Categorie approfondimento: Societario
10 Dicembre 2010

Finanziamenti dei soci alle società a responsabilità limitata

Di cosa si tratta

E’ passato oltre un lustro da quando abbiamo illustrato dopo l’entrata in vigore della Riforma delle Società i temi dei conferimenti dei soci e dei finanziamenti da loro operati (Cfr.: nel sito “La società a responsabilità limitata. I conferimenti” e “La società a responsabilità limitata. Il finanziamento ad opera dei soci”).
Nell’ambito degli apporti che i soci compiono a favore della società riteniamo che si possa ora approfondire il punto con un discorso più sofisticato che ci è nato dal trattare l’ipotesi di cessione di una partecipazione sociale con l’esistenza di una serie di poste rimesse dal socio a favore della società e per le quali nell’atto di trasferimento non vi erano previsioni specifiche.
Distinguere con chiarezza i vari tipi di apporto è necessario in quanto cambiano gli effetti che ne derivano ed uno in particolare ha interesse: il diritto alle restituzioni (per il regime fiscale indiretto, si veda nel sito “Finanziamenti dei soci: imposta di registro”).
Possiamo riassumere i tipi di apporto come:
– prestiti dei soci,
– versamenti dei soci, che possono essere effettuati in conto capitale, in conto aumento di capitale e in conto futuro aumento di capitale.
I prestiti, come quando sono effettuati a terzi soggetti, sono dei crediti nei confronti del soggetto destinatario e quindi della società; la loro caratteristica è di dovere essere restituiti e per essi può essere riconosciuto un interesse per il tempo della loro durata; soggiacciono alla disciplina del mutuo. Vengono anche definiti quale capitale di credito ed allocati al passivo, sub. D 3), dello stato patrimoniale ex art. 2424 c.c., mentre si collocano in bilancio nel passivo dello stato patrimoniale alla voce D.5) quando siano “Debiti verso altri finanziatori”.
Questi prestiti soggiaciono alla disciplina dell’art. 2467 cod. civ., norma che prevede che il rimborso dei finanziamenti dei soci a favore della Società sia postergato rispetto alla soddisfazione degli altri creditori non soci.
Per la qualificazione del versamento quale finanziamento ai fini dell’applicabilità di questa norma sulla postergazione, determinante è il fatto che il finanziamento sia avvenuto in condizioni di eccessivo squilibrio dell’indebitamento rispetto al patrimonio netto o di una situazione finanziaria difficile in cui sia ragionevole il conferimento e non il prestito. In dottrina si sostiene che anche i versamenti in conto futuro aumento di capitale, dei quali si dirà in seguito, siano qualificabili come finanziamenti ai sensi dell’art. 2467 cod. civ. quando “la società beneficiaria presenta sintomi di squilibrio patrimoniale e/o difficoltà finanziarie”.
Quelli che abbiamo chiamati versamenti sono altra cosa e non hanno la finalità della restituzione, che può avvenire a concorrenza di precisi presupposti, come lo scioglimento e la liquidazione della Società ed il recesso del socio, sempre che le somme risultino residuare nel bilancio di liquidazione. La regola non è quindi la loro restituzione al socio in quanto rappresentano capitale di rischio e non sono produttivi di interessi.
Veniamo invece alle attribuzioni qualificate, iniziando dal “versamento in conto capitale”, che è quello che i soci effettuano senza essere obbligati a farlo quando ravvisino l’opportunità per la società di disporre di maggiori risorse. La loro allocazione sta tra le “riserve di capitale”; oltre a soddisfare i bisogni finanziari della società, che ne può liberamente disporre, rafforzano il capitale e sono utili in relazione all’immagine della società soprattutto con riferimento al credito. Un loro utilizzo può essere pensato per operare l’aumento del capitale sociale gratuito in quanto il denaro è già stato attribuito.
Il “versamento in conto aumento capitale” è quello operato dai soci in forza di preventiva delibera che lo disponga a pagamento e che abbia l’obiettivo di rafforzare nella misura il capitale conferito alla società.
Il “versamento in conto futuro aumento capitale” si distingue dalla precedente forma per la mancanza di una delibera che lo disponga e già i soci abbiano effettuato queste rimesse. Considerati come conferimenti, si collocano nel “Patrimonio netto” alla voce “altre riserve” alla voce VII con il vincolo di destinazione a questa operazione.
Talora è difficile qualificare le attribuzioni di denaro dei soci alla società, ma la Cassazione ha risolto il tema affermando che il processo qualificatorio compiuto con l’allocazione nel bilancio risolve la questione e non può poi procedersi liberamente a fare quello che si vuole nella loro allocazione successiva.
La restituzione di queste somme soggiace al limite già richiamato dello scioglimento della società o del recesso del socio in quanto vi sia nel bilancio di liquidazione un residuo attivo.
Qualora l’aumento di capitale non fosse stato deliberato, ma somme siano state rimesse “in conto futuro aumento di capitale”, i versamenti non sarebbero restituibili; nella pratica si tende a risolvere il tema condizionando la rimessa di denaro a una condizione risolutiva che, in difetto di delibera, fa venire meno il vincolo di destinazione e le somme tornerebbero libere anche di essere restituite, se non altrimenti previsto; chiaro che se non fosse previsto un termine qualche incertezza si porrebbe.
L’introduzione di un termine rappresenta una cautela, ma anche lasciando le somme alla società senza che si sia avverata la condizione, andranno diversamente imputate dal momento che non si è realizzato il presupposto per considerarle vincolate alla destinazione prevista originariamente.
Venendo al caso pratico del soggetto che abbia operato rimesse alla società e che poi ceda la quota di partecipazione a terzi, per la società l’operazione sarebbe ora opponibile nel momento in cui sia fatta la comunicazione al registro delle società; questo a seguito della Riforma ultima, mentre prima il momento era l’iscrizione nel libro soci (Cfr.: articolo nel sito: “L’eliminazione del libro soci: effetti e conseguenze.”).
Con detta pubblicità il socio non è più tale, ma l’eventuale diritto alla restituzione non è in capo al nuovo socio, bensì resta in capo al cedente e sarà restituibile quanto si dovessero realizzare i presupposti. Se i presupposti si fossero già realizzati, il titolare del diritto alla restituzione sarebbe il socio cedente se non si è altrimenti disposto.
Per quanto esposto di questo elemento si dovrebbe tenere conto in sede di valutazione della quota oggetto di trasferimento come del resto sarebbe se la delibera fosse già intervenuta e l’apporto fosse già divenuto destinato al capitale sociale.

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