Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
14 Giugno 2011

L’esenzione da tassazione delle plusvalenze derivanti da investimenti nelle start-up

Di cosa si tratta

Con la risoluzione n. 63/E del 10 giugno 2011, l’Agenzia delle Entrate ha stabilito i nuovi codici tributo per il versamento delle imposte sulle plusvalenze non reinvestite entro due anni dalle imprese di nuova costruzione (start up).
L’intervento dell’Agenzia riguarda un aspetto connesso al meccanismo di incentivazione degli investimenti nelle start-up previsto dai commi 6-bis) e 6-ter) dell’articolo 68 del TUIR.
Questa forma di incentivo è stata introdotta nel 2008 dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 e prevede un regime speciale di esenzione da imposizione delle plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di partecipazioni qualificate e non qualificate detenute nelle start-up, qualora e nella misura in cui entro due anni dal loro conseguimento tali plusvalenze siano reinvestite secondo quanto stabilito dalla medesima norma.
In sostanza, al fine di favorire l’investimento nel capitale di società di nuova o recente costituzione e il reinvestimento delle plusvalenze generate nell’ambito di tale investimento, si prevede che la tassazione delle plusvalenze realizzate sia “congelata”, diventando esse definitivamente esenti se il guadagno è reinvestito entro due anni in società di persone o di capitali residenti, costituite da non più di tre anni e che svolgono la stessa attività esercitata dalle compagini le cui partecipazioni sono state cedute.
Se invece il reinvestimento non avviene nel termine dei due anni dal precedente disinvestimento, allora la plusvalenza che si era generata viene tassata e scatta l’obbligo per il contribuente di versare le imposte sui redditi, addizionali comprese.
Poiché la possibilità di “congelare” la tassazione è stata introdotta nel 2008, il periodo d’imposta 2010 è il primo in cui possono essere tassate le plusvalenze non reinvestite nei due anni successivi. Di qui, dunque, l’istituzione dei nuovi codici tributo per effettuare i versamenti.
L’istituto dell’esenzione delle plusvalenze da start-up era già stato trattato dall’Agenzia delle Entrate nella Circolare n. 15/E del 10 aprile 2009, nella quale erano stati illustrati gli ambiti di applicazione, i requisiti richiesti e il meccanismo dell’agevolazione.
Ripercorriamo brevemente il contenuto di questa circolare.

Ambito soggettivo di applicazione.
I soggetti ammessi all’agevolazione sono quei contribuenti che effettuano operazioni suscettibili di generare redditi diversi di natura finanziaria, vale a dire:

  1. le persone fisiche residenti, purché il reddito non sia conseguito nell’esercizio di attività d’impresa, arti o professioni o in qualità di lavoratore dipendente;
  2. le società semplici e i soggetti ad essi equiparati ai sensi dell’articolo 5 del TUIR;
  3. gli enti non commerciali di cui all’articolo 73, comma 1, lettera c), del TUIR, se l’operazione da cui deriva il reddito non è effettuata nell’esercizio di impresa commerciale;
  4. le persone fisiche, le società e gli enti di ogni tipo, non residenti, quando il reddito si considera prodotto nel territorio dello Stato ai sensi dell’articolo 23 del TUIR.

Ambito oggettivo di applicazione.
Rientrano nell’ambito dell’agevolazione sia le plusvalenze realizzate mediante la cessione a titolo oneroso di partecipazioni qualificate (ossia quelle rappresentanti una percentuale di diritti di voto esercitabili nell’assemblea ordinaria superiore al 2% o al 20% ovvero una partecipazione al capitale o al patrimonio superiore al 5% o al 25%, a seconda che si tratti di titoli negoziati in mercati regolamentati o di altre partecipazioni) sia le plusvalenze realizzate mediante la cessione a titolo oneroso di partecipazioni non qualificate.
Secondo l’Agenzia, sulla base di un’interpretazione sistematica, si deve ritenere che l’agevolazione spetti non soltanto con riferimento alle plusvalenze realizzate mediante la cessione a titolo oneroso di partecipazioni, ma anche a quelle realizzate mediante la cessione a titolo oneroso di titoli (ad esempio obbligazioni convertibili) e diritti (ad esempio diritti di opzione) attraverso cui possono essere acquistate partecipazioni.
Si ritiene opportuno ricordare che le plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni qualificate in società residenti concorrono ordinariamente a formare il reddito complessivo del contribuente nella misura del 49,72 per cento e le eventuali minusvalenze possono essere computate in diminuzione dal reddito fino a concorrenza della medesima percentuale del 49,72 per cento dell’ammontare delle plusvalenze della stessa natura realizzate nei successivi periodi d’imposta, ma non oltre il quarto, a condizione che le suddette minusvalenze siano indicate nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel quale sono realizzate. Detta percentuale si applica alle plusvalenze e minusvalenze realizzate a decorrere dal 1º gennaio 2009 (per quelle realizzate nel 2008, la percentuale è del 40%).
Per le plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni non qualificate in società residenti si applica, invece, un’imposizione sostitutiva del 12,50% da assolvere in sede di dichiarazione annuale dei redditi.

Limiti temporali per l’applicazione dell’esenzione.
L’agevolazione spetta a condizione che:

  • le partecipazioni, gli strumenti finanziari e i contratti siano relativi a società costituite da non più di sette anni;
  • le partecipazioni e gli strumenti finanziari siano posseduti da almeno tre anni.

Al momento della cessione, dunque, la società emittente le partecipazioni e gli strumenti finanziari deve essere costituita da non oltre sette anni.
Ai fini del rispetto del requisito di anzianità della società e del requisito del possesso triennale della partecipazione, degli strumenti finanziari e della stipula dei contratti, si deve fare riferimento, rispettivamente, alla data di costituzione della società e alla data della cessione, indipendentemente dalla data di riscossione del corrispettivo.
Il computo del suddetto periodo temporale, nel caso in cui siano intervenute operazioni societarie straordinarie, tra cui ad esempio operazioni di fusione o di scissione, deve essere eseguito tenendo conto anche degli anni di vita delle società fuse o scisse. In sostanza, quindi, l’agevolazione non spetta anche se soltanto una delle società da cui deriva quella risultante dall’operazione straordinaria risulti costituita – ad esempio – da più di sette anni rispetto alla data della cessione.
Inoltre, ai fini della verifica del rispetto della condizione del possesso triennale, nel caso in cui le partecipazioni e gli strumenti finanziari, nonché i contratti, siano stati acquistati o stipulati in epoche diverse, si deve applicare l’ordinario criterio in base al quale si considerano cedute per prime le partecipazioni acquisite in data più recente (L.I.F.O.).

Obbligo di reinvestimento delle plusvalenze.
La condizione per beneficiare dell’esenzione è costituta dall’obbligo di reinvestire la plusvalenza realizzata, entro il biennio successivo al realizzo, in azioni o quote di società di persone, escluse le società semplici e gli enti ad esse equiparati, e di capitali residenti nel territorio dello Stato costituite da non più di tre anni e che svolgono la medesima attività di quella esercitata dalle società cui si riferisce il rapporto partecipativo ceduto.
Precisa l’Agenzia che per “medesima attività” deve intendersi l’attività compresa in un medesimo studio di settore anche se con diverso codice ATECO.
Il reinvestimento può avere luogo sia mediante sottoscrizione di azioni o quote di una società “start up” di nuova costituzione, sia attraverso l’acquisto di partecipazioni in società già esistenti (ma costituite da meno di tre anni), anche a seguito di aumento del capitale sociale. Naturalmente, se il costo del reinvestimento è inferiore alla plusvalenza realizzata l’esenzione spetta nei limiti del costo della nuova partecipazione e la differenza sarà assoggettata ad imposizione.

Meccanismo dell’agevolazione e tetto massimo.
Come si è detto, l’agevolazione comporta una sorta di periodo di sospensione durante il quale la plusvalenza non è considerata imponibile ai fini delle imposte sui redditi. Se alla conclusione del biennio il cedente reinveste la plusvalenza, la plusvalenza diventa definitivamente esente da imposizione nel limite dell’importo reinvestito, fatto salvo il rispetto del tetto massimo stabilito.
A questo proposito, il comma 6-ter dell’articolo 68 del TUIR limita l’importo della plusvalenza che può beneficiare dell’esenzione, fissando un tetto costituito dal quintuplo del costo sostenuto, nei cinque anni anteriori alla cessione (che dà luogo al realizzo della plusvalenza esente), da parte della società cui si riferiscono le partecipazioni cedute, per l’acquisizione o la realizzazione di:

  1. beni materiali ammortizzabili, diversi dagli immobili;
  2. beni immateriali ammortizzabili;
  3. spese di ricerca e sviluppo.

In sostanza, il meccanismo incentivante richiede che nella predetta società siano stati effettuati investimenti produttivi e ciò per evitare l’estensione dell’esenzione alle plusvalenze originate da fattori speculativi o comunque non connessi a tale tipo di investimenti.
Pertanto, l’importo dell’agevolazione è collegato all’ammontare degli investimenti produttivi effettuati, nei cinque anni precedenti la cessione, dalla società le cui partecipazioni vengono cedute. L’importo della plusvalenza che eccede detto limite è invece soggetta a tassazione nei modi ordinari.
Si precisa, inoltre, che tra i beni immateriali ammortizzabili è compreso l’avviamento. Per quanto riguarda le spese di ricerca e sviluppo, attesa la finalità della norma volta a collegare la misura dell’agevolazione agli investimenti produttivi, assumono rilevanza esclusivamente le spese capitalizzate e capitalizzabili, iscritte nello Stato patrimoniale e ammortizzabili.

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