrebbe rilevare che la pressione muta come effetto di maggiore o minore temperatura; il gas risente anche della pressione esterna, che è un dato di confronto a quella interna ad una conduttura.
Posta la necessità di misurare il gas per farlo pagare al fruitore, nel tempo il rilevamento era compiuto dalla lettura dei dati apparenti di consumo di un misuratore, il cui risultato andava poi corretto da un coefficiente che in approssimazione forniva un dato sulla base del quale potere pagare il gas consumato.
L’evoluzione tecnica avrebbe nel tempo consentito di procedere ad una misurazione più vicina a quella che dovrebbe essere quella reale ed allora, in affiancamento al c.d. contatore classico, si è introdotto il nuovo apparecchio volto a correggerne il risultato tenendo presenti tutte le variazioni che possono intervenire a modificare il quantitativo di gas utilizzato dal cliente finale.
L’iniziativa di applicare il nuovo misuratore deriva da Direttive comunitarie, che attraverso una fase di transizione portano ad applicare a tutti questo strumento.
Sulla base di quanto previsto dalle delibere dell’Autorità dell’energia elettrica ed il gas ARG/gas 159/08 e ARG/gas 79/09, sui dati di lettura rilevati dal distributore locale è stato applicato un coefficiente di correzione dei volumi denominato coefficiente “C”, che riporta i volumi consumati dai clienti, calcolati come differenza tra l’ultima lettura (reale/stimata) e la lettura precedente (reale/stimata), alle “condizioni standard”. Riportare i volumi consumati a “condizioni standard” significa omogeneizzare per tutte le località l’energia contenuta in un metro cubo di gas che varia in funzione della temperatura e della pressione, dunque a seconda della zona altimetrica in cui ci si trova o meglio in cui si trova il contatore. Per tale ragione si erano già nel passato applicati specifici “coefficienti” che riportano appunto a condizioni standard i volumi su cui effettuare la corretta fatturazione.
Il coefficiente di conversione dei volumi “C” dovrebbe sostituire il coefficiente “M”, precedentemente utilizzato, come indicato dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas, sempre con lo scopo di riferire la tariffa gas ai quantitativi di energia effettivamente consumati, tenendo conto dei volumi, della pressione e della temperatura. Il volume fatturato ai clienti con il coefficiente C) si ottiene moltiplicando la differenza fra la lettura attuale e quella precedente per il coefficiente “C”. L’Autorità per l’energia elettrica e il gas definisce l’applicazione del coefficiente C solo per i contatori sprovvisti di apparecchiature per la correzione dei volumi (contatori, quali quelli installati prevalentemente presso le abitazioni e presso le piccole p.iva). Qualora il contatore avesse installato un correttore dei volumi, viene meno la necessità di applicare un coefficiente di correzione in quanto il volume misurato è già corretto dall’apparecchiatura.
In sostanza si pone un tema di “revisione dei quantitativi alla luce di un correttore dei volumi” nel momento nel quale non si abbia già l’applicazione di un coefficiente correttivo che realizza la condizione di adeguatezza della misurazione.
Con la Delibera ARG/gas del 22/10/2008, n. 155 e il suo allegato A si è previsto che l’utente finale debba essere informato dell’intervento e vada osservata in particolare la disposizione dell’art. 12 dell’Allegato A) relativa alle “Comunicazioni ai clienti finali”, che riportiamo:
“12.1 Il soggetto responsabile del servizio di misura comunica ai clienti finali delle reti di distribuzione del gas naturale in cui opera:

  • a) con un anticipo non inferiore a tre mesi e non superiore a nove mesi il possibile periodo di adeguamento o sostituzione del gruppo di misura;
  • b) con un anticipo non inferiore a dieci giorni solari, la data di esecuzione dei lavori di adeguamento o sostituzione dei gruppi di misura.

“12.2 Con la comunicazione di cui al precedente comma il soggetto responsabile del servizio di misura comunica:

  • a) le disposizioni di interesse del cliente finale introdotte con il presente provvedimento;
  • b) il significato delle informazioni presentate sul display del gruppo di misura ai sensi del comma 4.10;
  • c) che l’adeguamento o la sostituzione del gruppo di misura, la sua messa in servizio nonché il suo eventuale spostamento per esigenze del soggetto responsabile del servizio di misura, non comporteranno alcun addebito a carico dei clienti finali, e solamente ai clienti finali che saranno dotati di gruppo di misura di classe superiore o uguale a G10, il diritto esercitabile ai sensi del comma 8.1, le tempistiche per la messa a disposizione della funzione, ai sensi del comma 8.2, e il corrispettivo, approvato dall’Autorità, che il cliente dovrà riconoscere al soggetto responsabile del servizio di misura per la messa a disposizione della funzione, ai sensi del comma 8.3, specificando sia in caso di messa a disposizione della funzione contemporanea alla messa in servizio del gruppo di misura, sia in caso di messa a disposizione della funzione successiva alla messa in servizio del gruppo di misura:

    – l’elenco dei materiali in fornitura;
    – il costo dei materiali in fornitura;
    – i costi di installazione e messa in servizio della funzione;
    – i costi per la remotizzazione in zona sicura, ove necessaria;
    – i costi delle opere edili, ove necessarie;
    – i costi della verifica metrologica, ove necessaria.”

Oltre all’elemento dell’informazione, la gradualità di applicazione del sistema è dato anche dal D.Lgs. 2 febbraio 2007, n. 22, che prevede all’art. 21: “1. Fatto salvo quanto previsto dall’articolo 22, a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto sono abrogati i seguenti provvedimenti: a) decreto del Presidente della Repubblica 23 agosto 1982, n. 857, che recepisce la direttiva 71/318/CEE, del 26 luglio 1971, per il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative ai contatori di volume di gas”, laddove poi l’art. 22 ancora dispone: “Disposizioni transitorie:

  1. “La commercializzazione e la messa in servizio degli strumenti di misura sottoposti ai controlli metrologici legali che soddisfino le norme applicabili anteriormente al 30 ottobre 2006 sono consentite fino alla scadenza della validità dell’omologazione di tali strumenti. In caso di omologazione di validità indefinita, la commercializzazione e la messa in servizio degli strumenti di misura sottoposti a controlli metrologici legali che soddisfino le norme applicabili anteriormente al 30 ottobre 2006 sono consentite fino al 30 ottobre 2016”.
  2. “Per gli strumenti di misura per i quali sia stata presentata la domanda di ammissione alla verifica ai sensi della normativa nazionale e comunitaria in vigore prima del 30 ottobre 2006, il provvedimento di ammissione a verificazione metrica e alla legalizzazione sarà rilasciato ai sensi della stessa normativa e comunque avrà validità fino al 30 ottobre 2016”.
  3. “I dispositivi ed i sistemi di misura di cui all’articolo 1, comma 1, se utilizzati per le funzioni di misura previste al comma 2 del medesimo articolo e per i quali la normativa in vigore fino al 30 ottobre 2006 non prevede i controlli metrologici legali, qualora già messi in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, potranno continuare ad essere utilizzati anche senza essere sottoposti a detti controlli, purché non rimossi dal luogo di utilizzazione”.

Ci domandiamo il senso di queste disposizioni e riteniamo che sia dato dal fatto che, prima dell’introduzione di questo strumento la base e il fondamento dell’impiego di una unità di misura con l’applicazione di un correttivo poggiava su base convenzionale; per sostituire a quell’accordo un diverso sistema era necessario provvedere con gradualità in quanto altri elementi andavano a cambiare.
Ci riferiamo al fatto che il distributore accerta il quantitativo usato dal cliente finale e, per procedere a procurare la materia occorrente, effettua una prenotazione al venditore del gas, che a sua volta fa analoga prenotazione al suo fornitore. Se si splafona nei consumi dal quantitativo prenotato, si applicano consistenti penali; questa operazione ha fondamento sull’incapacità della rete di fornire a tutti i soggetti collegati i quantitativi che sono necessari e l’errore viene sanzionato.
Se invece non si deve parlare di errore perché il nuovo misuratore produce l’effetto di incrementare i consumi che vengono accertati, è allora necessario un tempo per accertare quale diventi la misura del bisogno; senza passare da questa fase tutti i clienti potrebbero dover essere sanzionati.
Se è da questa base che si muove per applicare con gradualità il nuovo sistema, tutti i casi in cui questo non accada potranno essere censurati come inadempimento.
Quanto illustrato è ciò che si è censurato avanti il Giudice con la richiesta di un provvedimento urgente che tutelasse il cliente finale che non era passato da questa applicazione. Nel nostro caso, come immaginiamo per altri, il cliente tende a non pagare l’eccesso di consumo accertato e in questo modo si espone alla violazione del consueto patto contrattuale del “solve et repete”, cioè paga in ogni caso prima di agire altrimenti hai torto.
Questo è capitato anche a noi e il provvedimento del Tribunale di Padova è stato di respingere il ricorso benché si abbia avuto la sensazione del riconoscimento di un fondamento alla richiesta (Tribunale Padova 1° giugno 2011).

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