Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
17 Settembre 2016

Le email illecitamente acquisite utilizzabili nel processo civile

Una pronuncia molto interessante del Tribunale di Milano del 27 luglio 2016 ha sancito l’utilizzabilità delle email illecitamente acquisite nell’ambito del processo civile. Nel concreto, si trattava di corrispondenza intercorsa via email tra un dipendente di una società e soggetti terzi, email di cui il datore di lavoro era venuto in possesso mediante illecito accesso alla posta elettronica del dipendente. Tali email erano poi state prodotte in giudizio per fondare la domanda risarcitoria nei confronti del dipendente.
Si noti che non si trattava di una causa di lavoro, bensì di un giudizio avente a oggetto la concorrenza sleale del dipendente, che aveva intenzione, assieme ad altri soggetti, di avviare un’impresa autonoma in concorrenza con quella presso cui era attualmente impiegato (si veda “La concorrenza sleale: nuovi strumenti per difendersi?”).
Il Collegio della Sezione specializzata in materia di Impresa ha stabilito che “dette mail costituiscano una produzione documentale ammissibile ed utilizzabile nei limiti della rilevanza che il Tribunale riterrà di attribuirvi”.
Nel motivare la decisione il Tribunale compie un’ampia ricognizione delle posizioni espresse dalla giurisprudenza in materia, individuando due filoni, uno definito “tradizionale” e uno recente, che fa capo in particolare al Tribunale di Torino.
Secondo la posizione tradizionale, laddove il giudice accerti e valuti incidentalmente, caso per caso, la illiceità della prova, la stessa non potrà essere utilizzabile, neppure a livello meramente indiziario: “l’utilizzo in un giudizio di prove ottenute o raccolte illecitamente sarebbe inconciliabile con la logica costituzionale tesa alla primaria tutela della persona e dei suoi diritti nonché alla garanzia dei principi del giusto processo, e con la naturale inclinazione del nostro ordinamento a rigettare qualsivoglia forma di arbitrario e violento esercizio delle proprie ragioni (di cui le prove illecitamente procurate sarebbero una chiara espressione)”.
Secondo l’orientamento più recente, invece, “è ammissibile la produzione in giudizio di messaggi telefonici e di posta elettronica, anche ove assunti in violazione alle norme di legge”. E ciò in quanto il codice di procedura civile non contiene alcuna norma che sancisca un principio di inutilizzabilità delle prove illegittimamente acquisite in violazione di legge; ed inoltre perché “l’art 160, n. 6 d.lgs. 196/2003 stabilisce che la validità e l’utilizzabilità nel procedimento giudiziario di documenti, basati sul trattamento di dati personali non conforme a disposizioni di legge, restano disciplinate dalle pertinenti disposizioni processuali della materia penale e civile. Il contemperamento tra il diritto alla riservatezza e il diritto di difesa è rimesso, in assenza di una precisa norma processuale civile, alla valutazione del singolo giudice nel caso concreto”.
A sostegno di questa ultima tesi viene ripreso anche un altro precedente di merito, sempre del Tribunale di Milano (28/7/2015), nonché una Cassazione del 2004 n. 22923, secondo cui “occorre, in definitiva, separare la questione processuale della produzione dei documenti, connessa alla diritto di difesa e alla connessa possibilità per il giudice di esaminare la documentazione prodotta, dalla questione sostanziale relativa alle modalità di acquisizione della documentazione; questione che andrà valutata in un’ottica penalistica o civilistica del tutto autonoma”.
In sintesi, la produzione di documenti abusivamente acquisiti potrà divenire elemento di prova all’interno del processo civile. Tuttavia occorre sempre considerare che, da un lato, la decisione in merito alla ammissibilità o meno in giudizio di tali prove è demandata al singolo giudice; dall’altro, la produzione o, meglio, anche la semplice richiesta di ammissione della prova, espone a possibili contro-iniziative in sede civile e penale, laddove l’acquisizione illecita integri la violazione di specifiche norme dell’ordinamento, come ad esempio quelle di materia di tutela della privacy (sul tema si vedano due approfondimenti nel sito: “Verifiche e ispezioni sui computer aziendali da parte del datore di lavoro” e “Novità sulla policy aziendale per l’uso degli strumenti informatici da parte dei dipendenti”).

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