Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
30 Dicembre 2014

Frontalieri e lavoratori all’estero: la franchigia è stata aumentata a 7.500 euro

Di cosa si tratta

La legge di stabilità per l’anno 2015 porta buone eccellenti notizie per i frontalieri fiscali esteri ossia per i soggetti che pur prestando la loro attività lavorativa in uno Stato estero continuano a mantenere la residenza in Italia. Infatti la franchigia è estata elevata da euro 6.700 a euro 7.500.
Prima di proseguire è opportuno precisare due profili già trattati in altri articoli del sito (si vedano: “ Lavorare in Svizzera: l’aspetto fiscale” e “ Residenza fiscale: ovvero dove pagare le tasse se si lavora all’estero”). In primo luogo bisogna ribadire che la figura del frontaliere “ordinario” (o frontaliere fiscale) deve essere tenuta distinta da quella del frontaliere fiscale estero. Il primo è infatti un soggetto che risiede in un comune italiano situato nella fascia di 20 Km dal confine dello Stato ove presta la propria attività lavorativa. Costui assolve i propri obblighi tributari (relativi a quanto percepito come lavoratore) direttamente allo Stato in cui lavora. Il frontaliere fiscale estero è invece chi non risiede nella fascia dei 20 Km a fiscalità agevolata e pertanto, pur lavorando all’estero, è tenuto a pagare le tasse in Italia.
La seconda precisazione riguarda i criteri per l’individuazione dello Stato a cui un soggetto che presta la propria attività lavorativa all’estero è tenuto a pagare le tasse (c.d. residenza fiscale). In breve, non è sufficiente essere iscritti all’AIRE e risiedere all’estero per più di 183 giorni per sottrarsi al rapporto tributario con l’Italia.
Ebbene, tornando al tema principale, colui che risiede in Italia e presta la propria attività lavorativa all’estero gode di un beneficio fiscale noto come “franchigia”. Dopo anni di precarietà, con disposizioni normative che di anno in anno prorogavano questo beneficio, la definitiva stabilizzazione si è avuta con l’art. 75 della legge di stabilità del 2014 (Legge 27.12.2013 n° 147, G.U. 27.12.2013) che dispose che a “decorrere dal 1º gennaio 2014, il reddito da lavoro dipendente prestato all’estero in zona di frontiera o in altri paesi limitrofi al territorio nazionale, in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto, da soggetti residenti nel territorio dello Stato italiano, concorre a formare il reddito complessivo per l’importo eccedente 6.700 euro”.
Fra gli operatori del settore vi era tuttavia la sensazione che, nonostante l’intervento normativo, il beneficio fiscale fosse destinato ad essere ridotto o addirittura eliminato. Con la legge di stabilità relativa all’anno 2012 la franchigia era stata infatti ridotta da 8.000 a 6.700 euro.
Sulla base di ciò, ha destato grande stupore il fatto la Legge n. 190 del 23 dicembre 2014, nota come legge di stabilità, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 300 del 29 dicembre 2014, contenga al comma n. 690 la seguente previsione a “decorrere dal 1 gennaio 2015 il limite di reddito di cui all’articolo 1, comma 175, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, è fissato in 7.500 euro”.
In sostanza la franchigia passa da 6.700 a 7.500 euro e quindi vi sono ulteriori 800 euro non soggetti alla fiscalità italiana.

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