Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
15 Dicembre 2014

Doppio risarcimento da azione di responsabilità nella s.r.l. nei confronti della società che l’amministra

Di cosa si tratta

Il tema che ci poniamo deve essere letto in senso ampio, cioè considerando come amministratore non solo l’ipotesi di una società a ciò nominata, ma anche quel soggetto che va in concreto ad amministrare una società a responsabilità limitata (il tema è stato considerato nel sito: “ Società amministratore di altre società”).
Il socio di una SRL può promuovere un’azione di responsabilità nei confronti dell’amministratore ai sensi dell’art. 2476 cod. civ., ma se l’amministratore è un’altra società di capitali oppure quand’anche questa non abbia veste ufficiale di amministratore, ma in fatto sia il soggetto che amministra, si andrebbe a realizzare una situazione decisamente particolare: il socio potrebbe promuovere ex art. 2476 cod. civ. l’azione di responsabilità sia nei confronti dell’amministratore sia nei confronti di questa società al diverso titolo di soggetto che esercita la direzione e il coordinamento, come previsto dall’art. 2497 cod. civ., ricorrendone i presupposti.
Verremmo all’apparenza ad avere che il socio potrebbe essere risarcito due volte per lo stesso danno arrecato alla società amministrata.
Questo tema è stato evidenziato in dottrina (Roberto Pennisi: “La legittimazione della società diretta all’azione di responsabilità per abuso di attività di direzione e coordinamento”, Milano 2014, pag. n. 1638: “Il problema del “sovrarisarcimento”) e in concreto abbiamo in corso ora un giudizio nel quale resistiamo per conto di un soggetto all’epoca dei fatti amministratore delegato, ma non presente nella società che dirige.
Nel richiamato giudizio il socio chiede il ripristino della situazione di pregiudizio che l’amministratore avrebbe arrecato, ma anche il risarcimento da parte della società che in fatto amministra la società, disponendo anche della posizione di direzione e coordinamento.
La domanda che ci poniamo è se sia ammissibile in uno stesso giudizio formulare la domanda nei confronti dei due soggetti in diverse vesti e raccogliere un doppio risultato risarcitorio.
L’autore citato conclude che non vi possa essere un doppio risarcimento; uno infatti sarebbe rappresentato da quanto derivante dal danno che l’amministratore avrebbe arrecato, che si realizza nella società con il ripristino della condizione antecedente, e l’altro da un maggior danno che dovrebbe essere risarcito per la parte che non ha tratto beneficio a danno appunto della società che è diretta.
L’art. 2497 cod. civ. riconosce espressamente che il risarcimento possa essere evitato mediante una integrale eliminazione spontanea del danno nel patrimonio della società con effetti ripristinatori; potremmo in tale senso pensare che venga compensata la gestione condotta se “subottimale”, cioè a danno della società diretta e spostato come utilità sulla società dirigente. In questa operazione, il risarcimento dovendo essere operato “integralmente”; si dovrebbe anche ripristinare la quota che è andata a vantaggio del titolare dell’altra quota di partecipazione di chi effettua la direzione; se questo non si operasse, la società verrebbe privata di un valore che deve invece restare nella società diretta.
Da un lato il problema potrebbe risolversi, come è stato proposto, nel graduare nel tempo l’introduzione delle azioni che consentirebbe di capire l’esistenza del danno lamentato e la sua misura; quindi con un concetto quale “l’azione esperita per prima” oppure nel ritenere preclusa l’azione del socio se non esperita prima dell’azione della società; così non crediamo che si risolva il tema, che resta a nostro avviso quando le azioni siano svolte nel medesimo giudizio.
Anticipando le conclusioni di quanto si dirà in tema di danno e di nesso causale, e immaginando l’ammissibilità di un’azione congiunta contro gli amministratori nelle due sedi, diretta contro l’amministratore e contro gli amministratori dell’amministratore, il danno è comunque uno solo come effetto economico massimo ammissibile proprio per effetto di quello che è il danno recuperabile nei confronti di chi lo ha arrecato e nella misura che si rappresenta come effetto della condotta tenuta, e rappresenta il limite a quanto possa essere preso in considerazione e riconosciuto.

(Visited 9 times, 2 visits today)