Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
15 Novembre 2013

Enasarco: quando non si versa il FIRR

Di cosa si tratta

Come sempre il lavoro è occasione di approfondimenti che cerchiamo di condividere con gli operatori interessati.
A seguito di un accertamento di Enasarco nei confronti di una società cliente e ai successivi provvedimenti che ha adottato, abbiamo affrontato il tema dell’accantonamento al Fondo Indennità Risoluzione Rapporto, sintetizzata in FIRR, ponendoci la domanda se sia sempre obbligatoria la costituzione attraverso Enasarco.
Naturalmente l’opposizione alle richieste Enasarco si articolava su molti temi quanti Enasarco assume violati nei casi di riconduzione di forme di collaborazione tra imprese al regime del contratto di agenzia.
L’articolo 31 del Regolamento Enasarco del 2010 per l’Indennità di scioglimento del rapporto di agenzia prevede: “1. Gli accantonamenti dell’indennità di scioglimento del rapporto di agenzia, costituenti il Fondo Indennità Risoluzione Rapporto, sono obbligatoriamente dovuti secondo quanto stabilito dagli Accordi Economici Collettivi”.
L’A.E.C. Commercio 20 marzo 2002 prevede all’art. 1, 5° co, che: “Le norme del presente accordo – salvo quelle di cui agli artt. 10 e 13 – non sono vincolanti nel caso di conferimento di mandato di agenzia o rappresentanza a coloro che svolgono anche il commercio in proprio nello stesso genere di prodotti”. Ricordiamo che la nuova disciplina data al FIRR nella contrattazione collettiva era stata articolata dall’accordo del 18 dicembre 1974, per le ditte industriali e Enti cooperatori.
L’art. 1, 4° co. dell’Accordo Economico Collettivo (AEC) del 20 giugno 1956, che ha efficacia nei confronti di tutti gli operatori, con l’AEC del 30 giugno 1938, provvisto di analoga efficacia, stabilisce che l’AEC non è applicabile a coloro che svolgano attività di agenzia e rappresentanza commerciale assieme all’esercizio del commercio in proprio dello stesso genere di prodotti, salvo che sia stato sottoscritto uno specifico patto per iscritto. Questo vuole dire che, se il genere di prodotti è diverso, non vale l’esclusione in quanto il significato della disposizione è quello di impedire che venga svolta un’attività concorrenziale, ma più in generale perché l’operatore non è propriamente un agente ma una figura che può muoversi indifferentemente nelle vesti di operatore diretto ovvero mediato a favore di altro soggetto (sul tema nel sito: “Agente o rivenditore”).
Per gli agenti operanti a favore di imprese industriali il testo dell’accordo del 20 marzo 2002 all’art. 1 prevede che le norme dell’accordo, salvo quelle degli artt. 10 e 13, “non sono vincolanti nel caso di conferimento di mandato di agenzia o rappresentanza a coloro che svolgono anche il commercio in proprio nello stesso genere di prodotti”.
Nel caso trattato l’ispezione dell’Enasarco aveva avuto modo di accertare che tutti i soggetti ripresi a contribuzione versavano in questa condizione con svolgimento dell’attività commerciale in proprio nello stesso settore del preponente e la documentazione prodotta in sede di ricorso lo confermava.
Sul punto richiamato neppure le variazioni normative successivamente introdotte hanno modificato la disposizione, che resta in vigore anche dopo le modifiche intervenute.
Peraltro le somme accantonate presso Enasarco non sono di Enasarco, ma sono solamente “amministrate dall’Ente”.
Altro aspetto da considerare per il FIRR è l’applicabilità dell’art. 1751, co. 5, cod. civ. che prevede la decadenza del diritto una volta decorso un anno dalla cessazione del rapporto o dei rapporti in caso di pluralità di questi.
Mentre la prescrizione ha il termine ordinario di dieci anni, per la rivendica della somma, ove costituita, la norma codicistica prevede che debba essere comunicata al preponente “l’intenzione di fare valere i propri diritti”. Perché quindi la decadenza non intervenga è necessario che il proponente venga raggiunto dalla richiesta prima che l’anno dalla cessazione del rapporto sia decorso.
Ad integrazione di quanto illustrato ricordiamo anche che nei casi di avvenuto accantonamento esistono tre ipotesi di esclusione, che producono l’effetto di impedire che Enasarco liberi la somma a favore dell’agente e cioè: nei casi di appropriazione di somme che l’agente doveva versare al preponente, di concorrenza sleale e di violazione dell’obbligo di svolgere l’attività per un solo preponente.

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