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6 Febbraio 2017

Euribor alterato: le restituzioni dalle banche

In relazione al periodo dal 1° settembre 2005 al 31 marzo 2009 la Commissione europea con decisione del 5 marzo 2013 ha iniziato la procedura contro quattro banche e ha accertato che tali banche si erano messe d’accordo per alterare il valore dell’Euribor raccogliendo effetti di loro convenienza a seconda dei casi perché il tasso Euribor fosse più alto oppure più basso.
Il risultato era di interesse delle banche in sé, ma il fatto dell’alterazione ha prodotto anche effetti nelle tasche dei privati e delle imprese che, avendo in corso rapporti i cui costi venivano contrattualmente determinati in modo variabile con riferimento all’Euribor, hanno pagato importi non corretti.
La sentenza, che è in data 4 dicembre 2013, non si sofferma su come i fatti siano stati accertati il testo, che è stato reso disponibile, non è integrale e vi sono vari “omissis”; non è neppure chiaro perché il testo sia stato tenuto per anni segregato e non fosse disponibile, ma forse possiamo immaginarlo.
Nei fatti era stata rilevata l’esistenza di una intesa restrittiva della concorrenza, un accordo segreto tra gli operatori bancari, che interveniva tra le quattro principali banche europee. L’obiettivo era di manipolare il corso dell’Euribor a proprio vantaggio.
L’Euribor è il tasso di interesse che costituisce il riferimento per il mercato di prodotti finanziari e viene calcolato quotidianamente con un veloce contatto tra le grandi banche europee, che comunicano la misura del tasso di interesse da ciascuna applicato in quel momento per i prestiti tra banche. Il risultato vede come destinatario l’agenzia Thomson Reuters che comunica il valore dell’Euribor agli operatori e al pubblico.
Nel periodo tra il 2005 e il 2008 le banche coinvolte si sono aggiustate a loro fini i valori comunicati per manipolare il valore del tasso a loro propria utilità. Aggiustamenti a valore costante, basso o alto, in funzione degli interessi del momento.
Questo comportamento ha prodotto effetti per coloro che erano nel periodo esposti nel pagamento di debiti ed esposizioni conclusi a vario titolo con la propria banca.
Il nome delle banche coinvolte non è segreto e sono Deutsche Bank, Société Genéralé, Rbs e Barclay’s tre delle quali sono state condannate a pagare cospicui importi per oltre un miliardo di euro.
Anche le banche che non erano partecipi dell’operazione occulta per il fatto di applicare un tasso alterato si possono ora vedere coinvolte dagli effetti dell’operazione compiuta da altri istituti.
Il problema, come detto, si pone per ogni rapporto di mutuo, leasing, apertura di credito a tasso variabile nel periodo dal 1 settembre 2005 al 31 marzo 2009.
Posto che l’alterazione è avvenuta ad altri fini, a nostro avviso non è certo che in tutti i casi possa scaturire un credito da parte del cliente della banca in quanto il diverso interesse perseguito dai quattro istituti coinvolti non era verso il solo innalzamento del tasso, ma anche l’opposto.
Sarà quindi necessario procedere ad una verifica caso per caso per stabilire se un pregiudizio sia stato subito, ma questa operazione non è così facile.
Si dovrebbe potere disporre dei dati relativi al periodo ed applicare i tassi reali che avrebbero dovuto essere comunicati in luogo di quelli alterati ed operare un confronto sul dato di riferimento del periodo.
Contrariamente al trionfalismo con il quale la pronunzia è stata accolta da alcuni operatori, bisognerà procedere ad operazioni alquanto complesse e, posto che la lettura per le banche non coinvolte è meramente la correzione di un errore, non è forse il caso di provocare l’istituto di credito con il quale si è operato con richieste prima di avere accertato che l’effetto nel proprio caso era di avere pagato interessi in supero.

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