Categorie approfondimento: Voluntary disclosure
10 Dicembre 2014

Estensione della voluntary disclosure: non solo denaro all’estero

Di cosa si tratta

La Voluntary disclosure non riguarda solamente il denaro ed altre utilità conservate all’estero e nei paradisi fiscali. La legge sull’emersione e sul rientro dei capitali dall’estero prevede anche una procedura per sanare l’evasione di “redditi” non fatti oggetto di imposizione in Italia. L’adeguamento in ambito nazionale può completare l’iter per il rientro dall’estero, ma anche considerare le sole posizioni interne da mettere in regola.
La legge sull’emersione e il rientro dei capitali dall’estero prevede anche una procedura di collaborazione volontaria «nazionale»; con la nuova procedura, anche l’evasione di redditi con cui siano stati formati capitali non esportati all’estero può essere oggetto di questo particolare beneficio accordato per la loro emersione. Su questo fronte si può pensare al contenuto delle cassette di sicurezza nei settori nei quali il contante è lo strumento utilizzato nelle transazioni.
L’emersione successiva di attività “nazionali”, una volta che si fosse aderito alla voluntary disclosure limitata alla emersione di attività estere, comporta quale effetto che tutta l’operazione venga inficiata e travolta nella sua totalità e il Fisco abbia a disporre, oltre quanto dovesse avere scoperto in Italia, quanto è stato dichiarato con l’adesione alla voluntary disclosure che non godrà più dei vantaggi degli sconti sulle sanzioni fiscali.
Sul punto dell’ammissibilità della procedura i commenti sono stati contrastanti, ritenendo alcuni che non vi fosse questa possibilità. Il tema era stato dibattuto in vari convegni e ha fatto parte della trattazione in sede di lavori preparatori alla nuova disciplina (Camera dei Deputati 4 dicembre 2014: “Tra le novità più significative introdotte durante l’esame parlamentare si segnala l’estensione della procedura ai soggetti Ires e alle attività detenute in Italia, nonché l’introduzione del predetto reato di autoriciclaggio”).
Il reperimento della disposizione non è così immediato; la legge è composta da soli 4 articoli ed è il primo che rileva; gli altri come nuova disciplina regolano solamente l’autoriciclaggio come norma esterna di interesse.
In rubrica l’art. 1, oltre all’emersione e rientro di capitali dall’estero, prevede anche “il potenziamento della lotta all’evasione fiscale” in generale, ed è con il comma 2 che viene operata l’estensione e dispone: “Possono avvalersi della procedura di collaborazione volontaria prevista dalle disposizioni di cui al comma 1 per sanare le ? violazioni degli obblighi di dichiarazione ai fini delle imposte sui redditi e relative addizionali, delle imposte sostitutive delle imposte sui redditi, dell’imposta regionale sulle? attività produttive e dell’imposta sul valore aggiunto, nonché le violazioni relative alla dichiarazione dei sostituti d’imposta, commesse fino al 30 settembre 2014, anche contribuenti diversi da quelli indicati nell’articolo 4, comma 1, del D.L. 28 giugno 1990, n. 167, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 1990, n. 227, e successive modificazioni, e i contribuenti destinatari degli obblighi dichiarativi ivi previsti che vi abbiano adempiuto correttamente”.
Il contribuente deve valutare quindi il pericolo di decadere dagli effetti favorevoli della voluntary disclosure. La norma prevede che la collaborazione sia completa; in caso di successivo accertamento, il contribuente potrebbe subire la revoca e il disconoscimento degli effetti favorevoli della procedura già azionata per i capitali all’estero che ormai ha dichiarato.
L’Amministrazione finanziaria dispone di mezzi che rendono impossibile pensare di sfuggire allo studio incrociato delle banche dati di cui il Fisco ora dispone. L’archivio dei rapporti finanziari ora esistente come sezione dell’Anagrafe tributaria, opera con procedure esclusivamente telematiche, e rappresenta uno strumento di indagine per l’amministrazione; è possibile confrontare le dichiarazioni dei contribuenti, anche passate, con i loro conti correnti e con tutte le operazioni di acquisto, vendita e spese effettuate da loro, dai loro familiari e dai soggetti da loro delegati.
Anche il moltiplicarsi delle segnalazioni antiriciclaggio è un patrimonio informativo per l’amministrazione tale da far scaturire numerosi accertamenti fiscali. I contribuenti consapevoli che i movimenti dei propri conti correnti, negli ultimi cinque anni ed oltre, non sono coerenti con le dichiarazioni presentate, dovrà riflettere sull’opportunità di aderire alla nuova procedura.

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