Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
18 Aprile 2016

Fornitore abituale e cessazione del contratto con discredito

Di cosa si tratta

A distanza di anni torniamo al tema del danno non patrimoniale arrecato ad una società dal comportamento di un committente che, oltre a non eseguire un rapporto in corso (contratto aperto), senza preavviso alcuno, cessi dal coltivare trattative su diverse “basi tecniche” di prosecuzione. Ci riferiamo ad un arbitrato del 2007/2008 tra una casa di moda e un licenziatario.
Proprio in quel periodo si era radicato l’indirizzo del riconoscimento del risarcimento del “danno morale” anche a favore di una società e non solo per la persona fisica, elemento questo che, a prescindere dalla qualificazione del tipo di danno, oramai è riconosciuto consolidato nel nostro ordinamento.
Quanto impostato però è più articolato e ci limiteremo a compiere l’aggiornamento sotto profili diversi.
In Francia l’interruzione di una relazione commerciale senza il rispetto di un congruo termine di preavviso e/o fatta abusivamente dà luogo al risarcimento del danno subito dal partner commerciale in applicazione dell’art. L. 442-6, I, 5 del Codice di commercio francese, per il quale il contraente professionale che recede brutalmente, anche parzialmente, da una relazione commerciale stabile in essere con il suo partner, senza rispettare un congruo preavviso scritto, è tenuto a risarcire il danno subito dal contraente leso.
In un recente giudizio sulla rivendica della qualità agenziale di un rapporto, ove sosteniamo invece la qualità di rivendita di macchinari oltre la promozione non obbligatoria dei prodotti del venditore, persino il giudice ha affermato che qualche cosa “si usa dare”.
Ci domandiamo preliminarmente se possa il committente (soggetto forte) interrompere una relazione commerciale che dura da tempo e che abbia un contenuto economico quantitativamente importante. Nel caso esaminato, oltre a questi due elementi vi era nel comportamento l’assenza di una presa di posizione sulla prosecuzione del rapporto che in fatto è scemato lasciando ineseguita quella parte di prestazioni che era prevista da uno schema di fornitura aperto.
A nostro avviso questo elemento va a integrare un comportamento illecito. Non può ritenersi consentito che, esistendo una congrua relazione commerciale, ciascuna parte possa ritenersi libera di eseguire o meno l’accordo senza risponderne delle conseguenze. Al di là delle forme il divieto in fatto di proseguire le forniture integra l’inadempimento contrattuale risarcibile nei confini della dimostrazione del danno patrimoniale dimostrato ex art. 2043 cod. civ..
Se nella pendenza della non esecuzione del contratto e nella prospettiva di una sua tacita protrazione la parte inadempiente non dovesse continuare ad operare per la prosecuzione, dovremmo anche pensare che questo vada a comportare uno “sfilarsi” del soggetto che è obbligato a condurre quelle trattative che in fatto sono negli anni antecedenti sempre state fatte per la prosecuzione del rapporto.
Venire meno in fatto a questo comportamento dovrebbe andare a fondare una seconda responsabilità da ricondursi a quella precontrattuale ex art. 1337 cod. civ. che comporta il risarcimento come correttamente confermato anche di recente dalla Cassazione: “La responsabilità precontrattuale prevista dall’articolo 1337 del Codice Civile, coprendo nei limiti del cosiddetto interesse contrattuale negativo, tutte le conseguenze immediate o dirette della violazione del dovere di comportarsi secondo buona fede nella fase preparatoria del contratto, secondo i criteri stabiliti dagli articoli 1223 e 2056 del Codice Civile, si estende al danno per il pregiudizio economico derivante dalle rinunce a stipulare un contratto, ancorché avente contenuto diverso rispetto a quello per cui si erano instaurate le trattative, se la sua mancata conclusione si manifesti come conseguenza immediata e diretta del comportamento della controparte, che ha lasciato cadere le dette trattative, quando queste erano giunte al punto di creare un ragionevole affidamento nella conclusione positiva di esse” (Corte di Cassazione – Seconda Sezione Civile, Sentenza 12 gennaio – 10 marzo 2016, n. 4718).
Se poi la notizia del fatto di avere perso sul mercato un cliente importante e ritenuto qualificato è comunicata a terzi ad opera del cliente e circola nel mercato ecco configurarsi altra diversa responsabilità che deriva dal danno all’immagine.
Sinteticamente riassumiamo, se una grande impresa pensa di ritirarsi da un rapporto commerciale con un fornitore con il quale abbia in corso l’impegno per forniture e che non ponga in grado il fornitore di proseguire senza giustificato motivo nel rapporto senza comunicare la determinazione di farlo cessare, potrebbe trovarsi esposta a risarcire: un danno da responsabilità precontrattuale, un danno da inadempimento contrattuale, un danno patrimoniale da dimostrare puntualmente e il ristoro di un danno all’immagine non di natura patrimoniale, la cui liquidazione è demandata al giudice in via equitativa ex art. 1226 cod. civ.

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