Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
15 Luglio 2010

FOREX: tassazione delle plusvalenze per gli operatori privati

Di cosa si tratta

FOREX, che riassume Foreign Exchange Market, non è altro che il mercato per l’acquisto e la vendita di valute a pronti.
La Risoluzione n. 67 del 6 luglio 2010 dell’Agenzia delle Entrate disamina e risponde al quesito di quale regime tributario abbia la situazione di operazioni che vengono compiute con la loro apertura in una giornata e la chiusura nella stessa giornata, ma destinate a proseguire nel tempo.
Perché l’operazione possa protrarsi per fissare il momento successivo di acquisto o vendita definitivo nella pratica l’operazione, che è gestita da un broker, avviene con il meccanismo del “rollerover” che non è altro che la chiusura dell’operazione con successiva immediata riapertura della medesima posizione.
Siccome questo momento non è senza effetti in quanto vi possono essere risultati positivi o negativi dall’operazione, la domanda formulata è quale sia il corretto trattamento fiscale da applicare a queste componenti del periodo intermedio dell’operazione.
La proposta di risposta del contribuente era nel senso di escludere dalla tassazione le eventuali plusvalenze realizzate medio tempore.
La risposta dell’Agenzia è invece che si applichi su questi differenziali l’imposta sostitutiva del 12,50 per cento in sede di dichiarazione dei redditi del contribuente (quadro RT –sezione 2°).
L’Agenzia perviene alla conclusione disaminando l’operatività in fatto del “rolling spot” (chiusura in giornata dell’operazione e sua riapertura per farla durare più giorni), senza avere a chiusura della giornata la giacenza di valuta estera.
Per ricondurre alla tassazione questo elemento l’Agenzia disamina l’art. 67, comma 1° del TUIR nelle tre singole ipotesi alle varie lettere.
La frase che regge la lettera afferma che “Sono assimilate alle plusvalenze di cui alla lettera c) quelle realizzate” come dispone la lettera “c-ter) le plusvalenze, diverse da quelle di cui alle lettere c) e c-bis) (n.d.r.: relative ad azioni e titoli equivalenti), realizzate mediante cessione a titolo oneroso ovvero rimborso di titoli non rappresentativi di merci, di certificati di massa, di valute estere, oggetto di cessione a termine o rivenienti da depositi o conti correnti, di metalli preziosi, sempreché siano allo stato grezzo o monetato, e di quote di partecipazione ad organismi d’investimento collettivo. Agli effetti dell’applicazione della presente lettera si considera cessione a titolo oneroso anche il prelievo delle valute estere dal deposito o conto corrente”.
L’Agenzia ritiene che non si applichi questa norma in quanto dà rilevanza esclusivamente a talune specifiche fattispecie per le quali è presunta ex lege una finalità d’investimento finanziario e cioè nel caso in cui le valute siano cedute a termine ovvero immesse su depositi o conti correnti sicché, agli effetti di tale disposizione, le mere cessioni a pronti non sono suscettibili di produrre differenziali aventi rilevanza reddituale. Inoltre, per evitare di attrarre a tassazione fattispecie non significative, il comma 1-ter del medesimo art. 67 del TUIR prevede che la tassazione delle plusvalenze derivanti dalla cessione di valute rivenienti da depositi e conti correnti si ha solo nel caso in cui la giacenza in valuta nei depositi e conti correnti complessivamente intrattenuti dal contribuente sia superiore a euro 51.645,69 per almeno sette giorni lavorativi continui nel periodo d’imposta in cui la plusvalenza è stata realizzata.
Passando ad esaminare il punto successivo alla lettera “c-quater) i redditi, diversi da quelli precedentemente indicati, comunque realizzati mediante rapporti da cui deriva il diritto o l’obbligo di cedere od acquistare a termine strumenti finanziari, valute, metalli preziosi o merci ovvero di ricevere o effettuare a termine uno o più pagamenti collegati a tassi di interesse, a quotazioni o valori di strumenti finanziari, di valute estere, di metalli preziosi o di merci e ad ogni altro parametro di natura finanziaria. Agli effetti dell’applicazione della presente lettera sono considerati strumenti finanziari anche i predetti rapporti”.
Anche su questa l’Agenzia perviene alla medesima conclusione in quanto la seconda fattispecie, prevista dalla successiva lettera c-quater), attribuisce rilevanza fiscale alle operazioni che determinano un obbligo di acquistare o cedere a termine valute estere, con la conseguenza che eventuali operazioni per le quali tale obbligo non sorge non possono rientrare nella fattispecie impositiva in esame. L’ipotesi normativa comprende anche i cosiddetti “contratti derivati”. In particolare, sulla base degli effetti giuridici che ne scaturiscono è possibile distinguere due diverse categorie di contratti: la prima è costituita dai contratti a termine di tipo traslativo, che sono quelli da cui deriva l’obbligo di cedere o acquistare a termine le valute estere e la seconda è costituita dei contratti a termine di tipo differenziale, che sono quelli da cui deriva l’obbligo di effettuare o ricevere a termine uno o più pagamenti commisurati alle valute estere.
Arriviamo ad esaminare l’ultima lettera, che dispone: “lettera c-quinquies) le plusvalenze ed altri proventi, diversi da quelli precedentemente indicati, realizzati mediante cessione a titolo oneroso ovvero chiusura di rapporti produttivi di redditi di capitale e mediante cessione a titolo oneroso ovvero rimborso di crediti pecuniari o di strumenti finanziari, nonché quelli realizzati mediante rapporti attraverso cui possono essere conseguiti differenziali positivi e negativi in dipendenza di un evento incerto”.
A questa fattispecie ritiene si debba riferire la tassazione, che attrae ad imposizione le plusvalenze realizzate mediante rapporti aventi contenuto finanziario attraverso cui possono essere conseguiti differenziali positivi e negativi in dipendenza di un evento incerto. Tale disposizione, come chiarito dalla Circolare n. 165/E del 24 giugno 1998 (par. 2.2.5), è finalizzata ad evitare che i rapporti (non soltanto, quindi, i contratti) aleatori di natura finanziaria, posti in essere al fine di conseguire differenziali positivi e negativi, non inquadrabili nelle fattispecie indicate nelle lettere c-ter) e c-quater), possano sfuggire ad imposizione. Pertanto, in tutti i casi in cui un contribuente ponga in essere una pluralità di contratti o atti, tra essi collegati, aventi ad oggetto valute estere, finalizzati a conseguire differenziali positivi o negativi in dipendenza di un evento aleatorio (quale l’andamento delle valute estere), i predetti differenziali assumono rilevanza reddituale agli effetti della lettera c-quinquies) del comma 1 dell’articolo 67 del TUIR. Alla luce di quanto sopra esposto, si ritiene che le plusvalenze derivanti dalle operazioni di compravendita di valute non possano essere assoggettate a tassazione sulla base delle disposizioni contenute nell’articolo 67, comma 1, lettera c-ter), del TUIR in quanto il contratto posto in essere non è configurabile come una cessione a termine di valute estere. D’altra parte, non si realizzano neanche i requisiti per poter rientrare nell’ambito applicativo del comma 1-ter del medesimo articolo non verificandosi la condizione del superamento della giacenza media del conto corrente. L’operazione, inoltre, non presenta tutte le caratteristiche previste per configurare un contratto derivato i cui differenziali sono assoggettati a tassazione ai sensi della descritta lettera c-quater).
Tuttavia, è certamente rinvenibile un rapporto avente ad oggetto valute estere suscettibile di produrre differenziali positivi o negativi in dipendenza dell’andamento del cambio della valuta estera rispetto all’euro, inquadrabile nell’ambito della citata lettera c-quinquies). Pertanto, la plusvalenza realizzata alla fine della giornata, dalle persone fisiche al di fuori dell’esercizio di un’attività d’impresa, deve essere indicata nella dichiarazione dei redditi del contribuente e in tale sede deve essere applicata l’imposta sostitutiva sul suo ammontare.
Questo discorso nella risposta dell’Agenzia si limita inoltre a considerare il riferimento al cambio euro, ove nei fatti questa può essere invece l’operazione finale di conversione monetaria nelle ipotesi in cui l’operazione sul mercato sia stata compiuta tra altre coppie di valute non europee.
Si fa anche notare che, in tale ipotesi, secondo quanto previsto dal successivo articolo 68, comma 9, del TUIR, le minusvalenze e i differenziali negativi derivanti dalle operazioni in argomento non sono deducibili.
Posto che le minusvalenze per il privato non contano e le plusvalenze invece integrano i presupposti dell’applicazione dell’imposta sostitutiva, proviamo ad esemplificare un’operazione.
Ipotizziamo di investire 100 acquistando una valuta a una data confidando in oscillazioni che portino al risultato di 110 il valore in un arco temporale non definito.
Alla chiusura quotidiana potrebbe realizzarsi per giorni una perdita e il nostro 100 scenderà; quando invece la valuta cominciasse a salire l’importo salirebbe per ritornare verso il 100 iniziale e per superarlo.
La risposta dell’Agenzia conclude perché tutti questi differenziali positivi siano oggetto di imposizione su ogni operazione di salita senza dare rilevanza alcuna alle minusvalenze che durante il periodo si fossero realizzate.
L’affermazione che non debbano sfuggire a tassazione gli utili derivanti da questo genere di operazioni nella fase intermedia non crediamo che giustifichi il trattamento.
Le esclusioni, compiute dalla interpretazione dell’Agenzia, a nostro avviso non comportano la necessità di una lettura che non pervenga alla conclusione di applicare la tassazione al momento vero di chiusura definitiva dell’operazione e quindi sul risultato vero dell’utile conseguito.

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