Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
10 Dicembre 2010

Finanziamenti dei soci: imposta di registro

Di cosa si tratta

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 15585 del 30 giugno 2010 ha sancito l’applicabilità dell’imposta di registro nella misura del 3% ad un precedente finanziamento soci, non registrato in quanto verbale o formalizzato per corrispondenza, ma che poi in un successivo atto di assemblea straordinaria venga richiamato in sede di rinuncia al fine di coprire le relative perdite.
L’esistenza dell’operazione talora non è diretta e documentata, ma il suo rilievo appartiene ad operazione successiva. Si trattava dell’enunciazione di disposizione contenuta in un contratto verbale. In questo momento scatta l’obbligo di versare l’imposta di registro (per il regime sostanziale, si veda nel sito: “Finanziamenti dei soci alle società a responsabilità limitata”.)
In sentenza l’Ufficio del registro aveva rilevato all’atto della registrazione della delibera assunta in precedenza da una S.r.l. di azzeramento del capitale sociale per perdite e sua ricostituzione attraverso la rinuncia di due soci ai crediti derivanti da finanziamenti in precedenza effettuati nei confronti della società, che il finanziamento era da considerarsi mutuo a tutti gli effetti, e che non era stato sottoposto a registrazione, e ingiungeva alla società il pagamento dell’aliquota del 3%, prevista dall’articolo 9 della Tariffa di Registro, sulle somme erogate.
La Commissione Tributaria di Secondo grado di Bolzano, confermando la sentenza di primo grado, affermava che, pur non essendovi alcun accordo scritto in ordine alle modalità di finanziamento, che la società in difficoltà finanziarie aveva chiesto (con lettera ai soci) fosse a tasso zero, la presunzione di mutuo era stata dedotta “in modo puramente indiretto” dalla collocazione del finanziamento come posta passiva di bilancio, onde non ricorrerebbero i presupposti di tassabilità di cui alla Tariffa di registro.
In Cassazione si deduceva la violazione dell’art. 9 Tariffa prima parte annessa al D.Pr. 26 aprile 1986, n. 131 e art. 22 dello stesso D.Pr., nonché degli articoli 115 e 116 c.p.c., oltreché vizio di motivazione della sentenza impugnata in ordine alla omessa sottoposizione a tassazione di un atto enunciato nella delibera di copertura perdite, concretatosi in un contratto di finanziamento soci iscritto nel bilancio come posta debitoria.
La Cassazione premettendo che non fosse intervenuto alcun accordo scritto fra le parti, e che il finanziamento era stato correttamente inserito, quale prestito dei soci, fra le poste passive, rilevava che il D.Pr. n. 131 del 1986, art. 22, comma 1, affermava che se in un atto sono enunciate disposizioni contenute in contratti verbali, o atti scritti posti in essere fra le parti, intervenute nell’atto che ne contiene l’enunciazione, l’imposta si applica alle disposizioni enunciate. Va quindi assoggettato ad imposta di registro il finanziamento soci menzionato in atto di ripianamento perdite, attraverso la rinuncia dei soci a conseguire la restituzione della somma erogata, a prescindere dall’effettivo uso del finanziamento (cfr. Cass. 17899/2005; 5946/2007; 11756/2008), che è irrilevante ai fini dell’applicazione del tributo.
Secondo l’art. 22, comma 1 del D.Pr. n. 131/1986, alcuni finanziamenti soci, precedentemente non sottoposti all’imposta di registro, devono scontare il tributo qualora vengano enunciati successivamente in un atto soggetto a registrazione. L’enunciazione può verificarsi, come accaduto nel caso oggetto di giudizio, nell’ambito di un verbale di assemblea straordinaria. Qualora analoga operazione si verifichi al di fuori di un atto notarile, o comunque in un atto che non sia soggetto a registrazione, l’operazione è irrilevante ai fini tributari.
Il principio affermato dalla Cassazione interessa alcune operazioni che vengono poste in essere con frequenza nel corso della vita di una società. Sono i finanziamenti soci, sia nel caso in cui costituiscano veri e propri debiti della società, ma anche quando i finanziamenti vengano considerati in aumento delle riserve di patrimonio netto, non sussistendo alcun obbligo di restituzione nei confronti di coloro che hanno effettuato gli apporti. Solitamente con l’utilizzo dell’espressione “finanziamenti soci” si fa riferimento alle somme versate dai soci per esigenze di liquidità della società, ma con obbligo di restituzione nei confronti dei soci finanziatori.
L’operazione può essere fruttifera o infruttifera e deve essere previsto un termine di rimborso, cioè una scadenza predeterminata, ovvero il diritto alla restituzione da parte del socio in qualsiasi momento, salvo un determinato preavviso. Per quanto riguarda la disciplina fiscale si tratta di un atto da registrare in termine fisso con l’applicazione dell’imposta di registro nella misura del 3%.
Invece, qualora l’operazione venga formalizzata tramite scambio di corrispondenza commerciale, nessun tributo è dovuto. La registrazione è necessaria solo in caso d’uso e per tale fattispecie torna ad essere applicabile l’imposta nella misura del 3%.
I soci possono decidere di effettuare un versamento a fondo perduto o in conto capitale senza procedere ad un formale aumento di capitale, in luogo di operare un finanziamento con obbligo di restituzione. Con il conferimento il socio non potrà pretendere la restituzione. Le somme sono acquisite in via definitiva senza vincoli di destinazione e devono essere comprese tra le riserve di patrimonio netto allocate alla voce A7 “Altre riserve” del bilancio d’esercizio.
Se le operazioni vengono formalizzate in sede di assemblea con una semplice lettera del socio non è dovuta alcuna somma a titolo di imposta di registro. È però possibile che l’importo venga alimentato anche attraverso rinunce effettuate dai soci in relazione a precedenti operazioni di finanziamento.

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