11 Febbraio 2017

Forex: deducibilità delle minusvalenze

Sono intervenuti recenti chiarimenti sul regime di risparmio amministrato in relazione ai soggetti abilitati e alle imposte dovute, con particolare attenzione alle transazioni che si verificano all’estero.
Il primo elemento certo è dato dalla deducibilità delle minusvalenze derivanti da operazioni finanziarie sul mercato Forex e da opzioni binarie effettuate con broker internazionali attraverso piattaforme on line.
In caso di opzione per il regime di risparmio amministrato, i broker esteri non rientrano tra i soggetti che possono operare come sostituti d’imposta in Italia e il contribuente è il soggetto tenuto e che deve dichiarare nel modello Unico i redditi che siano scaturiti da quei rapporti.
Questo è quanto affermato dall’Agenzia delle Entrate nella risoluzione 71/E dell’1 settembre 2016, in risposta all’interpello di un contribuente che aveva subìto delle perdite a seguito di investimenti in operazioni finanziarie sul mercato Foreign Exchange Market e in opzioni binarie, presso broker internazionali, localizzati sia nell’area Ue sia in aree a fiscalità privilegiata, attraverso piattaforme on line.
L’Agenzia ha ribadito quanto affermato nel 2011 per i contratti conclusi sul mercato Forex e ritiene che anche i redditi derivanti dalle opzioni binarie (alla luce di quanto chiarito dalla Consob e dalla Commissione europea nel 2012) vadano inquadrati tra i redditi diversi ex art. 67, co. 1, lettera c-quater, del Tuir, soggetti, se percepiti da persona fisica non esercente attività d’impresa, a imposta sostitutiva del 26 per cento.
È dal settembre del 2010 che le compravendite di valuta estera sul Forex, regolate per differenza, sono inquadrate dal Testo unico della finanza (Tuf, Dlgs. n. 58/1998) fra i contratti finanziari differenziali e i relativi redditi vanno ricompresi fra quelli indicati alla lettera c-quater dell’art. 67, 1° co. del Tuir. L’indicazione era stata data con la risoluzione n. 102/E del 25 ottobre 2011.
L’Agenzia delle Entrate ha adeguato la sua interpretazione sul tema alla luce dell’intervento normativo attuato sul Tuf, per effetto del quale i “…contratti di acquisto e di vendita di valuta, estranei a transazioni commerciali e regolati per differenza, anche mediante operazioni di rinnovo automatico (cd. roll-over)” sono finiti fra i derivati.
Per le persone fisiche che non agiscono nell’esercizio d’impresa anche i rolling spot escono, dal 19 settembre 2010 (data di entrata in vigore della modifica al TUF), dalla lettera c-quinquies, 1° co., dell’art. 67, avente effetto su plusvalenze e altri proventi derivanti da differenziali positivi di contratti aleatori. Il passaggio che resta all’interno della categoria dei redditi diversi, da una lettera all’altra ha come conseguenza la possibilità per il contribuente di determinare la base imponibile, che è assoggettata poi a imposta sostitutiva, scomputando le “minusvalenze”. Mentre i proventi inquadrati dalla lettera c-quinquies “sono costituiti dalla differenza positiva…”, i redditi della lettera c-quater sono pari alla somma algebrica dei differenziali positivi o negativi, nonché degli altri oneri o proventi, percepiti o sostenuti, in relazione a ciascuno dei rapporti.
Per entrambe i tipi (operazioni finanziarie sul mercato Forex e opzioni binarie) l’imponibile è rappresentato “dalla somma algebrica dei differenziali positivi o negativi, nonché degli altri proventi od oneri, percepiti o sostenuti, in relazione a ciascuno dei rapporti ivi indicati” (art. 68, co. 8, Tuir).
I redditi in questione devono essere indicati nel quadro RT del modello Unico, Persone fisiche, dove andrà autoliquidata l’eventuale imposta dovuta.
Se dal quadro RT risulta un’eccedenza di minusvalenze, questa potrà essere portata in deduzione delle plusvalenze realizzate nelle quattro annualità successive.
Per il risparmio amministrato l’Agenzia chiarisce anche quali sono i soggetti abilitati nel nostro Paese a “soddisfare” l’opzione per il regime di risparmio amministrato esercitata dal contribuente. La scelta può essere espressa solo in presenza di uno stabile rapporto di mandato, di deposito, custodia o amministrazione presso banche, società di intermediazione mobiliare, società fiduciarie e società di gestione del risparmio residenti in Italia (ovvero presso stabili organizzazioni in Italia degli stessi soggetti non residenti), Poste italiane e agenti di cambio.
Per i redditi di cui all’art. 67, co. 1, lettera c-quater), del Tuir, l’opzione può essere esercitata a patto che i predetti soggetti intervengano come intermediari professionali o controparti. L’adozione del regime di risparmio amministrato comporta l’applicazione e il versamento dell’imposta sostitutiva del 26% da parte degli intermediari abilitati, con la conseguenza che il contribuente non è tenuto a inserire i redditi diversi di natura finanziaria nella dichiarazione dei redditi. Se il contribuente si avvale di broker esteri, che non possono agire come sostituti d’imposta in Italia, i redditi vanno dichiarati nel quadro RT, sezione II, righi da RT21 a RT30.
Il calcolo delle plusvalenze/minusvalenze deve essere effettuato sulla base delle certificazioni rilasciate dai broker esteri, che vanno conservate per un eventuale riscontro da parte dall’amministrazione finanziaria e i rapporti detenuti con i broker esteri rientrando tra i contratti derivati e altri rapporti finanziari stipulati fuori del territorio dello Stato, devono essere:
– evidenziati nel quadro RW, in quanto suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia,
– assoggettati all’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero (Ivafe).

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