Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
12 Settembre 2013

Estero capitali, movimenti, investimenti e obblighi dichiarativi-RW

Di cosa si tratta

Come abbiamo avuto modo di anticipare nell’articolo nel sito: “Legge europea 2013: soldi all’estero sanzioni più leggere” con la legge 6 agosto 2013, n. 97 (Legge Europea) il legislatore, come da inviti derivanti dalla Comunità europea, ha posto mano al tema di regolare altrimenti il monitoraggio fiscale di cui al D.L. 28 giugno 1990, n. 167, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 1990, n. 227, intervenendo sia sul D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231 (TUF) che sul D.Pr. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR). Ne è derivata una profonda modificazione degli obblighi di comunicazione e le sanzioni, che erano di notevole rilevanza, sono state ridotte.
Gli interventi si possono individuare sui seguenti punti: informativa obbligatoria, attività ispettiva e poteri nuovi, gli obblighi di dichiarazione, le ritenute fiscali, le sanzioni e la tassazione presuntiva.
Con l’art. 9 sono date le disposizioni in materia di monitoraggio fiscale, regolando all’art. 1 i trasferimenti all’estero di denaro attraverso gli intermediari. Gli intermediari finanziari e gli altri soggetti esercenti attività finanziaria indicati nel TUF nell’art. 11, co. 1 (banche, poste italiane, istituti di moneta elettronica, istituti di pagamento, SIM, SGR, Sicav, assicurazioni, agenti di cambio, enti riscossione tributi, intermediari finanziari iscritti albo, società fiduciarie, succursali di enti esteri, e Cassa Depositi e Prestiti) e al comma 2 (fiduciarie, cambiavalute, e altri soggetti individuati dal TUB), che intervengono, anche attraverso movimentazione di conti, nei trasferimenti da o verso l’estero di mezzi di pagamento (il denaro contante, gli assegni bancari e postali, gli assegni circolari e gli altri assegni a essi assimilabili o equiparabili, i vaglia postali, gli ordini di accreditamento o di pagamento, le carte di credito e le altre carte di pagamento, le polizze assicurative trasferibili, le polizze di pegno e ogni altro strumento a disposizione che permetta di trasferire, movimentare o acquisire, anche per via telematica, fondi, valori o disponibilità finanziarie), sono tenuti a trasmettere all’Agenzia delle Entrate i dati relativi alle predette operazioni, che sono oggetto di rilevazione ai sensi del TUF, limitatamente alle operazioni eseguite per conto o a favore di persone fisiche, enti non commerciali e di società semplici e associazioni equiparate ai sensi dell’art. 5 del TUIR.
I dati relativi ai trasferimenti e alle movimentazioni oggetto di rilevazione sono trasmessi all’Agenzia delle Entrate con modalità e termini stabiliti con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate, anche a disposizione della Guardia di finanza con procedure informatiche. Con il medesimo provvedimento, la trasmissione può essere limitata per specifiche categorie di operazioni o causali.
Con intervento all’art. 2 ora sono regolati i trasferimenti attraverso soggetti non residenti. Al fine di garantire la massima efficacia all’azione di controllo ai fini fiscali per la prevenzione e la repressione dei fenomeni di illecito trasferimento e detenzione di attività economiche e finanziarie all’estero, l’Unità Speciale già costituita nel 2009, e i reparti speciali della Guardia di finanza, possono richiedere, in deroga ad ogni vigente disposizione di legge, previa autorizzazione, rispettivamente, del direttore centrale accertamento dell’Agenzia delle entrate ovvero del Comandante generale della Guardia di finanza o autorità dallo stesso delegata:
a) agli intermediari indicati all’art. 1, co. 1, di fornire evidenza delle operazioni, oggetto di rilevazione ai sensi dell’art. 36, co. 2, lettera b), del D.Lgs. n. 231/2007, intercorse con l’estero anche per masse di contribuenti e con riferimento ad uno specifico periodo temporale;
b) ai soggetti di cui agli art. 11, 12, 13 e 14 del D.Lgs. n. 231/2007 (intermediari, professionisti, revisori contabili ed altri soggetti), con riferimento a specifiche operazioni con l’estero o rapporti ad esse collegate, l’identità dei titolari effettivi rilevati secondo quanto previsto dall’art. 1, co. 2, lettera u) («UIF»: l’unità di informazione finanziaria, cioè la struttura nazionale incaricata di ricevere dai soggetti obbligati, di richiedere, ai medesimi, di analizzare e di comunicare alle autorità competenti le informazioni che riguardano ipotesi di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo), e dall’allegato tecnico del D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231.
Con provvedimento congiunto del direttore dell’Agenzia delle entrate e del Comandante generale della Guardia di finanza sono stabiliti le modalità e i termini relativi alle richieste al fine di assicurare il necessario coordinamento e di evitare duplicazioni.
Con l’art. 4 (Dichiarazione annuale per gli investimenti e le attività) le persone fisiche, gli enti non commerciali e le società semplici ed equiparate ai sensi dell’art. 5 del TUIR (per i redditi prodotti in forma associata), residenti in Italia che, nel periodo d’imposta, detengono investimenti all’estero ovvero attività estere di natura finanziaria, suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia, devono indicarli nella dichiarazione annuale dei redditi.
Sono anche tenuti agli obblighi di dichiarazione i soggetti indicati nel precedente periodo che, pur non essendo possessori diretti degli investimenti esteri e delle attività estere di natura finanziaria, siano titolari effettivi dell’investimento secondo quanto previsto dall’art. 1, co. 2, lettera u) («titolare effettivo»: la persona fisica per conto della quale è realizzata un’operazione o un’attività, ovvero, nel caso di entità giuridica, la persona o le persone fisiche che, in ultima istanza, possiedono o controllano tale entità, ovvero ne risultano beneficiari.
I redditi derivanti dagli investimenti esteri e dalle attività di natura finanziaria sono in ogni caso assoggettati a ritenuta o ad imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, secondo le norme vigenti, dagli intermediari residenti, ai quali gli investimenti e le attività sono affidate in gestione, custodia o amministrazione o nei casi in cui intervengano nella riscossione dei relativi flussi finanziari e dei redditi. La ritenuta trova applicazione, con l’aliquota del 20 per cento e a titolo d’acconto, per i redditi di capitale indicati nell’art. 44, co. 1, lettera a), del TUIR, cioè derivanti da mutui, depositi e conti correnti, diversi da quelli bancari, nonché per i redditi di capitale indicati nel co. 1, lettere c), d) ed h), del citato art. 44, cioé le rendite perpetue e le prestazioni annue perpetue, di cui agli art. 1861 e 1869 cod. civ. civ., i compensi per prestazioni di fideiussione o di altra garanzia, gli interessi e gli altri proventi derivanti da altri rapporti aventi per oggetto l’impiego del capitale, esclusi i rapporti attraverso cui possono essere realizzati differenziali positivi e negativi in dipendenza di un evento incerto. Per i redditi diversi indicati nell’art. 67 del TUIR (plusvalenze, redditi diversi, vincite, royalties, ect.), derivanti dagli investimenti esteri e dalle attività finanziarie, che concorrono a formare il reddito complessivo del percipiente, gli intermediari residenti applicano una ritenuta a titolo d’acconto nella misura del 20 per cento sulla parte imponibile dei redditi corrisposti per il loro tramite. Nel caso in cui gli intermediari intervengano nella riscossione dei predetti redditi di capitale e redditi diversi, il contribuente è tenuto a fornire i dati utili ai fini della determinazione della base imponibile. In mancanza di tali informazioni la ritenuta o l’imposta sostitutiva è applicata sull’intero importo del flusso messo in pagamento.
Gli obblighi di indicazione nella dichiarazione dei redditi previsti nel co. 1 non sussistono per le attività finanziarie e patrimoniali affidate in gestione o in amministrazione agli intermediari residenti e per i contratti comunque conclusi attraverso il loro intervento, qualora i flussi finanziari e i redditi derivanti da tali attività e contratti siano stati assoggettati a ritenuta o imposta sostitutiva dagli intermediari stessi.
È demandato a un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate, indicare il contenuto della dichiarazione annuale, nonché, annualmente, il controvalore in euro degli importi in valuta da dichiarare.
In ordine alle sanzioni l’art. 5 prevede che per la violazione degli obblighi di trasmissione all’Agenzia delle entrate previsti dall’art. 1 posti a carico degli intermediari, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria dal 10 al 25 per cento dell’importo dell’operazione non segnalata.
La violazione dell’obbligo di dichiarazione previsto nell’art. 4, co. 1, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria dal 3 al 15 per cento dell’ammontare degli importi non dichiarati. Questa violazione relativa alla detenzione di investimenti all’estero ovvero di attività estere di natura finanziaria negli Stati o territori a regime fiscale privilegiato (come per esempio la Svizzera) di cui al D.M. Finanze del 4 maggio 1999 e al decreto del 21 novembre 2001, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria dal 6 al 30 per cento dell’ammontare degli importi non dichiarati. Nel caso in cui la dichiarazione prevista dall’art. 4, co. 1, sia presentata entro novanta giorni dal termine, si applica la sanzione di euro 258.
L’art. 6 in ordine alla tassazione presuntiva per i soggetti “privati” per gli investimenti esteri e le attività estere di natura finanziaria, trasferiti o costituiti all’estero, senza che ne risultino dichiarati i redditi effettivi, si presumono, salvo prova contraria, fruttiferi in misura pari al tasso ufficiale di riferimento vigente in Italia nel relativo periodo d’imposta, a meno che, in sede di dichiarazione dei redditi, venga specificato che si tratta di redditi la cui percezione avviene in un successivo periodo d’imposta, o sia indicato che determinate attività non possono essere produttive di redditi. La prova delle predette condizioni deve essere fornita dal contribuente entro sessanta giorni dal ricevimento della espressa richiesta notificatagli dall’ufficio delle imposte.
Come già previsto dal D.Lgs. 19 novembre 2008, n. 195, sulla Collaborazione e scambio delle informazioni, all’art. 1, che prevede che “L’Agenzia delle dogane e la Guardia di finanza scambiano le informazioni raccolte con le omologhe autorità di altri Stati membri, qualora emergano fatti e situazioni da cui si evinca che somme di denaro contante sono connesse ad attività di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo”, è aggiunto, in fine, il periodo: «Le informazioni raccolte … sono trasmesse in via telematica all’Agenzia delle entrate e alla Guardia di finanza secondo modalità e termini stabiliti con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze».
Dopo avere proceduto ad una lettura integrata del testo normativo si possono riassumere ed evidenziare, soprattutto per soggetti privati, alcuni punti.
È stato abrogato, tra l’altro, l’obbligo di compilazione della sezione III del quadro di Unico per indicare i movimenti da e verso l’Italia e/o i trasferimenti estero su estero e le correlate sanzioni.
Per quanto riguarda gli obblighi dichiarativi (art. 4), è stata operata l’abrogazione dell’obbligo, a carico dei contribuenti, di compilazione delle sezioni I e III del quadro RW e permane in vita il solo obbligo di compilazione della sezione II, relativa agli stock di capitali detenuti all’estero al 31 dicembre di ciascuna annualità.
Tralasciando l’eliminazione dell’adempimento relativo alla sezione I, di utilizzo marginale e residuale, appare rilevante l’abrogazione dell’obbligo riguardante la sezione III, demandata a fornire indicazioni in merito ai flussi in entrata e in uscita dall’Italia e/o a trasferimenti di disponibilità estero su estero.
È stato cancellato il vecchio limite dei 10mila euro come soglia di riferimento superata la quale il contribuente era tenuto a compilare la sezione II.
Per la stessa sezione è prevista l’estensione degli obblighi in argomento, a carico dei titolari effettivi delle disponibilità, con il diretto richiamo all’art. 1, co. 2, lettera u, del D.Lgs. n. 231/2007, per il quale è stato definito che sia il “titolare effettivo”.
Le sanzioni sono più leggere sia per gli intermediari sia per i contribuenti, che, in applicazione del principio del favor rei, sono applicabili da subito, cioè dal 4 settembre 2013, giorno di entrata in vigore della legge n. 97/2013. In caso di omessa trasmissione delle comunicazioni di cui all’art. 1 del D.L. n. 167/1990, a carico degli intermediari è prevista una sanzione pecuniaria amministrativa dal 10 al 25% dell’importo non segnalato a fronte della sanzione al 25 per cento. Invece, per le violazioni commesse dai contribuenti, nel caso concreto della mancata compilazione della sezione II del quadro RW, le sanzioni variano dal 3 al 15%, mentre prima erano comprese tra il 10 e il 50 per cento.
Nelle ipotesi di investimenti o attività estere detenute negli Stati o territori a regime fiscale privilegiato, le sanzioni sono raddoppiate e, oscilleranno tra il 6 e il 30 per cento. Infine, al contribuente è riconosciuta la possibilità di sanare la mancata compilazione del quadro RW entro 90 giorni dallo scadere del termine per la presentazione della dichiarazione annuale, con il pagamento di una sanzione pari a 258 euro.

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