Categorie approfondimento: Energia
21 Maggio 2006

E.S.Co. e il finanziamento tramite terzi- F.T.T.. First Out e Shared Saving

Di cosa si tratta

Le E.S.CO., Società di Servizi Energetici (Energy Service Company), già trattate in altro approfondimento nel sito, operano principalmente attraverso contratti di finanziamento tramite terzi. Questa esigenza è indotta dal fatto che la Esco, se operasse attraverso mezzi propri, avrebbe un’esposizione ed esigenze finanziarie che ne limiterebbero intrinsecamente la crescita in quanto il volume di affari andrebbe a corrispondere ad una esposizione che a un certo punto non verrebbe più consentita dai finanziatori terzi che direttamente finanziassero la Esco.
Per ovviare a questo le proposte della Esco vedono abitualmente il ricorso ad un finanziamento, procurato dalla Esco, ma ad opera di terzi operatori.
Il contratto di finanziamento tramite terzi (F.T.T.) è quindi una innovativa proposta già sviluppata dalla Commissione Europea a favore dell’utente finale, mediante la quale si dà un forte impulso agli investimenti in efficienza energetica. È uno strumento finanziario che può essere utilizzato per agevolare la promozione e la diffusione delle tecnologie di Risparmio Energetico. Nell’Unione Europea tale strumento è noto come Third Party Financing (TPF) e la formula del F.T.T. è stata sviluppata in ambito europeo (Programmi Thermie, Save Greenligth) per consentire agli utenti lo sviluppo di programmi per il risparmio energetico, senza impegnare direttamente risorse finanziarie.
Il sistema di “Finanziamento Tramite Terzi” vede generalmente tre soggetti:
– l’azienda destinataria dell’impianto, sia pubblica sia privata,
– la Esco e
– il finanziatore terzo.
Poiché il finanziamento tramite terzi si basa sui potenziali risparmi energetici, la Esco prima di tutto effettua un’analisi della situazione energetica del Cliente, rilevando tutte le possibili aree idonee per il risparmio d’energia.
Sulla base dei risultati di questa diagnosi viene formulato un progetto, un impegno per la realizzazione dell’impianto ed una proposta di finanziamento dello stesso. La Esco avrà la responsabilità per l’intero progetto, e cioè installazione, avanzamento lavori, collaudo e gestione dell’impianto fino alla conclusione del contratto, incluso il reperimento delle risorse tecniche, logistiche e di investimento.
Il contratto con la formula FTT è la migliore garanzia per l’utente finale che l’impianto realizzato abbia a risultare in esercizio con la massima efficienza possibile, in quanto è proprio il risparmio sui consumi energetici che remunera, giorno dopo giorno, il capitale investito.
La durata del contratto è concordata con il cliente, mentre il piano d’ammortamento avrà rilevanza sulla sua durata per consentire il rientro dell’investimento e la produzione dell’utile della Esco attraverso il risparmio di energia.
Il finanziamento tramite terzi è quindi un sistema che consente alle aziende di migliorare l’efficienza energetica senza impiegare capitali propri, anzi risparmiando.
Volendo esaminare meglio i soggetti e l’attività, vedremo: la Esco, che con la stipula di un contratto pluriennale propone ad un utente finale, ente o impresa pubblica o privata, un intervento di razionalizzazione energetica. La Esco sostiene l’investimento e si assume il rischio del risultato, ricevendo in cambio un flusso di pagamenti scaglionato nel tempo generato dal risparmio energetico conseguito, raccordato al precedente costo della bolletta energetica. La Banca, che provvede alla fornitura delle risorse finanziarie, essenziale per la realizzazione del progetto; nel nostro caso l’intervento non avviene secondo i soliti canoni della valutazione delle garanzie reali, ma si basa su un’attenta valutazione dei risultati di risparmio energetico ottenibili dall’investimento. L’istituto finanziatore determina il grado di “bancabilità” del progetto anche in relazione all’affidabilità tecnico-finanziaria della Esco e/o del cliente. Vi sono poi i fornitori, che provvedono, a seconda dei tipi di contratto con la Esco, a dare le apparecchiature e/o gli impianti dalla cui tecnologia è atteso il risparmio energetico. Da ultimo i clienti finali, che possono essere soggetti privati o pubblici; usufruiscono del servizio e beneficiano di una quota del risparmio energetico conseguito, senza impegnare direttamente nell’iniziativa le proprie risorse finanziarie. Questi si impegnano a corrispondere alla Esco, per un periodo di anni stabilito contrattualmente, un canone generalmente inferiore alla bolletta energetica che veniva pagata prima dell’intervento.
La recente Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio del 5 aprile 2006, n. 32 si è occupata di queste formule contrattuali all’art. 3 in sede di definizione degli istituti, in proposito scrivendo che il “finanziamento tramite terzi” consiste nell’accordo contrattuale che comprende un terzo – oltre al fornitore di energia e al beneficiario della misura di miglioramento dell’efficienza energetica – che fornisce i capitali per tale misura e addebita al beneficiario un canone pari a una parte del risparmio energetico conseguito avvalendosi della misura stessa. Il terzo può essere o no una ESCO”.
La definizione non è appagante e cercheremo di esaminarla in ogni parte.
Nel dire “nell’accordo contrattuale che comprende un terzo” si intende che il contratto vede la presenza diretta del soggetto finanziario, che “può essere o no una ESCO”; quindi può essere un contratto bilaterale con due parti (cliente ed Esco) o con tre parti, quando il soggetto finanziario è altro dalla Esco.
L’articolo inserisce nel contratto “oltre al fornitore di energia”; questo non lo capiamo; sembrerebbe che la Direttiva consideri quelle ipotesi che nel contratto vi sia anche il soggetto che dà l’energia. Questa può rappresentare una possibilità quanto sia lo stesso distributore che si rivolga a questo mercato, ma non costituisce la regola; i soggetti, come detto, sono: cliente, Esco e partner finanziario. Eventuale può essere che la Esco sia emanazione di quel soggetto che fornisce l’energia, ma non può rappresentare questo una regola. Su questo piano non si può ritenere vincolante la Direttiva sul punto della definizione in quanto equivarrebbe ad escludere da questo mercato le Esco, che invece in concreto sono il soggetto del “contratto di rendimento energetico”, definito nella Direttiva al precedente punto i) dell’art. 3, ove una delle due parti è proprio per definizione una Esco.
Il soggetto finanziario poi è quello “che fornisce i capitali per tale misura e addebita al beneficiario un canone pari a una parte del risparmio energetico conseguito avvalendosi della misura stessa”. Non è chiaro se con questo punto la Direttiva intenda tipizzare l’operatività di questi contratti e sia quindi innovativa e nel contempo precettiva.
Leggendo testualmente la disposizione, dovremmo ricavare che il terzo, soggetto finanziario, dà il denaro per la misura e “addebita al beneficiario un canone”. Ci domandiamo chi sia ritenuto beneficiario. Questi infatti dovrebbe essere “beneficiario della misura” inteso come cliente, che passa ad un risparmio energetico; ma beneficiario è chi va a disporre del denaro che viene erogato, né ha la disponibilità ed acquista o spende il denaro occorrente per introdurre quegli adattamenti od investimenti che portano ad avere un risparmio energetico.
Sembrerebbe sul punto che la Direttiva sia innovativa in quanto renderebbe “tipico” una schema del FTT, prevedendo che al soggetto finanziario vada corrisposto “un canone”, facendo virare sul cliente o sulla Esco il soggetto tenuto al pagamento.
Va ricordato che i beni o i mezzi attraverso i quali viene realizzato l’intervento per il risparmio energetico sono della Esco e la proprietà dei beni di intervento passa al cliente solo alla fine del contratto.
Crediamo che allo stato ci si debba astenere dall’arrivare a delle conclusioni puntuali in attesa di interpretazioni sulla disposizione richiamata in quanto per l’art. 9, 1° comma della Direttiva: “Gli Stati membri abrogano o modificano le disposizioni legislative e regolamentari nazionali, ad esclusione di quelle di natura palesemente fiscale, che impediscono o limitano inutilmente o in modo sproporzionato l’uso di strumenti finanziari a fini di risparmio energetico nel mercato dei servizi energetici o delle altre misure di miglioramento dell’efficienza energetica”.
Questo punto dello stato dell’evoluzione va fatto anche perché all’art. 9, 2° comma della Direttiva è previsto che “Gli Stati membri mettono a disposizione degli acquirenti effettivi e potenziali dei servizi energetici o delle altre misure di miglioramento dell’efficienza energetica, nel settore pubblico e in quello privato, contratti modello per detti strumenti finanziari. Detti contratti possono emanare dalla stessa autorità o agenzia di cui all’articolo 4, paragrafo 4”.
Sarà l’Autorità che, fornendo una prima interpretazione e predisponendo probabilmente “il modello”, chiarirà la più corretta interpretazione che dovrà essere data.
Allo stato ci limitiamo a richiamare in termini di tipologie esistenti che, trattandosi di una formula di finanziamento estremamente flessibile nelle sue modalità applicative, può dar luogo a varie tipologie di contratti e due sono i tipi contrattuali più ricorrenti: il Contratto a cessione globale limitata (First Out), che prevede che il cliente destinatario degli interventi riconosca alla Esco la totalità dei risparmi per un numero limitato di anni stabilito contrattualmente. La Esco riceve nel corso degli anni il totale del controvalore dei risparmi energetici ottenuti, a partire dalla base di riferimento dei consumi concordata, per tutta la durata del contratto.
Come già detto ed anche nel caso dello “shared saving”, la Esco conserva la proprietà degli impianti fino alla scadenza del contratto, trascorso il quale la proprietà è trasferita al cliente.
Con questo contratto non si produce una riduzione immediata dei costi energetici per il cliente e provoca scarsa collaborazione del cliente alla Esco per la riuscita dell’operazione di risparmio energetico, della quale il cliente non sente ancora i benefici effetti.
Nel Contratto a Risparmio Condiviso (Shared Saving), che è la forma più diffusa, si conclude un accordo di compartecipazione ai risparmi; la Esco si fa carico dell’installazione, della gestione e del finanziamento delle migliorie tecniche volte a realizzare efficienza energetica e riceve in cambio il pagamento di un canone come corrispettivo per il servizio prestato, che include una quota del valore economico dell’energia risparmiata durante il periodo di validità del contratto.
La ripartizione dei ricavi da risparmio energetico è espressa da una coppia di percentuali che arrivano al totale di quanto risparmiato; la frazione percentuale di risparmio può essere costante per tutto il periodo del contratto oppure può essere soggetta a variazioni. Nel caso in cui la frazione sia variabile, è previsto di norma che una percentuale maggiore del valore economico dei risparmi sia versata alla Esco nei primi anni, mentre in quelli successivi sarà il cliente a trattenerne la quota più rilevante.
Il cliente beneficia di un finanziamento che avviene fuori bilancio senza avere investito alcun capitale e i rischi connessi al recupero del capitale investito restano della Esco, che ha un forte interesse ad ottenere il risultato del risparmio energetico. In contratto sono previste clausole di risparmio minimo garantito assicurate al cliente, a prescindere dall’effettivo verificarsi dei risparmi attesi.

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