Categorie approfondimento: Lavoro
4 Dicembre 2014

L’estensione della disciplina del licenziamento collettivo ai dirigenti

Di cosa si tratta

Con la legge 30 ottobre 2014, n. 161, c.d. Legge Europea 2013-bis, l’Italia ha dato esecuzione a una serie di disposizioni di provenienza comunitaria, adeguandosi alle direttive e agli obblighi derivanti dall’appartenenza all’Unione Europea.
In questa occasione il legislatore è intervenuto anche in materia di licenziamento collettivo, estendendo la disciplina di cui alla nota Legge 223/1991 anche ai dirigenti, finora esclusi da questo regime normativo e dalla applicazione della relativa procedura. Pertanto adesso anche il licenziamento del dirigente, qualora avvenga nell’ambito di un licenziamento collettivo (cioè riguardante almeno 5 persone, nell’arco di 120 giorni, nell’ambito della stessa unità produttiva aziendale), dovrà passare dalla procedura prevista dalla legge 223/1991.
L’inclusione dei dirigenti in questo particolare regime comporta anche un allargamento generale del numero delle imprese interessate dalla procedura di licenziamento collettivo: infatti, d’ora innanzi i dirigenti saranno calcolati anche per stabilire se l’impresa abbia più o meno di 15 dipendenti. Ciò vale ai fini del licenziamento collettivo, non quindi per i licenziamenti individuali e ciò che ne deriva (applicabilità o meno dell’art. 18 dello Statuto, per intenderci). Si noti però che il numero di dirigenti si somma agli altri dipendenti ai fini del calcolo della soglia dei 15 lavoratori anche nell’ipotesi in cui il licenziamento collettivo riguardi solo i dipendenti e non coinvolga direttamente i dirigenti. Per questo motivo la base delle imprese interessate dalla legge 223/1991 diventa più ampia.
La novità si è imposta a seguito di una procedura di infrazione aperta in sede comunitaria e culminata in una sentenza di condanna dell’Italia da parte della Corte di Giustizia europea.
L’inclusione dei dirigenti nel numero dei dipendenti da considerare ai fini della procedura di licenziamento collettivo è avvenuto con l’inserimento dell’inciso “compresi i dirigenti” al comma I, dell’art. 24, legge 223/1991.
Il nuovo articolo recita pertanto: “Le disposizioni di cui all’articolo 4, commi da 2 a 12, e 15-bis e all’articolo 5, commi da 1 a 5, si applicano alle imprese che occupino più di quindici dipendenti, compresi i dirigenti, e che, in conseguenza di una riduzione o trasformazione di attività o di lavoro, intendano effettuare almeno cinque licenziamenti, nell’arco di centoventi giorni, in ciascuna unità produttiva, o in più unità produttive nell’ambito del territorio di una stessa provincia”.
Se poi l’impresa intende licenziare, tra i 5 o più dipendenti, uno o più dirigenti, anche a questi si applicherà la procedura di cui alla legge 223/1991.
L’estensione è prevista dal nuovo comma 1-quinquies, introdotto all’art. 24 della legge 223/1991, che prevede: “Nel caso in cui l’impresa o il datore di lavoro non imprenditore, ricorrendo le condizioni di cui al comma 1, intenda procedere al licenziamento di uno o più dirigenti, trovano applicazione le disposizioni di cui all’articolo 4, commi 2, 3, con esclusione dell’ultimo periodo, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 11, 12, 14, 15 e 15-bis, e all’articolo 5, commi 1, 2 e 3, primo e quarto periodo”.
Passando in veloce rassegna gli articoli citati, l’art. 4 della legge 223/1991 relativo alla procedura da applicare prevede quanto segue.
Le imprese che intendano procedere al licenziamento collettivo sono tenute a darne comunicazione preventiva per iscritto alle rappresentanze sindacali, nonché alle rispettive associazioni di categoria (comma 2).
La comunicazione deve contenere l’indicazione dei motivi che determinano la situazione di eccedenza; dei motivi tecnici, organizzativi e produttivi, per i quali si ritiene di non poter adottare misure idonee a porre rimedio alla predetta situazione ed evitare in tutto o in parte, il licenziamento collettivo; del numero, della collocazione aziendale e dei profili professionali del personale eccedente nonché del personale abitualmente impiegato; dei tempi di attuazione del programma di riduzione del personale delle eventuali misure programmate per fronteggiare la conseguenza sul piano sociale (comma 3).
Copia della comunicazione deve essere contestualmente inviata all’Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione (comma 4).
Entro sette giorni dalla data del ricevimento della comunicazione di cui al comma 2, si procede ad un esame congiunto tra le parti, allo scopo di esaminare le cause che hanno contribuito a determinare l’eccedenza del personale e le possibilità di utilizzazione diversa di tale personale, o di una sua parte, nell’ambito della stessa impresa, anche mediante contratti di solidarietà e forme flessibili di gestione del tempo di lavoro. Qualora non sia possibile evitare la riduzione di personale, è esaminata la possibilità di ricorrere a misure sociali di accompagnamento intese, in particolare, a facilitare la riqualificazione e la riconversione dei lavoratori licenziati (comma 5).
La procedura deve essere esaurita entro 45 giorni dalla data del ricevimento della comunicazione dell’impresa (comma 6).
Qualora non sia stato raggiunto l’accordo, il direttore dell’Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione convoca le parti al fine di un ulteriore esame delle materie. Tale esame deve comunque esaurirsi entro 30 giorni (comma 7).
Raggiunto l’accordo sindacale ovvero esaurita la procedura, l’impresa ha facoltà di licenziare gli impiegati, gli operai e i quadri eccedenti, comunicando per iscritto a ciascuno di essi il recesso, nel rispetto dei termini di preavviso (comma 9).
Poiché la procedura sopra descritta è stata fin qui prevista per i soli dipendenti, non può essere applicata in via diretta e identica anche ai dirigenti, che sono figure lavorative diverse per molteplici aspetti: la nuova disciplina prevede quindi che “all’esame di cui all’articolo 4, commi 5 e 7, relativo ai dirigenti eccedenti, si procede in appositi incontri”, quindi separatamente rispetto agli altri dipendenti.
Si applica invece in via diretta l’art. 5 della legge 223/1991 in materia di criteri di scelta dei lavoratori da licenziare. La norma prevede che “l’individuazione dei lavoratori da licenziare deve avvenire in relazione alle esigenze tecnico-produttive e organizzative del complesso aziendale, nel rispetto dei criteri previsti da contratti collettivi stipulati con i sindacati, ovvero in mancanza di questi contratti nel rispetto dei seguenti criteri in concorso tra loro: a) carichi di famiglia; b) anzianità; c) esigenze tecnico produttive ed organizzative”.
Per quanto concerne gli aspetti sanzionatori, la nuova disciplina prevede che “quando risulta accertata la violazione delle procedure richiamate all’articolo 4, comma 12, o dei criteri di scelta di cui all’articolo 5, comma 1, l’impresa o il datore di lavoro non imprenditore è tenuto al pagamento in favore del dirigente di un’indennità in misura compresa tra 12 e 24 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo alla natura e alla gravità della violazione, fatte salve le diverse previsioni sulla misura dell’indennità contenute nei contratti e negli accordi collettivi applicati al rapporto di lavoro.

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