29 Marzo 2021

Fondo patrimoniale: i bisogni familiari

La giurisprudenza formatasi sulla validità del fondo patrimoniale da opporre al creditore insoddisfatto nel recupero del suo credito ha avuto una netta variazione con la pronunzia dell’ordinanza n. 2904 del 8 febbraio 2021 della Corte di Cassazione, che individua i confini dei debiti lavorativi dai bisogni familiari che il fondo intende proteggere; con questa i bisogni familiari sono tutelati dal fatto di non essere aggredibili.
I debiti che vengono contratti nell’ambito della propria impresa o di altro lavoro, anche professionale, vanno distinti dai bisogni familiari protetti dal fondo patrimoniale. I beni conferiti nel fondo sono impignorabili quando si contrae un debito in un contesto professionale. La precedente connessione automatica tra i debiti assunti per motivi di lavoro e la soddisfazione dei bisogni della famiglia del debitore è stata interrotta.
Mutando il suo pensiero la Corte afferma che questi debiti professionali hanno «uno scopo di solito estraneo ai bisogni della famiglia» e «la finalità di sopperire ai bisogni della famiglia non può dirsi sussistente per il solo fatto che il debito sia sorto nell’esercizio dell’impresa».
Il fondo patrimoniale è utile ed importante in quanto è uno strumento per proteggere dei beni dall’aggressione dei creditori quando si realizzino eventuali condizioni economiche di difficoltà. In sé l’istituto è un’eccezione alla regola per la quale il debitore risponde dei debiti con tutto il suo patrimonio mentre diventano intoccabili quando siano protetti dal fondo.
Un debito di natura diversa rispetto ai bisogni della famiglia non potrà colpire i beni protetti, mentre chi inserisce i beni in un fondo patrimoniale e contrae un debito in ambito lavorativo, non potrà essere colpito dal recupero del credito. Certo se il debito è inerente ad uno dei beni protetti dal fondo, il bene potrà essere considerato dal creditore per avere soddisfazione. Il mutuo della casa, inserito nel fondo patrimoniale per il quale non dovessero essere pagate le rate, può essere oggetto di aggressione per quell’inerenza al bene.
Nel giudizio sottoposto alla Corte si trattava di una garanzia fideiussoria che un istituto di credito aveva ottenuto e per la quale riteneva di potere colpire beni oggetto del fondo.
Si contestava che, nel ribadire che «l’onere probatorio è in capo al debitore nel giudizio sottoposto alla Corte in quanto <pater familias che abbia una partecipazione sociale, automaticamente hanno una matrice “familiare e il fatto che fosse socio della debitrice non può conferire l’automatismo voluto dalla Corte>>, avendo la corte di merito erroneamente tratto tale conclusione in via presuntiva laddove nella specie trattasi di mera fideiussione <>. Si affermava che non fosse stata <>, e che per converso l’<estranei alla famiglia (art. 170 c.c.).
Il vincolo limita l’aggredibilità dei beni conferiti solamente alla ricorrenza di determinate condizioni (art. 170 c.c.), rendendo più incerta o difficile la soddisfazione del credito, conseguentemente riducendo la garanzia generale spettante ai creditori sul patrimonio dei costituenti in violazione dell’art. 2740 c.c., che impone al debitore di rispondere con tutti i beni dell’adempimento delle obbligazioni, a prescindere dalla relativa fonte (Cfr.: Cass., 18 marzo1994, n. 2604).
La costituzione del fondo patrimoniale può essere dichiarata inefficace nei confronti dei creditori a mezzo di azione revocatoria ordinaria ex art. 2901 c.c. (Cfr.: Cass., 7 ottobre 2008, n. 24757), mezzo di tutela del creditore rispetto agli atti del debitore di disposizione del proprio patrimonio, poiché con l’azione revocatoria ordinaria viene rimossa, a vantaggio dei creditori, la limitazione alle azioni esecutive che l’art. 170 c.c. circoscrive ai debiti contratti per i bisogni della famiglia sempre che ricorrano le condizioni di cui all’art. 2901. 1° co. n. 1, c.c. senza alcun discrimine circa lo scopo ulteriore da quest’ultimo avuto di mira nel compimento dell’atto dispositivo, considerandosi soggetti all’azione revocatoria anche gli «atti aventi un profondo valore etico e morale>>.
Atteso che l’art. 170 c.c. disciplina l’efficacia sui beni del fondo patrimoniale di titoli che possono giustificare l’esecuzione su di essi, il criterio identificativo dei crediti il cui soddisfacimento può essere realizzato in via esecutiva sui beni conferiti nel fondo patrimoniale va ricercato non già nella natura contrattuale o meno delle obbligazioni, ma nella relazione esistente tra gli scopi per cui i debiti sono stati contratti ed i bisogni della famiglia, con la conseguenza che l’esecuzione sui beni del fondo o sui frutti di esso può avere luogo qualora la fonte e la ragione del rapporto obbligatorio abbiano inerenza diretta ed immediata con i bisogni della famiglia (Cass., 7 luglio 2009, n. 15862). Delle obbligazioni assunte, anche anteriormente alla costituzione del fondo, per bisogni estranei alla famiglia, i beni vincolati in fondo patrimoniale non rispondono.
I bisogni della famiglia sono da intendersi non in senso restrittivo, come riferentesi cioè alla necessità di soddisfare l’indispensabile per l’esistenza della famiglia, bensì detti bisogni sono anche quelle esigenze volte al pieno mantenimento ed all’armonico sviluppo della famiglia, nonché al potenziamento della capacità lavorativa, restando escluse le esigenze voluttuarie o caratterizzate da intenti meramente speculativi.
Con riferimento ai debiti derivanti dall’attività professionale o d’impresa del coniuge, anche se la circostanza che il debito sia sorto nell’ambito dell’impresa o dell’attività professionale non è di per sé idonea ad escludere in termini assoluti che esso sia stato contratto per soddisfare i bisogni della famiglia, risponde invero a nozione di comune esperienza che le obbligazioni assunte nell’esercizio dell’attività d’impresa o professionale abbiano uno scopo normalmente estraneo ai bisogni della famiglia. Va quindi accertato da parte del giudice di merito della relazione sussistente tra il fatto generatore del debito e i bisogni della famiglia in senso ampio intesi avuto riguardo alle specifiche circostanze del caso concreto e il vincolo di inespropriabilità ex art. 170 c.c. deve essere contemperato con l’esigenza di tutela dell’affidamento dei creditori.
La prova dei presupposti di applicabilità dell’art. 170 c.c. grava su chi intenda avvalersi del regime di impignorabilità dei beni costituiti in fondo patrimoniale, ove venga proposta opposizione ex art. 615 c.p.c. per contestare il diritto del creditore di agire esecutivamente il debitore opponente deve dimostrare non soltanto la regolare costituzione del fondo e la sua opponibilità al creditore procedente ma anche che il suo debito verso quest’ultimo è stato contratto per scopi estranei ai bisogni della famiglia (cfr. Cass., 29 gennaio 2016, n. 1652). Poiché il vincolo de quo opera esclusivamente nei confronti dei creditori consapevoli che l’obbligazione è stata contratta non già per far fronte ai bisogni della famiglia ma per altra e diversa finalità alla famiglia estranea, si è sottolineato come tale consapevolezza debba sussistere al momento del perfezionamento dell’atto da cui deriva l’obbligazione.
La prova dell’estraneità e della consapevolezza in argomento può essere peraltro fornita anche per presunzioni semplici e con riferimento alla prova della consapevolezza di arrecare pregiudizio agli interessi dei creditori quale condizione per l’esercizio dell’azione revocatoria ordinaria, cfr. Cass., 11 febbraio 2005. n. 2748). E’ pertanto sufficiente provare che lo scopo dell’obbligazione apparisse al momento della relativa assunzione come estraneo ai bisogni della famiglia.
Ancora dalla sentenza impugnata non è dato invero evincere su quali basi e con quali argomentazioni la corte di merito abbia ritenuto che la stipulazione delle fideiussioni sia stata dalla ricorrente nella specie operata non già quale atto di esercizio della propria attività imprenditoriale volto a garantire la Banca in ordine agli affidamenti concessi funzionali allo svolgimento dell’attività della società, quanto per sopperire ai bisogni della famiglia.
Con riferimento alla prova della attività professionale o imprenditoriale di norma assuma debiti non già al fine del relativo espletamento quanto bensì per direttamente ed immediatamente sopperire ai bisogni della famiglia.
Le obbligazioni concernenti l’esercizio dell’attività imprenditoriale o professionale risultano per converso avere di norma un’inerenza diretta ed immediata con le esigenze dell’attività imprenditoriale o professionale, solo indirettamente e mediatamente potendo assolvere (anche) al soddisfacimento dei bisogni della famiglia (arg. ex artt. 178 e 179, lett d. c.c.), se e nella misura in cui con i proventi della propria attività professionale o imprenditoriale il coniuge, in adempimento dei propri doveri ex art. 143 c.c., vi faccia fronte. E’ fatta peraltro salva la prova contraria, potendo dimostrarsi che pur se posto in essere nell’ambito dello svolgimento dell’attività d’impresa o professionale nello specifico caso concreto. Diversamente dal id quod plertunque accidit, l’atto di assunzione del debito è eccezionalmente volto ad immediatamente e direttamente soddisfare i bisogni della famiglia.
Va ulteriormente posto in rilievo che l’affermazione secondo cui <>, oltre che del tutto apodittica ed irrimediabilmente illogica, non consente nemmeno di evincere che al momento della stipulazione la Banca fosse consapevole che la finalità da quest’ultimo con essa perseguita fosse non già correlata attività professionale o imprenditoriale di norma assuma debiti non già al fine del relativo espletamento quanto bensì per direttamente ed immediatamente per sopperire ai bisogni della famiglia.
Le obbligazioni concernenti l’esercizio dell’attività imprenditoriale o professionale risultano per converso avere di norma un’inerenza diretta ed immediata con le esigenze dell’attività imprenditoriale o professionale, solo indirettamente e mediatamente potendo assolvere al soddisfacimento dei bisogni della famiglia (arg. ex artt. 178 e 179, lett d. c.c.), se e nella misura in cui con i proventi della propria attività professionale o imprenditoriale il coniuge, in adempimento dei propri doveri ex art. 143 c.c., vi faccia fronte.

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