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21 Dicembre 2016

L’esclusione del socio lavoratore di cooperativa: una alternativa al licenziamento.

Il socio lavoratore di una cooperativa può essere licenziato come i comuni lavoratori dipendenti; ma oltre a questo rimedio già l’esclusione dalla qualità di socio della cooperativa può comportare gli effetti del licenziamento; sul piano sostanziale vi è un concreto e simile trattamento mentre differenze vanno a porsi sul piano processuale.
Conferma il principio la sentenza del tribunale di Firenze del 16 gennaio 2015, n. 22063, che ribadisce che “la cessazione del rapporto di lavoro ben può essere determinata dal solo provvedimento di esclusione come previsto dall’art. 5, 2° co. della Legge n. 142/2001, non essendo affatto necessario l’intervento di un previo licenziamento disciplinare”.
Infatti la disposizione prevede: “Il rapporto di lavoro si estingue con il recesso o l’esclusione del socio deliberati nel rispetto delle previsioni statutarie e in conformità con gli articoli 2526 e 2527 del codice civile. Le controversie tra socio e cooperativa relative alla prestazione mutualistica sono di competenza del tribunale ordinario”.
La disposizione è molto chiara e lascia aperta la porta alternativa della scelta con la procedura propria del licenziamento come regolato in generale per l’interruzione del rapporto di lavoro, come puntualmente affermato nella sentenza.
Sul piano sostanziale il rapporto di lavoro può essere interrotto a seguito di delibera dell’organo demandato (C.d.A. oppure assemblea) e la contestazione deve essere contenuta nella delibera che viene adottata al fine di consentire la possibilità di impugnazione nella diversa procedura prevista dal regime societario in luogo di quello lavoristico.
La competenza giudiziale (tribunale sezione del lavoro oppure sezione specializzata delle imprese) muta ed anche il rito.
Se da un lato si può scegliere, dall’altro resta vero che il provvedimento, quale che sia quello adottato, dovrà comunque osservare nel contenuto i medesimi presupposti che legittimano il licenziamento o l’esclusione dalla cooperativa.
La valutazione del fatto che costituisce motivo di interruzione del rapporto dovrà comunque essere compiuta e si potrà anche avere una maggiore protezione per il lavoratore nel momento in cui possono assumere rilevanza elementi che non attengono alle ragioni di fatto sulle quali il provvedimento venga adottato (vizi formali della delibera, come l’adozione del provvedimento da parte di soggetto non abilitato).
È naturale poi pensare che il diverso giudicante prediliga aspetti che più appartengono alla sua competenza e formazione, ma non per questo si deve ritenere che la scelta sempre si orienti verso un favore dell’uno o dell’altro soggetto.
Nell’ipotesi di esclusione del socio, il provvedimento dovrà essere fondato sull’inadempimento delle disposizioni statutarie e degli obblighi sociali che costituiscano una “causa autonoma di esclusione” per legittimare l’applicazione della norma richiamata; la contestazione disciplinare, necessaria nel licenziamento, dovrà essere individuata ed espressa con motivi specificatamente indicati; il provvedimento dovrà essere adottato entro un arco temporale congruo sostanzialmente rispettando il principio di immediatezza della contestazione; naturalmente gli addebiti contestati dovranno essere provati e il relativo onere non cambia.
Sintetizzando si può dire che, fondandosi il rapporto su più cause contrattuali (lavoristiche e societarie), la norma conferisce una preminenza del rapporto associativo su quello lavoristico, e, quando sia esistita una legittima delibera di esclusione del socio, la stessa è già idonea ad estinguere ipso iure anche il rapporto di lavoro subordinato senza che sia necessario a tali fini un distinto e autonomo licenziamento.
Si tratterà di una legittima delibera di esclusione quando il provvedimento abbia a fondarsi su “gravi inadempienze”, che rieccheggia il “notevole inadempimento”, relative al rapporto di lavoro, mentre motivi non inerenti il rapporto lavoristico non produrranno il medesimo effetto come è a dirsi per la mancanza o la perdita dei requisiti per la partecipazione alla società, all’interdizione, all’inabilitazione, alla condanna a una pena che comporti l’interdizione dai pubblici uffici o alla dichiarazione di fallimento del socio.
Dal momento che lo statuto può prevedere anche altre cause che legittimano l’esclusione, si può ritenere che il rapporto del socio lavoratore potrebbe cessare per mezzo di una delibera di esclusione, in un numero di ipotesi più ampie di quelle previste dalla normativa giuslavoristica.

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