Categorie approfondimento: Lavoro
8 Gennaio 2013

Fornero e i lavoratori “esodati” e con attività successiva

Di cosa si tratta

La legge di “stabilità” (legge 24 dicembre 2012, n. 228) è tornata a considerare i lavoratori che venivano salvaguardati nel traghettarli alla pensione, già oggetto di attenzione nel D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214.
Consideriamo il tema per la risposta offerta ad un quesito postoci sui requisiti per potere accedere a queste provvidenze: il tema era puntualizzato per stabilire se il regime già definito dal precedente provvedimento (D.L. n. 201/2011) risentisse delle nuove norme. Più in particolare era chiesto se, esclusa la possibilità di rientrare nei requisiti per l’avere svolto l’attività di amministratore unico di una società a responsabilità limitata, per quanto non retribuito, possano invocarsi le nuove disposizioni che espressamente prevedono che: “(lavoratori) che abbiano conseguito successivamente alla data del 4 dicembre 2011 un reddito annuo lordo complessivo riferito a tali attività non superiore a euro 7.500” ed anche “ancorché abbiano svolto, dopo la cessazione, qualsiasi attività non riconducibile a rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, a condizione che: “abbiano conseguito successivamente alla data del 30 giugno 2012 un reddito annuo lordo complessivo riferito a tali attività non superiore a euro 7.500” (comma 231 legge stabilità).
Il provvedimento, che si valutava se impugnare, adottato dalla Commissione presso la DTL locale, in data 20 dicembre 2012 non poteva tenere in considerazione le disposizioni che sarebbero state emanate successivamente.
Esisteva già il decreto 1 giugno 2012 del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, che dava indicazioni sulle modalità di attuazione del comma 14 dell’art. 24 del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, che sul punto disponeva: (art. 2, co. 1, lettera g) “senza successiva rioccupazione in qualsiasi altra attività lavorativa”.
Il quesito interpretativo era essenzialmente se la carica di amministratore fosse da considerare una attività lavorativa e se l’intervento legislativo successivo svolgesse un suo ruolo dando valenza non al lavoro, ma ai proventi che da questo possono derivare.
Non vediamo come si possa negare che una carica sociale costituisca un lavoro, per quanto possa anche essere nei fatti limitato. L’interpretazione nel contesto delle disposizioni speciali che stiamo considerando può portare ad una conclusione diversa.
Mentre le disposizioni antecedenti si rivolgevano ad un gruppo di lavoratori, la legge di stabilità chiaramente si rivolte ad altri che nelle more dell’avvio della Riforma sono rimasti “a piedi”. Lo dice chiaramente il comma 231: le norme del D.L. n. 201/2011 “si applicano… anche ai seguenti lavoratori” e alle lettere a) e b) si individuano due gruppi nuovi.
Se, in termini di requisiti, le disposizioni ultime non integrassero le disposizioni precedenti, avremmo una penalizzazione non giustificata tra soggetti uguali che hanno datazioni diverse nell’uscita dal mondo del lavoro. Per i secondi, anziché l’assenza di qualsiasi lavoro, si prevede una soglia reddituale all’eventuale lavoro successivamente prestato e non vediamo il motivo per il quale questo requisito non reagisca a quel concetto di altro lavoro per il quale sia stato stabilito un minimo di risultato perché abbia rilevanza.
Approfittiamo del fatto di trattare il tema di questo “esodo” per illustrare il provvedimento ultimo.
Con i commi da 231 a 235 il Legislatore torna sui “lavoratori esodati” affermando che le regole “ante riforma Fornero”, ferme restando le salvaguardie individuate nei decreti interministeriali del 10 giugno e del 5 ottobre 2012, si applicano anche ai lavoratori che maturano i requisiti per il pensionamento successivamente al 31 dicembre 2011.
Vi rientrano i soggetti che hanno cessato il rapporto entro il 30 settembre 2012 e collocati in mobilità ordinaria o in deroga, a seguito di accordi stipulati entro il 31 dicembre 2011, e che abbiano tutti i requisiti utili al pensionamento entro il periodo di fruizione dell’indennità di mobilità ex art. 7 della legge n. 223/1991, o durante il “godimento” dell’indennità di mobilità in deroga, e, in ogni caso, entro il 31 dicembre 2014.
Vi rientrano i lavoratori autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione entro il 4 dicembre 2011, con almeno un contributo volontario accreditato od accreditabile alla data di entrata in vigore del D.L. n. 201/2011, sebbene abbiano svolto, dopo il 4 dicembre 2011, un’attività non riconducibile a rapporto di lavoro a tempo indeterminato dopo l’autorizzazione alla prosecuzione volontaria, a condizione che non abbiano conseguito, dopo la predetta data, un reddito annuo complessivo per tale attività non superiore a 7.500 euro, e che perfezionino i requisiti utili per la decorrenza del periodo pensionistico, entro i tre anni successivi all’entrata in vigore del D.L. n. 201/2011 (6 dicembre 2011).
Vi rientrano i soggetti che abbiano risolto il rapporto di lavoro entro il 30 giugno 2012 sulla base di accordi individuali anche sottoscritti ex art. 410, 411 e 412 cpc, o in applicazione di accordi collettivi di incentivo all’esodo stipulati entro il 31 dicembre 2011 dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative, pur se, dopo la cessazione abbiano svolto un’attività lavorativa non riconducibile a rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, a condizione che non abbiano conseguito per tale attività un reddito annuo lordo superiore a 7.500 euro e che perfezionino i requisiti utili al pensionamento entro i tre anni successivi al 6 dicembre 2011, data di entrata in vigore del D.L. n. 201/2011.
Da ultimo i lavoratori autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione entro il 4 dicembre 2011 e collocati in mobilità ordinaria a tale data, i quali, in quanto fruitori dell’indennità, debbono attenderne la cessazione per poter effettuare il versamento volontario, a condizione che perfezionino il requisito pensionistico entro i trentasei mesi successivi al 6 dicembre 2011, data di entrata in vigore del D.L. n. 201/2011.
È ancora demandato a un decreto interministeriale il fissare i criteri per l’attuazione delle predette disposizioni (comma 232) che dovrebbe essere emanato entro il 1° marzo 2013. L’INPS provvederà al monitoraggio delle domande di pensione (comma 233).
Quanto illustrato per due categorie di questi lavoratori ai punti b) e c) è sostanzialmente diverso dalla previsione contenuta nel D.M. Lavoro 10 giugno 2012, emanato in attuazione del comma 14 dell’art. 24 della legge n. 214/2011: infatti, a certe condizioni, e con il limite massimo di reddito di 7.500 euro annui, ottenuti con rapporto di lavoro anche subordinato, ma non a tempo indeterminato, si consente agli interessati di presentare l’istanza.

(Visited 7 times, 2 visits today)