Categorie approfondimento: Fallimentare
20 Settembre 2012

Fallimento: la competenza territoriale

Di cosa si tratta

Con ordinanza n. 14676 in data 3 luglio 2012 la Corte di Cassazione ha confermato un principio che era pacifico prima della Riforma della legge fallimentare in ordine alla competenza territoriale del Tribunale della procedura.
L’ordinanza nasce dall’essere stato sollevato un conflitto negativo di competenza tra tribunali diversi; il primo di Roma ha negato la propria competenza ritenendo sussistente quella del tribunale di Matera, ove la ditta avrebbe avuto la sua sede effettiva; il secondo giudice ha sollevato il conflitto negativo in quanto a sua volta non si riteneva competente.
L’interesse della pronunzia è dato anche dal fatto che sia intervenuta per una società posta in liquidazione, ipotesi quindi non infrequente, ove la sede legale era già migrata da sedi diverse con competenza di tribunali fallimentari diversi.
Se con le sole norme vigenti prima della riforma si fosse dovuto risolvere il tema, la conclusione sarebbe stata facile e conforme al pronunciato della Cassazione.
L’art. 9 L. Fall. è stato arricchito da altre disposizioni oltre l’originaria che affermava, come ora, che “Il fallimento è dichiarato dal tribunale del luogo dove l’imprenditore ha la sede principale dell’impresa”. Il nuovo art. 9-bis L. Fall. regola le ipotesi di incompetenza e il 9-ter L. Fall il conflitto positivo di competenza.
Nel caso sottoposto a giudizio non si era trattato dell’ipotesi al 1° comma dell’art. 9-bis. L. Fall. in quanto il secondo giudice è stato investito della procedura non dalla trasmissione da parte del giudice che si era dichiarato incompetente, ipotesi regolata dalla norma, ma è stato coinvolto per la presentazione di altre istanze di fallimento avanti a sé.
Le ragioni dell’interesse per l’ordinanza sono date dagli indicatori ritenuti sufficienti a radicare la competenza.
La Cassazione ritiene che la presunzione della prevalenza della competenza del luogo in cui si trova la sede legale su quella effettiva venga meno quando si individui il “centro direttivo”.
Il carattere fittizio della sede legale si conferma quando presso di questa un pignoramento mobiliare abbia avuto esito negativo (come nei casi in cui la sede sia presso un professionista terzo).
Nel caso sottoposto rilievo è dato al luogo nel quale si trova il liquidatore, residente nell’ambito del tribunale dove l’attività era stata mantenuta nonostante i vari trasferimenti precedenti di sede legale in territori diversi.
Soprattutto la sede individuata con la residenza del liquidatore ha comportato il riconoscimento della competenza per la natura dell’attività ancora da compiere; essendo la società in liquidazione il centro effettivo è stato individuato nel luogo in considerazione del fatto “che ciò che resta dell’attività direttiva e amministrativa dell’impresa”, in stato di liquidazione, è attività propria del luogo di riferimento del soggetto che è demandato a compierla.

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