Categorie approfondimento: Voluntary disclosure
11 Dicembre 2014

Effetti in ambito penale dell’adesione alla voluntary disclosure

Di cosa si tratta

Dopo l’articolo 5-quater, disciplinante i vari aspetti della Voluntary Disclosure introdotta in data 4 dicembre 2014 ha introdotto un ulteriore articolo al D.L. 167/90, il 5-quinquies deputato alla disciplina degli effetti della procedura di collaborazione volontaria relativa ad attività finanziarie e patrimoniali costituite o detenute all’estero.
In tale sede si afferma che colui che presta la collaborazione volontaria in relazione alle sole condotte relative agli imponibili, alle imposte e alle ritenute oggetto della collaborazione non è punibile per una serie di reati compendiabili in due macro-categorie.
Si ricalca in sostanza lo stesso schema già proposto nel 2009 allorquando si introdusse lo “Scudo fiscale”.
La prima macro-categoria è costituita dai reati “tributari” introdotti dal d. lgs. 74/00, recante la nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, e più nello specifico:
– dalla “Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti” (art. 2) che punisce la condotta di “chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte elementi passivi fittizi”;
– dalla “Dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici” (art. 3) che, al di fuori dei casi di cui al punto precedente, punisce la condotta di chi “al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, sulla base di una falsa rappresentazione nelle scritture contabili obbligatorie e avvalendosi di mezzi fraudolenti idonei ad ostacolarne l’accertamento, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi fittizi, quando, congiuntamente: a) l’imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte, a euro trentamila; b) l’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi fittizi, è superiore al cinque per cento dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o, comunque, è superiore a euro un milione”;
– dalla “Dichiarazione infedele” (art. 4) che, al di fuori dei casi di cui ai due punti precedenti, punisce la condotta di chiunque “al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi fittizi, quando, congiuntamente: a) l’imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte, a euro cinquantamila; b) l’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi fittizi, è superiore al dieci per cento dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o, comunque, è superiore a euro due milioni”;
– dalla “Omessa dichiarazione” (art. 5) che punisce la condotta di chi “al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, non presenta, essendovi obbligato, una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte, quando l’imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte a euro trentamila. 2. Ai fini della disposizione prevista dal comma 1 non si considera omessa la dichiarazione presentata entro novanta giorni dalla scadenza del termine o non sottoscritta o non redatta su uno stampato conforme al modello prescritto”;
– dall’“Omesso versamento di ritenute certificate” (art. 10-bis) che punisce la condotta di chi “non versa entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto di imposta ritenute risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituiti, per un ammontare superiore a cinquantamila euro per ciascun periodo d’imposta.”;
– dall’“Omesso versamento di IVA” (art. 10-ter) che, al di fuori dei casi di cui al punto precedente e nei limiti ivi previsti, punisce la condotta di chi “non versa l’imposta sul valore aggiunto, dovuta in base alla dichiarazione annuale, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo”.
La seconda macro-categoria è costituita dai reati “codicistici”, in relazione ai quali è prevista la non punibilità delle condotte da essi previste purché commesse in relazione ai reati “tributari” sopra riportati:
– dal “Riciclaggio” (art. 648-bis c.p.) che, fuori dei casi di concorso nel reato, punisce la condotta di chi “sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo, ovvero compie in relazione ad essi altre operazioni, in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da da 5.000 a euro 25.000”;
– dall’“Impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita” (art. 648-ter c.p.) che, fuori dei casi di concorso nel reato e dei casi previsti dagli articoli 648 e 648-bis, punisce la condotta di chi “impiega in attività economiche o finanziarie denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da euro 5.000 a euro 25.000”.
Il nuovo art 5-quinquies del D.L. 167/90 aggiunge poi che limitatamente alle attività oggetto di collaborazione volontaria, le condotte previste dall’introdotto reato di autoriciclaggio (si veda nel sito l’articolo “il nuovo reato di autoriciclaggio”) non sono punibili se commesse in relazione ai reati tributari poc’anzi individuati sino alla data del 30 settembre 2015, entro la quale può essere attivata la procedura di collaborazione volontaria.
Le disposizioni poc’anzi indicate si applicano sia al caso di voluntary disclosure “ordinaria”, ossia relativa alle attività finanziarie e patrimoniali costituite o detenute all’estero, sia alla voluntary disclosure “interna” (si veda nel sito l’articolo “Estensione della voluntary disclosure: non solo denaro all’estero”) e ciò in forza del richiamo operato dall’art. 1, comma 4, lett. b) della Legge approvata in data 4 dicembre 2014.

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