Categorie approfondimento: Fallimentare
10 Marzo 2010

Esdebitazione per i fallimenti pre-riforma

Di cosa si tratta

Con ordinanza n. 61, resa in data 22 febbraio 2010 la Corte Costituzionale ha tolto ogni speranza di possibilità di ricorso all’esdebitazione per i soggetti falliti prima dell’entrata in vigore della Riforma fallimentare, operata dal D.LGS. 9 gennaio 2006, n. 5 (torniamo su tema già in parte sollevato in “Esdebitazione: le modifiche della Riforma 2007” in questo sito).
La questione di costituzionalità era stata sollevata da vari Tribunali italiani e molti altri erano in attesa di questa decisione per ammettere al beneficio soggetti che avevano già instaurato la procedura.
Il giudizio verteva sugli artt. 19 e 22 del D.LGS. 12 settembre 2007, n. 169 (Disposizioni integrative e correttive al R.D. 16 marzo 1942, n. 267 (legge fallimentare), nonché al D.LGS. 9 gennaio 2006, n. 5, in materia di disciplina del fallimento, del concordato preventivo e della liquidazione coatta amministrativa, ai sensi dell’articolo 1, commi 5, 5-bis e 6, della legge 14 maggio 2005, n. 80, promossi dal Tribunale di Tolmezzo con ordinanza del 15 maggio 2008, dal Tribunale di Udine con ordinanza del 27 gennaio 2009, dal Tribunale di Lucca con due ordinanze del 24 febbraio 2009 e dal Tribunale di Alessandria con ordinanza del 17 aprile 2009.
La Corte ha sradicato ogni speranza; il tema che si poneva in base alle norme richiamate era la legittimità costituzionale nella parte in cui «limitano in via transitoria l’applicazione retroattiva della disciplina in materia di esdebitazione ai soli fallimenti ancora pendenti» alla data del 16 luglio 2006, anziché estenderla «a tutti i fallimenti retti dall’originario testo» del R.D. 16 marzo 1942, n. 267 a prescindere dalla data della loro chiusura.
Attesa la omogeneità delle questioni sollevate con le cinque ordinanze di rimessione, i giudizi sono stati riuniti per essere definiti con un’unica decisione.
Per quanto concerne la violazione dell’art. 24 Cost., la questione di legittimità costituzionale è stata ritenuta manifestamente inammissibile non avendo il rimettente Tribunale di Udine (al di là di un fugace richiamo al diritto di azione, presidiato dalla indicata disposizione costituzionale) in alcun modo chiarito come si realizzerebbe il contrasto col predetto parametro.
Per quanto concerne la violazione dell’art. 3 Cost., ipotizzata sotto il duplice versante sia della irragionevolezza intrinseca della limitazione temporale della possibilità di beneficiare della disciplina in tema di esdebitazione sia della disparità di trattamento fra soggetti che, in funzione della sola circostanza della attualità o meno ad una certa data della pendenza della procedura fallimentare loro pertinente, sono, o non sono, ammessi al predetto beneficio, la questione è stata ritenuta manifestamente infondata.
Assume la Corte che, con riferimento alla dedotta disparità di trattamento, i giudici che hanno sollevato la questione hanno omesso di considerare che il criterio di discrimine nella applicazione di diverse discipline normative basato su dati cronologici non può dirsi, a meno che non sia affetto da manifesta arbitrarietà intrinseca, fonte di ingiustificata disparità di trattamento, poiché, secondo la costante giurisprudenza della Corte, lo stesso naturale fluire del tempo è valido elemento diversificatore delle situazioni giuridiche (fra le ultime si vedano le sentenze n. 94 del 2009 e n. 341 del 2007 nonché le ordinanze n. 170 del 2009 e n. 212 del 2008); è vero che questi precedenti confermano la conclusione, ma era proprio la situazione paventata a dover essere valutata in relazione al solo fatto temporale, che la Corte ha ritenuto sufficiente per respingere le istanze.
Per quanto attiene alla irragionevolezza della fissazione di un limite temporale alla possibilità di accedere al beneficio della esdebitazione – posto che l’unica alternativa possibile, onde non incorrere nella apposizione di ingiustificati termini, sarebbe stata quella di estendere la applicabilità del beneficio a qualunque soggetto che, essendo stato dichiarato fallito, vi avesse interesse dopo la chiusura del fallimento – essa non è stata ritenuta riscontrabile nella censurata scelta legislativa che sarebbe coerente con l’esigenza di compiere, al fine della concessione della esdebitazione, una serie di riscontri istruttori, volti alla verifica della effettiva meritevolezza del beneficio da parte del fallito, che ben difficilmente sarebbero possibili o, comunque, fonte di risultati attendibili, ove fossero svolti in relazione a procedure concorsuali la cui chiusura risalga a periodi troppo risalenti nel tempo, rientrando nella discrezionalità del legislatore la fissazione del limite temporale.
Raccogliamo con grande insoddisfazione il provvedimento, che non appaga anche per la scelta della motivazione e che rende difficile sperare che la riproposizione della eccezione di costituzionalità possa portare a migliore esito.
A questo punto ad ovviare all’ingiusta limitazione alla possibilità di proposizione dell’istanza di esdebitazione dobbiamo sperare nel legislatore, che pare continuare ad occuparsi d’altro al posto dei temi concreti.

(Visited 7 times, 5 visits today)