Categorie approfondimento: Fallimentare
20 Luglio 2013

Fallimento d’ufficio: la fine di una speranza

Di cosa si tratta

Il c.d. “Decreto Fare” del 21 giugno 2013, n. 69 è intervenuto a meno di un anno dall’ultima modifica sulla legge fallimentare; lo ha fatto con l’art. 82: “Disposizioni in materia di concordato preventivo”.
Troviamo nella Novella alcune prescrizioni di carattere esecutivo e due misure di maggiore respiro.
Del primo tipo è l’introduzione dell’obbligo di presentare con l’istanza di concordato in bianco, oltre ai bilanci degli ultimi tre esercizi, anche l’elenco nominativo dei creditori con l’indicazione dei rispettivi crediti. In fatto già si provvedeva in tale senso.
Con il decreto del tribunale che accorda il termine per presentare la proposta di concordato, il tribunale può ora nominare il commissario giudiziale ed è disposto che si applichi l’art. 170, 2° comma, cioè che i libri siano restituiti al debitore, che deve tenerli a disposizione del giudice delegato e del commissario giudiziale; non essendo un chiarimento non si capisce la necessità di questa citazione espressa.
Il commissario giudiziale, quando accerta che il debitore ha posto in essere una delle condotte previste dall’art. 173, cioè se accerta che il debitore ha occultato o dissimulato parte dell’attivo, dolosamente omesso di denunciare uno o più crediti, esposto passività insussistenti o commesso altri atti di frode, riferisce al tribunale che procede alla dichiarazione di fallimento.
Analoga disposizione si applica anche se il debitore durante la procedura di concordato compie atti non autorizzati a norma dell’art. 167 o comunque diretti a frodare le ragioni dei creditori, o se in qualunque momento risulta che mancano le condizioni prescritte per l’ammissibilità del concordato; in questi casi il Commissario Giudiziale deve riferire immediatamente al tribunale che, nelle forme del procedimento di cui all’art. 15, e verificata la sussistenza delle condotte stesse, può, con decreto, dichiarare improcedibile la domanda e, su istanza del creditore o su richiesta del pubblico ministero, accertata l’esistenza dei presupposti, dichiara il fallimento del debitore con contestuale sentenza reclamabile a norma dell’art. 18.
L’art. 161, 7° comma, viene modificato introducendo dopo “sommarie informazioni”: “e deve acquisire il parere del commissario giudiziale, se nominato”. In pratica, depositato il ricorso e fino al decreto di cui all’art. 163 il debitore può compiere gli atti urgenti di straordinaria amministrazione previa autorizzazione del tribunale, il quale può assumere sommarie informazioni; oltre a queste si aggiunge ora anche il parere del Commissario.
Il nuovo art. 161, 8° comma, diviene: “Con il decreto di cui al sesto comma, primo periodo, il tribunale deve disporre gli obblighi informativi periodici, anche relativi alla gestione finanziaria dell’impresa e all’attività compiuta ai fini della predisposizione della proposta e del piano, che il debitore deve assolvere, con periodicità almeno mensile e sotto la vigilanza del commissario giudiziale se nominato, sino alla scadenza del termine fissato. Il debitore, con periodicità mensile, deposita una situazione finanziaria dell’impresa che, entro il giorno successivo, è pubblicata nel registro delle imprese a cura del cancelliere. In caso di violazione di tali obblighi, si applica l’art. 162, commi secondo e terzo. Quando risulta che l’attività compiuta dal debitore è manifestamente inidonea alla predisposizione della proposta e del piano, il tribunale, anche d’ufficio, sentito il debitore e il commissario giudiziale se nominato, abbrevia il termine fissato con il decreto di cui al sesto comma, primo periodo. Il tribunale può in ogni momento sentire i creditori”.
Con i richiami compiuti si può capire che la “Riformetta” non ha il respiro che i commentatori della legge fallimentare richiedevano alle norme più recenti che hanno introdotto la nuova forma di concordato. Sappiamo già che tra non molto vi saranno altri interventi che crediamo nella direzione di compiere maggiore ingerenza nella gestione del periodo che porta alla definizione del concordato.

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