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26 Giugno 2017

Esclusione dell’accomandatario nella società in accomandita semplice

Il presente articolo tratta l’ipotesi della revoca dalla carica e della esclusione dell’accomandatario nella società in accomandita semplice che si può verificare qualora l’accomandatario abbia a rendersi responsabile di condotte che integrino “gravi inadempienze” delle obbligazioni che derivano dalla legge o dal contratto sociale (art. 2286 cod. civ.).
La relazione tra le due iniziative è diversa in quanto, se il socio accomandatario viene escluso dalla società, non può più essere accomandatario in quanto il presupposto della carica è di essere anche socio, non essendo ammissibile la carica senza la qualità di socio.
Non è predicabile il contrario in quanto in tale compagine dei soci vi possono essere anche i soci accomandatari che non siano amministratori, come si afferma espressamente in sede di società in accomandita semplice dall’art. 2318 cod. civ., ove si dice “L’amministrazione della società può essere conferita soltanto a soci accomandatari”; ne consegue che le questioni dell’esclusione del socio e della revoca dell’amministratore per giusta causa restano distinte e non sovrapponibili, per disciplina legale e presupposti differenti, essendo l’eventuale revoca dalla carica di amministratore non incidente sulla qualità di socio dello stesso (Corte Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 18844 del 26/09/2016), senza che assuma alcun rilievo la circostanza che all’interno della compagine sociale siano eventualmente configurabili due gruppi di interesse omogenei e tra loro contrapposti e che il socio da escludere, in virtù del conflitto d’interessi nel quale versa, non possa esercitare il diritto di voto, dovendosi, in tal caso, la maggioranza necessaria computarsi non già sull’intero capitale sociale, bensì sulla sola parte che fa capo all’avente diritto al voto.
Nell’ipotesi di unico accomandatario saranno gli accomandanti a decidere l’esclusione salvo quando questi siano uno solo.
La condotta che dà causa all’esclusione può essere la più varia, ma deve essere caratterizzata dalla “gravità”. Gli esempi sono le condotte di distrazione e di prelievo ingiustificato di denaro di pertinenza della società, l’utilizzo di somme che non siano riconducibili ad operazioni societarie, la reiterazione di prelievi, la reiterazione di atti che configurino un’insidia per la compagine sociale.
La giustificazione spesso offerta consiste nel sostenere che le movimentazioni di denaro passive siano giustificate da prelievi in conto degli utili; questo potrebbe anche essere effettuato ma purché il prelievo avvenga “dopo l’approvazione del rendiconto” e che si tratti di utili “realmente conseguiti”, cioè per quella parte che non sia destinata concordemente a riserva o al reimpiego per fini sociali.
Quando questo sia accaduto non vi sarà necessità di procedere anche alla revoca dalla carica dal momento che questo è già accaduto di diritto a seguito dell’esclusione.
Nel caso oggetto di un recente giudizio (Tribunale Roma, sez. III, 28 marzo 2016, n. 6812/2017) ove ricorrevano gli elementi per l’esclusione, il tribunale ha anche affermato di dovere ritenere inammissibile l’azione dei soci volta ad ottenere la condanna alla restituzione delle somme oggetto di indebita appropriazione in quanto non riconosce la legittimazione al socio, ma alla sola società. L’azione di responsabilità nei confronti della società di persone per danni al patrimonio sociale conseguenti alla mala gestio si fonda sull’art. 2260 cod. civ., che al 2° comma dispone: “gli amministratori sono solidalmente responsabili verso la società per l’adempimento degli obblighi ad essi imposti dalla legge e dal contratto sociale” e quindi il socio non possiede la legittimazione attiva per promuovere e coltivare questa richiesta.
Nel provvedere in successione il giudice quindi ha ritenuto: di disporre l’esclusione per giusta causa dell’accomandatario, di ritenere assorbita la richiesta di revoca dell’amministratore, di affermare il difetto di legittimazione attiva per il risarcimento dei danni, che compete alla società.

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