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16 Gennaio 2019

Ancora sulla duplice contribuzione dei soci amministratori di srl

Con ordinanza della Corte di Cassazione del 4 maggio 2018, n. 10763, la Corte è tornata ad occuparsi della doppia contribuzione dei soci di SRL che siano anche amministratori e del conseguente obbligo alla duplice iscrizione e pagamento degli oneri previdenziali ai due diversi titoli.
Con questa pronunzia la Corte riesamina la posizione dell’amministratore e le relative competenze come anche gli elementi probatori che debbano esistere a supporto di una pretesa attività lavorativa con sua partecipazione personale al lavoro aziendale con caratteri di abitualità e prevalenza.
La Corte di appello aveva rilevato che l’Inps pretendeva la contribuzione sulla sola base della formale posizione di socio rivestita, mancando la prova dell’eventuale disimpegno di compiti operativi, ma l’istruzione testimoniale, unico supporto della decisione, aveva confermato che l’appellante svolgeva solo compiti di gestione che l’incarico di amministratore comporta in base alla sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione n. 3240 del 2010.
L’INPS ha ricorso per cassazione con un motivo di censura con il quale denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 1, co. 203 e 208, della legge n. 662 del 1996, come interpretato dall’art. 12, co. 11, del D.L. 31 maggio 2010, n. 78 convertito in legge 30 luglio 2010 n. 122; nonché il vizio di motivazione per avere il giudice di secondo grado ritenuto che l’Istituto non avesse dimostrato il requisito della partecipazione personale al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza, pur essendo emerso in giudizio che il socio “passava più volte alla settimana per dare le direttive e verificare l’andamento dell’attività e non svolgeva altre attività”.
Il ricorso è stato respinto in quanto in seguito all’emanazione della norma interpretativa le Sezioni Unite con la sentenza n. 17076/2011, hanno riconosciuto la legittimità della doppia iscrizione del socio amministratore di SRL, che partecipi con abitualità e prevalenza al lavoro aziendale, e hanno escluso che la normativa contrasti con i principi costituzionali e con quelli dettati dalla Convenzione EDU; fissando i seguenti principi di diritto : “Il D.L. 31 maggio 2010, n. 78, art. 12, co. 11, convertito in legge, con modificazioni, dalla L. 30 luglio 2010, n. 122, art. 1, co. 1 – che prevede che la L. 23 dicembre 1996, n. 662, art. 1, comma 208, si interpreta nel senso che le attività autonome, per le quali opera il principio di assoggettamento va prevista per l’attività prevalente, sono quelle esercitate in forma d’impresa dai commercianti, dagli artigiani e dai coltivatori diretti, i quali vengono iscritti in una delle corrispondenti gestioni dell’INPS, mentre restano esclusi dall’applicazione della L. n. 662 del 1996, art. 1, comma 208, i rapporti di lavoro per i quali è obbligatoriamente prevista l’iscrizione alla gestione previdenziale di cui alla L. 8 agosto 1995, n. 335, art. 2, co. 26, – costituisce disposizione di interpretazione autentica, diretta a chiarire la portata della disposizione interpretata, e pertanto, in quanto tale, non è lesiva del principio del giusto processo di cui all’art. 6 CEDU, trattandosi di legittimo esercizio della funzione legislativa.
Quindi non operando l’unificazione della contribuzione sulla base del parametro dell’attività prevalente, quale prevista dalla L. 23 dicembre 1996, n. 662, art. 1, co. 208″, la norma di interpretazione autentica è stata poi scrutinata anche dalla Corte Cost. (sentenza n.15/2012), ed anche tale sentenza ha escluso qualsiasi profilo di illegittimità costituzionale riconoscendo alla norma una portata interpretativa e come tale un’efficacia naturalmente retroattiva.
Stabilito che per l’amministratore di società che partecipi all’attività aziendale vi possa essere la doppia iscrizione, rimane sempre da accertare in concreto il presupposto della partecipazione personale all’attività aziendale in modo abituale e prevalente ai fini dell’iscrizione alla gestione commercianti; si deve quindi dare applicazione all’art.1, co. 203 legge 662/1996, il quale ha sostituito il primo comma dell’art. 29 della legge 3 giugno 1975, n. 160, con il seguente disposto: “L’obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali …, sussiste per i soggetti che siano in possesso dei seguenti requisiti: a) siano titolari o gestori in proprio di imprese che, a prescindere dal numero dei dipendenti, siano organizzate e/o dirette prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti la famiglia, ivi compresi i parenti e gli affini entro il terzo grado, ovvero siano familiari coadiutori preposti al punto di vendita; b) abbiano la piena responsabilità dell’impresa ed assumano tutti gli oneri ed i rischi relativi alla sua gestione. Tale requisito non è richiesto per i familiari coadiutori preposti al punto di vendita nonché per i soci di società a responsabilità limitata; c) partecipino personalmente al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza; d) siano in possesso, ove previsto da leggi o regolamenti, di licenze o autorizzazioni e/o siano iscritti in albi, registri o ruoli”.
Per la Corte il requisito della partecipazione personale al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza, deve essere inteso in relazione ad un criterio non predeterminato di tempo e di reddito, da accertarsi in senso relativo e soggettivo, ossia facendo riferimento alle attività lavorative espletate dal soggetto considerato in seno alla stessa attività aziendale costituente l’oggetto sociale della SRL, al netto dell’attività esercitata in quanto amministratore, e non già comparativamente con riferimento a tutti gli altri fattori produttivi dell’impresa; la tesi si attaglia all’interpretazione più logica della norma volta a valorizzare l’elemento del lavoro personale; aderisce poi alla ratio estensiva dell’obbligo assicurativo introdotto dal legislatore per i soci di SRL con la norma in esame, evitando di restringere l’area di applicazione dell’assicurazione commercianti e di lasciare fuori i casi in cui l’attività del socio di SRL non venga ritenuta preponderante rispetto agli altri fattori produttivi.
In tale logica estensiva ed unificante diventa necessario considerare quindi la partecipazione al lavoro aziendale, ma deve, altresì, precisarsi che, stante l’ampiezza della dizione usata dal legislatore, per partecipazione personale al lavoro aziendale deve intendersi non soltanto l’espletamento di un’attività esecutiva o materiale, ma anche di un’attività organizzativa e direttiva, di natura intellettuale, posto che il socio offre il proprio personale apporto all’attività di impresa, ingerendosi nel ciclo produttivo.
È quindi centrale vedere la distinzione tra la partecipazione personale al lavoro aziendale in modo abituale e prevalente e non può essere scambiata questa con l’espletamento dell’attività di amministratore per la quale il socio è iscritto alla gestione separata.
Occorre distinguere tra prestazione di lavoro ed attività di amministratore e la distinzione delle due posizioni è alla base dei dati normativi di partenza posto che la legge richiede che il socio partecipi al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza; mentre qualora il socio si limiti ad esercitare l’attività di amministratore egli dovrà essere iscritto alla gestione separata.
Non devono confondersi l’attività inerente al ruolo di amministratore da quella di lavoratore neppure quando la seconda attività si esplica al livello più elevato dell’organizzazione e della direzione). Si tratta di attività che rimangono su piani giuridici differenti, dal momento che l’attività di amministratore si basa su una relazione di immedesimazione organica o di mandato ex 2260 c.c. e comporta, a seconda della concreta delega, la partecipazione ad una attività di gestione, l’espletamento di una attività di impulso e di rappresentanza che è rivolta ad eseguire il contratto di società assicurando il funzionamento dell’organismo sociale e sotto certi aspetti la sua esistenza.

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