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6 Marzo 2017

Euribor e spread nei mutui ed altre operazioni finanziarie

Attraverso la conoscenza degli strumenti si possono ottenere risultati migliori. Per questa ragione con una serie di articoli nel sito vorremmo porre in grado i lettori di compiere alcune verifiche in materia di tassi variabili, applicati dagli istituti di credito, analizzando il rapporto tra Euribor e spread nei mutui.
Al fine di determinare in concreto gli interessi prodotti su una somma mutuata si deve prima determinare il tasso di riferimento e poi aggiungere lo spread.
Il tasso di riferimento cambia a seconda del tipo di mutuo. Se il mutuo è a tasso fisso si farà riferimento al tasso Eurirs (euro interest rate swap), se il mutuo è a tasso variabile all’Euribor (euro interbank offered rate).
Calcolato il valore di Eurirs e Euribor con riferimento ad un momento determinato, per ottenere il reale tasso di interesse e conoscere il tasso che verrà effettivamente applicato dalla firma del contratto, manca ancora e va aggiunto lo spread.
È lo spread che determina l’utilità per la banca di concludere un contratto; è il suo utile. Questo rappresenta il costo aggiuntivo che viene applicato al tasso di base già richiesto al mutuatario. Alla conclusione di un contratto di mutuo la banca “rivende il denaro acquistato” in precedenza ricaricato di un margine di guadagno, e con questa utilità concorrerà con analoghe operazioni a neutralizzare le spese di gestione della concreta operazione con il cliente e a coprire i costi della struttura creditizia, perseguendo l’obiettivo di ottenerne un guadagno.
Come detto, lo spread è elemento fisso, mentre l’Euribor è variabile e va ancorato ad un andamento che sia correlato all’operatività finanziaria. Dal momento che i mutui sono di solito garantiti da ipoteca e il rischio di insolvenza e di mancato recupero è basso anche lo spread non è alto.
La misura dello spread è una proposta della banca e sul mercato le banche applicano misure diverse anche se parlare di concorrenza in senso proprio, nonostante le pretese pubblicità di prodotti apparentemente diversi, non sappiamo fino a che punto sia realistico.
Per i mutui a tasso fisso l’applicazione dello spread cambia in quanto rappresenta la quota aggiuntiva che si applica al parametro di riferimento IRS (tasso di riferimento per mutui a tasso fisso): lo Spread viene utilizzato per il suo calcolo un’unica volta quando si conclude il contratto di mutuo e non potrà subire modifiche.
Da quanto illustrato emerge chiaramente l’uso delle due componenti per pervenire a quello che è il costo per il mutuatario per avere la disponibilità del denaro.
Se l’Euribor è il tasso a cui le banche stanno pagando il denaro in quel momento lo spread rappresenta la percentuale che ogni specifica banca decide di aggiungere quale proprio ricavo.
L’Euribor costituisce la componente variabile del tasso e ad ogni revisione dovrà essere nuovamente rilevato, mentre lo spread invece resterà lo stesso per tutta la durata del mutuo.
In sede di conclusione del contratto va prestata attenzione che quanto reclamizzato come un tasso iniziale più basso non sia poi un “tasso di ingresso”, che resta valido solo per i primi mesi.
Il tasso che conta viene definito “tasso a regime”, che verrà utilizzato per la durata del mutuo.

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