Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
4 Ottobre 2011

Enasarco: previdenza complementare o integrativa. Un’eccezione al sistema

Di cosa si tratta

All’Enasarco (Ente Nazionale di Assistenza per gli Agenti e Rappresentanti di Commercio) è demandata la previdenza c.d. integrativa.
La Fondazione è stata costituita con Delibera del Consiglio di Amministrazione del 27 novembre 1996 e per effetto del Decreto Legislativo n. 509/94, Enasarco è diventato un organismo di diritto privato che persegue finalità di pubblico interesse nel settore della previdenza obbligatoria, dell’assistenza, della formazione e qualificazione professionale degli Agenti e Rappresentanti di commercio.
La sua origine risale al 1938 in base ad un accordo A.E.C. del 30 giugno 1938 e con Regio Decreto N.1305 del 6/6/1939 fu costituito ente di diritto pubblico per la gestione della Previdenza, del Fondo Indennità Risoluzione Rapporto, dell’Istruzione Professionale e dell’Assistenza Sociale.
Il controllo pubblico sulla gestione della Fondazione è affidato al Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale.
Debbono essere iscritti alla Fondazione ENASARCO gli agenti ed i rappresentanti di commercio che operano sul territorio nazionale per conto di preponenti italiane o di preponenti straniere che abbiano sede o una qualsiasi dipendenza in Italia.
In base al Regolamento Enasarco vigente a partire dal primo gennaio 2004, non devono essere più iscritti gli agenti la cui attività viene svolta esclusivamente all’estero. I preponenti stranieri che non abbiano alcuna sede o dipendenza in Italia devono iscrivere alla Fondazione i propri agenti operanti in Italia impegnandosi al rispetto delle norme contenute nel Regolamento, mediante atto d’obbligo, redatto in lingua italiana, sul modello della Fondazione e con firma autenticata.
Come si ricava dal verbo “dovere” chi presta questa attività deve essere iscritto a questa forma di previdenza, che è obbligatoria.
La legge 30 giugno 1994, n. 509 ha disposto la privatizzazione dell’Ente assieme ad altri enti (previsti dall’Elenco A: Cassa nazionale di previdenza e assistenza avvocati e procuratori legali. Cassa di previdenza tra dottori commercialisti. Cassa nazionale previdenza e assistenza geometri. Cassa nazionale previdenza e assistenza ingegneri e architetti liberi professionisti. Cassa nazionale del notariato. Cassa nazionale previdenza e assistenza ragionieri e periti commerciali. Ente nazionale di assistenza per gli agenti e i rappresentanti di commercio (ENASARCO). Ente nazionale di previdenza e assistenza consulenti del lavoro (ENPACL). Ente nazionale di previdenza e assistenza medici (ENPAM). Ente nazionale di previdenza e assistenza farmacisti (ENPAF). Ente nazionale di previdenza e assistenza veterinari (ENPAV). Ente nazionale di previdenza e assistenza per gli impiegati dell’agricoltura (ENPAIA). Fondo di previdenza per gli impiegati delle imprese di spedizione e agenzie marittime. Istituto nazionale di previdenza dirigenti aziende industriali (INPDAI). Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani (INPGI). Opera nazionale assistenza orfani sanitari italiani (ONAOSI).).
La legge ha disposto che gli enti trasformati continuino a sussistere come enti senza scopo di lucro e assumano la personalità giuridica di diritto privato, rimanendo titolari di tutti i rapporti attivi e passivi dei corrispondenti enti previdenziali e dei rispettivi patrimoni. Gli enti trasformati continuano a svolgere le attività previdenziali e assistenziali che già svolgevano che erano riconosciute a favore delle categorie di lavoratori e professionisti per le quali sono stati originariamente istituiti, ferma restando la obbligatorietà della iscrizione e della contribuzione.
La domanda che ci poniamo è: quanti degli Enti all’allegato A della Legge abbiano la gestione della previdenza complementare o integrativa come obbligatoria (usiamo ancora nel testo in modo indifferente le due espressioni, complementare ed integrativa, sulla quali all’articolo 2°).
E’ noto che il D.Lgs. 5 dicembre 2005 n. 252 “Disciplina delle forme pensionistiche complementari”, disponga all’art. 1. Ambito di applicazione e definizioni: “Il presente decreto legislativo disciplina le forme di previdenza per l’erogazione di trattamenti pensionistici complementari del sistema obbligatorio, ivi compresi quelli gestiti dagli enti di diritto privato di cui al D.Lgs. 30 giugno 1994, n. 509, e al D.Lgs. 10 febbraio 1996, n. 103, al fine di assicurare più elevati livelli di copertura previdenziale” e al secondo comma dica: “L’adesione alle forme pensionistiche complementari disciplinate dal presente decreto è libera e volontaria”.
Il D.Lgs. 10 febbraio 1996, n. 103 ha operato l’estensione della tutela pensionistica ai liberi professionisti e al primo comma, in attuazione della delega conferita ai sensi dell’art. 2, comma 25, della legge 8 agosto 1995, n. 335, assicura, a decorrere dal 1° gennaio 1996, la tutela previdenziale obbligatoria ai soggetti che svolgono attività autonoma di libera professione senza vincolo di subordinazione, il cui esercizio è condizionato all’iscrizione in appositi albi o elenchi. Si precisa che le norme del decreto si applichino anche ai soggetti, appartenenti alle categorie professionali di cui al comma 1, che esercitano attività libero-professionale, ancorché contemporaneamente svolgano attività di lavoro dipendente.
Al secondo articolo, comma 3, si afferma che le prestazioni pensionistiche di natura complementare possono essere istituite in favore dei soggetti di cui all’art. 1 ai sensi ed in conformità alle disposizioni di cui al decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124, e successive modificazioni e inte grazioni. Quindi per questi soggetti la previdenza complementare non è obbligatoria.
Ricapitoliamo:
– esiste in generale la previdenza complementare, che non è obbligatoria;
– esiste la previdenza complementare dei soggetti del D.Lgs. n. 509/1994;
esiste la previdenza complementare dei liberi professionisti del D.Lgs. 103//1996.
Salvo per gli iscritti Enasarco, per tutti gli altri la previdenza complementare è facoltativa; per compiere la verifica dobbiamo passare in rassegna l’elenco dell’allegato A. al D.Lgs. n. 509/1994.
Le Casse dei seguenti Enti realizzano la “previdenza obbligatoria”: Cassa nazionale di previdenza e assistenza avvocati e procuratori legali, Cassa di previdenza tra dottori commercialisti, Cassa nazionale previdenza e assistenza geometri, Cassa nazionale previdenza e assistenza ingegneri e architetti liberi professionisti, Cassa nazionale del notariato, Cassa nazionale previdenza e assistenza ragionieri e periti commerciali, prevedendo anche talora la gestione di quella facoltativa.
Restano da esaminare singolarmente gli altri Enti per i quali tutti non ci interessa in questa sede considerare le ipotesi residuali di concorrenza con l’INPS in quanto i soggetti siano tenuti a più contribuzioni.
ENPAV: Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza dei Veterinari, istituito con legge n. 91 del 15 febbraio 1958, è trasformato, a decorrere dal 1° gennaio 1995 in ente associativo in forza della delibera n. 4 assunta dall’Assemblea Nazionale dei Delegati in data 17 dicembre 1994.
Enpav espleta, con autonomia gestionale, organizzativa e contabile, le funzioni di previdenza e, compatibilmente con le disponibilità di bilancio, svolge attività di assistenza, in favore della Categoria dei Veterinari per la quale è stato originariamente istituito.
Iscritti negli Albi professionali dei veterinari, si è subito e automaticamente iscritti anche al registro dell’Enpav, senza bisogno di ulteriori formalità, mentre è facoltativa l’iscrizione all’ente qualora si tratti di veterinari che esercitano solo lavoro dipendente o autonomo, per i quali sono iscritti ad altra forma di previdenza definitiva obbligatoria; si deve però trattare della prima iscrizione all’Albo professionale e l’iscrizione deve essere successiva al il 27 aprile 1991. Possono iscriversi anche i veterinari che hanno compiuto 68 anni di età senza però aver maturato i 35 anni di contribuzione che vogliono continuare ad effettuare i versamenti per poter conseguire la pensione di vecchiaia prevista dall’ordinamento dell’Ente.
Per effettuare la cancellazione dall’ente, se si vuole mantenere l’iscrizione all’albo professionale, il veterinario deve presentare una domanda all’ente in cui siano accertati dei particolari suoi requisiti: deve aver effettuato l’iscrizione all’albo professionale dopo il 27 aprile 1991, deve aver esercitato esclusivamente lavoro dipendente o lavoro autonomo e deve essere stato iscritto ad altre forme di previdenza obbligatoria (sono richiesti gli stessi requisiti previsti per l’iscrizione facoltativa all’ente).
Coloro che, nonostante la cancellazione dall’Enpav, continuano ad essere iscritti all’albo professionale, devono comunque versare annualmente un contributo di solidarietà e devono spedire un Modello contenente i dati reddituali.
È possibile, una volta che sia stata effettuata la cancellazione dall’ente nonostante il mantenimento dell’iscrizione all’Albo professionale, presentare una domanda per richiedere l’iscrizione all’ente stesso. Per poter ottenere la re-iscrizione all’ente, si dovranno versare tutti i contributi nella misura minima così come essi sono fissati per l’anno in cui è stata presentata la domanda di re-is crizione all’ente. Da questi contributi dovrà essere detratto il contributo di solidarietà obbligatorio che colui che richiedere la re-iscrizione ha già versato anno per anno.
Enpav è quindi Ente ad appartenenza obbligatoria che non riscuote obbligatoriamente contributi aventi natura facoltativa, ma che consente l’iscrizione qualora si tratti di veterinari che esercitano solo lavoro dipendente o autonomo quindi iscritti ad altra forma di previdenza obbligatoria.
ENPAIA: Ente Nazionale per gli addetti e per gli impiegati in agricoltura è sorta in virtù dell’accordo collettivo stipulato il 4 settembre 1936 dalle Confederazioni degli Agricoltori e dei lavoratori agricoli, ed ottenne con regio decreto 14 luglio 1937 n. 1485, il riconoscimento giuridico come “Cassa Nazionale di Assistenza per gli Impiegati agricoli e forestali” (CNAIAF). Con successivi accordi venne affidata la gestione dell’assicurazione contro le malattie, dell’assicurazione contro gli infortuni, del trattamento per l’indennità di anzianità e di trattamento di previdenza, in aggiunta a quello pensionistico erogato dall’INPS.
Mediante i contratti collettivi, le categorie sceglievano gli “eventi” meritevoli di tutela assicurativa e quantificavano i mezzi finanziari da destinare allo scopo.
L’adozione di tale sistema aveva il fondamento sulla piena autosufficienza finanziaria delle gestioni e nella più assoluta omogeneità dei soggetti destinatari delle prestazioni.
Dopo il periodo di vigenza della contrattazione valida “erga omnes”, l’Ente convalidò la propria posizione giuridica e vide definita con precisione la propria sfera di competenza con la legge 29 novembre 1962 n. 1655, assumendo la denominazione di “Ente Nazionale di Previdenza e di Assistenza per gli impiegati dell’Agricoltura” (ENPAIA). Con tale legge veniva recepito l’ordinamento previdenziale precedente con il richiamo di tutti i contratti corporativi da cui aveva avuto origine.
La regolamentazione di ciascuna forma di previdenza continuava ad essere demandata ai regolamenti adottati dal Consiglio di Amministrazione dell’Ente e definitivamente poi approvati dal competente Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale.
Con la legge n. 833/1978 di istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, l’Ente venne a perdere la gestione dell’assicurazione contro le malattie e ad assumere la veste di Ente gestore di previdenza integrativa. (per coperture specifiche)
In base alla legge n. 1655 del 1962, e successive modifiche, gli impiegati agricoli, oltre a fruire delle assicurazioni sociali gestite dall’INPS (trattamento pensionistico, assegni familiari, disoccupazione involontaria, tubercolosi), devono essere iscritti all’Enpaia per le seguenti forme di previdenza: trattamento di fine rapporto (T.F.R.). Alla cessazione del rapporto di lavoro, l’ENPAIA in sostituzione del datore di lavoro corrisponde direttamente all’assicurato il TFR accantonato a suo nome ai sensi della legge 297/82. A richiesta degli interessati ed in presenza di tutti i requisiti prescritti, l’ENPAIA corrisponde, inoltre, l’anticipazione sul TFR. Il fondo di previdenza: l’assicurato, se in possesso di determinati requisiti previsti dal regolamento, può chiedere che la liquidazione del proprio conto individuale avvenga, anziché in capitale, sotto forma di pensione. L’assicurazione infortuni. Con tale assicurazione viene garantita all’iscritto la più completa copertura assicurativa contro ogni specie di infortunio, sia esso professionale, extraprofessionale e “in itinere”. Le prestazioni sono in massima parte erogate “in capitale”; per i casi più gravi è previsto in aggiunta anche un vitalizio proporzionato al grado di invalidità. Identica copertura viene assicurata contro le malattie professionali contemplate nella tabella annessa al regolamento.
L’Ente gestisce, inoltre, in favore dei propri assicurati una qualificata assistenza creditizia con la concessione di mutui ipotecari a tasso agevolato e piccoli finanziamenti.
Nel 1971 l’Ente sottoscrive una convenzione con ANBI e SNEBI per la gestione del fondo di accantonamento del trattamento di quiescenza dei dipendenti dei consorzi di bonifica.
Col D.Lgs. n. 509 del 1994 l’Enpaia mediante la delibera fondativa del 23 giugno 1995, diviene Fondazione Enpaia, Ente Nazionale di Previdenza per gli addetti e per gli impiegati in agricoltura, che in veste privatistica continua a gestire le forme di previdenza obbligatoria (Fondo T.F.R., Fondo di previdenza, Assicurazione infortuni) di cui alla legge n. 1655/62.
Nel 1996 Enpaia ha incrementato la sua attività ottenendo la gestione della previdenza obbligatoria delle nuove casse degli Agrotecnici e dei Periti Agrari che esercitano la libera professione, istituite ai sensi del decreto legislativo n. 103/96.
FASC: Fondo Agenti Spedizionieri e Corrieri.
La contribuzione al Fondo di Nazionale di Previdenza nasce da due contratti collettivi: il C.C.N.L. 16.11.1933 per gli impiegati dipendenti da imprese esercenti attività di spedizione, spedizionieri doganali, spedizionieri transitari e corrieri ed il C.C.N.L. 16.11.1933 per gli impiegati dipendenti da imprese esercenti il trasporto camionistico di cose a mezzo autocarri e trattrici, che recepiscono le disposizioni dell’art. 4 della Legge 3.4.1926 n. 563 e del Regio Decreto 1.7.1926, n.1130, che hanno costituito il Fondo stesso.
Lo statuto del Fondo è contenuto nel successivo C.C.N.L. 25.1.1936 per gli impiegati delle imprese dei spedizione e delle agenzie marittime. Gli accordi sindacali contenuti dei contratti nazionali di lavoro succedutisi nel tempo e rinnovati fino ai nostri giorni, confermano l’esistenza del Fondo e la Sua obbligatorietà.
Nel 1978 l’allora Fondo Nazionale è stato dichiarato ente di diritto pubblico, alla luce della funzione previdenziale, anche se aggiuntiva alla previdenza di base, svolta a favore degli impiegati delle case di spedizione, dei corrieri e della agenzie marittime. A seguito del D.Lgs. n. 509/1994 il Fondo diventa Fondazione rimanendo titolare di tutti i rapporti attivi e passivi del corrispondente ente previdenziale e del rispettivo patrimonio. Inoltre, continua a svolgere le attività previdenziali e assistenziali in atto riconosciute a favore delle categorie di lavoratori e/o professionisti per le quali è stato istituito, ferma restando la obbligatorietà della iscrizione e della contribuzione. A seguito della trasformazione la Fondazione si è dotata di un nuovo statuto e regolamento approvati con D.M. in data 2 novembre 1995.
INPDAI: Istituto Nazionale Previdenza per i Dirigenti di Aziende Industriali) nasce con il compito di gestire con proprie forme previdenziali i trattamenti pensionistici dei dirigenti industriali. Si autofinanzia mediante le entrate contributive obbligatorie e di altra natura (gestione di beni mobiliari e immobiliari). l’Istituto nasce nel 1929 come forma di assicurazione volontaria. La legge n. 967 del 27/12/1953 ha dichiarato il fondo sostitutivo all’Assicurazione Generale Obbligatoria. L’art. 2 sanciva che le pensioni INPDAI dovevano essere “non inferiori” a quelle previste dall’Inps. Significativi aggiornamenti sono stati introdotti nell’ordinamento INPDAI dalla legge 44/1973 e dal D.Lgs. n. 181 del 24/04/1997.
Agli assicurati INPDAI si applica la nuova riforma del Sistema Previdenziale della legge n. 243 del 23/08/2004 e le innovazioni della legge n. 247 del 24/12/2007. L’art. 42 della legge n.289 del 27 dicembre 2002 “legge finanziaria 2003” (Ci rcolare n. 44 del 26.02.2003) dispone la soppressione, con effetto dal 1 gennaio 2003, dell’INPDAI e il trasferimento di tutte le strutture e le funzioni all’Inps. Con effetto dalla medesima data sono iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria i titolari di posizioni assicurative e di trattamenti pensionistici con evidenza contabile separata. L’effetto più rilevante è costituito dall’abolizione del massimale contributivo e pensionabile. La Legge n. 243 del 23 agosto 2004 (entrata in vigore il 6.10.2004) attua la nuova riforma del sistema previdenziale anche per i dirigenti di azienda (Circ. n. 105 del 19.09.2005).
INPGI: Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani “Giovanni Amendola”. L’INPGI è l’unica istituzione che gestisca unitariamente, in regime sostitutivo e con regolamentazione autonoma, tutte le forme assicurative obbligatorie di previdenza ed assistenza a favore dei giornalisti professionisti e dei familiari aventi diritto. A tale assetto tecnico-giuridico è pervenuto attraverso un processo evolutivo graduale che prende l’avvio dalla costituzione a livello regionale delle “Casse pie di previdenza dei giornalisti” che sorsero, quale forma di mutualità volontaria, intorno al 1870 quando in Italia mancava un ordinamento giuridico della previdenza sociale.
Successivamente viene inserita la proposta, accettata dagli editori, di costituire un apposito “Fondo”. Nasce come istituto contrattuale, l’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani che, con Regio Decreto N. 838 del 25 marzo 1926, viene formalmente eretto a ente morale. Con l’emanazione della legge n. 3316, del 31 dicembre 1928 viene decretata la cessazione ufficiale delle “Casse pie” e la loro fusione nel neocostituito Istituto.
L’emanazione del provvedimento legislativo del 1950, che abolisce il limite massimo retributivo oltre il quale è escluso l’obbligo contributivo e afferma il principio della g eneralizzazione dell’obbligo assicurativo e fa nascere l’obbligo per gli editori di versare all’INPS i contributi già dovuti all’INPGI a seguito degli accordi contrattuali. La norma va a mettere in pericolo la sopravvivenza dell’ente e, per salvarlo, vengono inserite automaticamente le sue forme assicurative nel quadro istituzionale del regime generale obbligatorio, si afferma il carattere sostitutivo delle forme assistenziali e previdenziali da esso gestite a favore dei giornalisti professionisti nei confronti delle corrispondenti forme assicurative obbligatorie. L’iter si conclude con l’emanazione della legge 20 dicembre 1951, n. 1564, con la quale viene riconosciuto all’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani “Giovanni Amendola” il carattere sostitutivo di tutte le forme di previdenza e assistenza obbligatorie nei confronti dei giornalisti professionisti iscritti ad esso ed acquista natura giuridica di ente di diritto pubblico con personalità giuridica ed autonomia gestionale. La legge stabilisce che la misura dei contributi dovuti dai datori di lavoro e le prestazioni erogate dall’Ente non possono essere inferiori a quelle stabilite per le corrispondenti forme di assicurazione obbligatorie.
Con la legge 9 novembre 1955 n. 1122, contenente “Disposizioni varie per la previdenza e assistenza sociale attuate dall’Istituto “Giovanni Amendola” vengono date altre disposizioni. In applicazione di quanto disposto dal D.Lgs. n. 509/1994, l’INPGI ha assunto la natura giuridica di “Fondazione” sotto la vigilanza del Ministero del Lavoro e del Tesoro.
Onaosi: Fondazione Nazionale Assistenza Orfani Sanitari Italiani. Con la Legge 7 luglio 1901, n. 306, “portante provvedimenti per il Collegio-convitto per i figli dei Sanitari italiani in Perugia” diviene obbligatorio il contributo per tutti “i medici chirurghi, veterinari e farmacisti esercenti nel Regno alle dipendenze di pubbliche amministrazioni”. Tutti gli altri Sanitari “l iberamente esercenti” possono contribuire volontariamente.
Per effetto del D.Lgs. n. 509/1994 Onaosi si trasforma da ente pubblico in fondazione privata. Il 30 ottobre i Ministeri competenti approvano il primo statuto ed il regolamento della “privatizzazione”. Nel 1999 la Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi su alcuni ricorsi, conferma la legittimità dell’obbligo della contribuzione all’Onaosi in quanto fondata essenzialmente sul principio di solidarietà.
Sono tenuti al versamento del contributo: obbligatoriamente i medici veterinari, i farmacisti, i medici-chirurghi e odontoiatri, iscritti ai rispettivi ordini; facoltativamente i laureati delle professioni elencate la cui domanda sia stata accettata dalla Fondazione e le pubbliche amministrazioni individuate dal D. Lgs. 30 marzo 2001, n. 165. Gli assistiti dalla Fondazione sono gli orfani dei contribuenti obbligatori e volontari che, alla data del decesso, risultino iscritti e in regola con i versamenti dei contributi; i figli dei contribuenti obbligatori e volontari dichiarati totalmente e permanentemente inabili all’esercizio della professione, in regola con i versamenti e con cancellazione dai rispettivi Ordini provinciali; i figli dei contribuenti obbligatori cessati dal servizio, anche per dimissioni volontarie, oppure con 60 (sessanta) anni di età e che abbiano, in ogni caso, un minimo di 30 anni di contribuzione complessiva e che mantengano la contribuzione all’ONAOSI; e i figli dei contribuenti volontari che, avendo un minimo di 60 anni di età, abbiano versato complessivamente il contributo annuale per almeno 30 anni e che mantengano la contribuzione all’ONAOSI.
Le prestazioni erogate in favore dei soggetti assistiti sono: ammissione nei Convitti e Collegi Universitari, contributi in denaro, di carattere ordinario e/o straordinario il cui importo è legato all’ordine di studi seguito ed altro ancora ma nulla di natura previdenzi ale.
La verifica compiuta ci consente di affermare che nessuno degli enti di cui al D.Lgs. n. 509/1994 gestisca forme obbligatorie di previdenza integrativa.

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