Categorie approfondimento: Voluntary disclosure
12 Dicembre 2014

Funzione della voluntary disclosure

Di cosa si tratta

La voluntary disclosure o collaborazione volontaria è uno strumento che è stato atteso con varie funzioni e non usa sola; non si può dire che la ferma volontà di introdurla sia legata ad un solo motivo principale.
Da un lato la voluntary disclosure vorrebbe essere uno strumento di reperimento di risorse necessario ad un equilibrio della finanza congiunturale e prospetticamente in futuro capace di realizzare maggiori introiti fiscali; da altro un adeguamento ed allineamento ad analoga operazione di altri Paesi non solo europei; non da ultimo uno strumento volto ad essere utile e concorrere a reprimere le allocazioni di risorse derivanti da proventi dell’illecito per farlo emergere, confidando nella collaborazione degli altri Paesi.
Non si tratta di un condono; l’operazione si fonda sul favorire con un sistema sanzionatorio più tenue l’emersione dei capitali applicando la tassazione che era stata omessa all’epoca dell’omissione dichiarativa e contributiva.
Riportare ad imposizione queste utilità può essere un’attività costosa e va comparata con l’utilità tratta dalla disponibilità avuta di disporre di queste nel tempo dell’”evasione”.
Chi è molto attento ai temi penali ha cercato di suggerire una particolare attenzione volta a propendere verso la tenuità della sanzione facendo in modo che molti vi aderiscano (Francesco Greco: intervento di Lugano del 4 febbraio 2014); altri ritengono che l’opportunità sia in re ipsa in quanto in futuro con l’eliminazione del segreto bancario e con lo scambio automatico di informazioni le sorti di queste utilità possono diventare molto dubbie.
La valutazione ultima sulla utilità e convenienza andrà compiuta con riferimento alla singola posizione ma di certo la collaborazione volontaria dovrebbe rappresentare l’ultima valida e opportuna occasione per il contribuente di regolarizzare definitivamente la propria situazione con il Fisco alla luce del mutato scenario internazionale che vede finito il segreto bancario e automatizzato lo scambio di informazioni.
Se questo accadrà, lo scenario potrebbe mutare e soprattutto grazie al coinvolgimento degli intermediari finanziari potrebbe portare al risultato, andando ad imporre quanto i destinatari delle norme non vorrebbero.
In un mondo divenuto così piccolo uno spazio alla competizione alternativa tra i Paesi si può pensare che non possa essere escluso anche se questo deve anche passare da qualche rischiosità dell’intermediario utilizzato per proseguire un regime che sta divenendo superato.

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