Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
4 Febbraio 2012

Doppia contribuzione per il socio in società commerciale

Di cosa si tratta

Attesa oramai da tempo è arrivata una decisione che piacerebbe se dovesse diventare l’orientamento definitivo sul tema della prescrizione dei crediti INPS anche nel caso di denunzia del lavoratore. È la sentenza della Corte di Cassazione, sezione lavoro, in data 30 novembre 2011, depositata il 24 gennaio 2012, n. 948.
Al giudizio in Cassazione si arriva con l’impugnazione della sentenza della Corte d’appello di Firenze che era stata depositata nell’aprile del 2006; dopo sei anni.
Il caso affrontato era relativo a contributi non corrisposti dal 1988 al 1993, prima quindi della D.Lgs. 8 agosto 1995, n. 335 e con accertamento avvenuto nel 1999; la denuncia del lavoratore era stata fatta alla fine dell’anno precedente, mentre il rapporto di lavoro si era esaurito nel 1993.
Ricordiamo che l’art. 3, 9° comma dispone: “9. Le contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria si prescrivono e non possono essere versate con il decorso dei termini di seguito indicati: a) dieci anni per le contribuzioni di pertinenza del Fondo pensioni lavoratori dipendenti e delle altre gestioni pensionistiche obbligatorie, compreso il contributo di solidarietà previsto dall’articolo 9-bis, comma 2, del decreto-legge 29 marzo 1991, n. 103, convertito, con modificazioni, dalla legge 1 giugno 1991, n. 166, ed esclusa ogni aliquota di contribuzione aggiuntiva non devoluta alle gestioni pensionistiche. A decorrere dal 1 gennaio 1996 tale termine è ridotto a cinque anni salvi i casi di denuncia del lavoratore o dei suoi superstiti; b) cinque anni per tutte le altre contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria“.
La Corte d’Appello aveva ritenuto che la denuncia del lavoratore potesse essere idonea a mantenere il termine decennale in quanto intervenuta prima del 31 dicembre 1995, come per gli atti interruttivi dell’INPS e comunque entro il quinquennio dalla scadenza dei contributi. Nel caso in concreto invece la denuncia essendo successiva al 1995 portava il termine a cinque anni.
La tesi del ricorrente INPS era che una denuncia, anche successiva al 31 dicembre 1995, non avesse il termine di prescrizione di cinque anni, ma ancora di dieci se entro questo periodo interveniva la denuncia.
Come da altro precedente giurisprudenziale (Cass. civ. sezione Lavoro 24 febbraio 2006, n. 4153), la denunzia del lavoratore mantiene in vita il termine decennale solo quando sia intervenuta prima del 31 dicembre 1995, come per gli atti interruttivi. Per i contributi anteriori alla legge, ma per i quali alla data di entrata in vigore della norma il quinquennio non fosse ancora maturato, il termine decennale può operare mediante una denunzia intervenuta nel corso del quinquennio dalla data della loro scadenza.
Il prolungamento del termine una volta che il credito contributivo risulti prescritto non può operare se non vi sia stata denuncia nel termine che fosse maturato prima dell’entrata in vigore della legge.
Considera la Corte anche il tema della conoscenza dell’interruzione del termine con atto che il destinatario non conosca. Se il lavoratore presenta la denuncia che non raggiunge il datore di lavoro, ma è rivolta all’INPS, Direzione Provinciale del Lavoro, Guardia di Finanza, non per questo non produce l’effetto.
In modo espresso il legislatore non ha stabilito il termine per presentare la denuncia per stabilire se questo sia decennale, determinando solamente che la denuncia debba intervenire entro il quinquennio dalla data della scadenza dei contributi. Il prolungamento si applica in quanto il diritto non sia venuto meno; cioè se il credito contributivo non è prescritto e non si sia estinto, allora sarà considerabile il termine da applicare alla denuncia. Questo è il senso di “salvi i casi di sua scadenza”, cioè ipotesi eccezionale di applicazione del termine decennale.
Una volta entrata in vigore la legge il termine è di cinque anni in caso di mancata denunzia.
La legge non assicura alcuna possibilità di salvezza per il passato e produce un effetto retroattivo per i contributi scaduti prima della sua entrata in vigore in quanto equipara i contributi scaduti prima a quelli scaduti dopo (comma 10). Per impedire questo effetto per quelli antecedenti una pronuncia della Cassazione n. 18540 del 2004 ha affermato che la denuncia del lavoratore può avere la valenza decennale, ma la denuncia deve intervenire entro il quinquennio successivo alla data del 1° gennaio 1996 e non dalla data di scadenza dei contributi. Questo orientamento viene contestato stante il fine delle disposizioni che era quello di accorciare i termini e non di allungarli.

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