Categorie approfondimento: Societario
5 Settembre 2006

Diritto societario: la distribuzione degli utili e le riserve

Di cosa si tratta

La distribuzione degli utili realizzati da una società è un tema interessante principalmente sotto due profili: quello civilistico proprio e quello fiscale. Ci soffermiamo sul primo trattando il secondo nel diverso spazio dedicato a questa materia nel sito.
Dopo la riforma della materia in vigore dal 1° gennaio 2004, nel caso di società che adotta il sistema di amministrazione “classico”, ovvero quello monistico, la stessa assemblea, che provvede anche all’approvazione del bilancio, delibera in ordine alla distribuzione degli utili e/o delle riserve di utili ai soci di regola in proporzione alle quote di patrimonio netto dagli stessi detenute, punto sul quale ritorneremo proprio perché oggetto di novità.
Nel caso di adozione del sistema di amministrazione dualistico, previsto degli artt. 2409-octies e ss. c.c., l’approvazione del bilancio e la deliberazione sulla distribuzione degli utili si dissociano fra loro: l’approvazione del bilancio è di competenza del consiglio di sorveglianza, mentre la delibera di distribuzione dell’utile resta di competenza dell’assemblea ordinaria ai sensi dell’art. 2364-bis, co. 1, n. 4, c.c..
Il diritto alla percezione del dividendo sorge nel momento in cui l’assemblea dei soci delibera la distribuzione dell’utile ed è considerato un vero e proprio diritto di credito nei confronti della società. Il dividendo deliberato può essere corrisposto in denaro o in natura, anche in mancanza di un’espressa clausola statutaria. Nell’ipotesi in cui, in seguito alla delibera di distribuzione degli utili, il socio non provvedesse all’incasso, a norma dell’art. 2949, c.c., il corrispondente diritto di credito sarebbe soggetto a prescrizione quinquennale.
Il provvedimento di distribuzione degli utili deve stabilire: l’importo da distribuire; la data a partire dalla quale sarà eseguibile il pagamento del dividendo; la natura e l’importo del credito d’imposta eventualmente attribuito ai soci.
La distribuzione dei dividendi può essere deliberata anche in assenza di utili dell’esercizio, provvedendo alla distribuzione delle riserve di utili e/o di capitali. Per le riserve vigono particolari disposizioni volte a limitarne la distribuzione, che portano a distinguere le riserve in funzione della loro distribuibilità e disponibilità. Infatti si può avere la disponibilità per eseguire operazioni sul capitale come l’utilizzo per l’aumento o per la copertura di perdite di esercizio, e la distribuibilità attribuendole ai soci in tutto o in parte. Le due caratteristiche (disponibilità e distribuibilità) possono coesistere o non coesistere. Si può dire che una riserva distribuibile sia anche disponibile, ma non il contrario.
La “Riserva da sovrapprezzo delle azioni” è una riserva disponibile per l’aumento gratuito del capitale sociale e/o per la copertura di perdite dell’esercizio, mentre è distribuibile soltanto al ricorrere della condizione individuata dall’art. 2431, c.c., cioé quando la “Riserva legale” abbia raggiunto il quinto del capitale sociale.
È una riserva non disponibile e anche non distribuibile la “Riserva per azioni proprie in portafoglio”, che deve rimanere iscritta tra le poste “ideali” del patrimonio netto per un ammontare pari all’importo delle azioni proprie iscritte all’attivo; sino a quando le azioni proprie permangono nel patrimonio della società, tale riserva non è disponibile per l’aumento gratuito del capitale ovvero per coprire le perdite dell’esercizio.
Esistono casi in cui riserve, che sarebbero distribuibili, perdono tale caratteristica, quantomeno “per massa” indistinta, divenendo (almeno temporaneamente) riserve soltanto disponibili, senza per questo mutare la loro destinazione contabile originaria; è il caso in cui la società iscriva nell’attivo dello Stato patrimoniale costi di impianto e di ampliamento, di ricerca, di sviluppo e di pubblicità aventi utilità pluriennale. L’art. 2426, co. 1, n. 5), c.c., dispone che, fino a quando l’ammortamento dei predetti costi non è completato, “possono essere distribuiti dividendi solo se residuano riserve disponibili sufficienti a coprire l’ammontare dei costi non ammortizzati”; in tale caso, ove le riserve disponibili non fossero di ammontare almeno pari a questa grandezza, per l’importo eccedente sarebbe necessario imporre un vincolo di non distribuibilità temporanea sulla “massa” delle riserve distribuibili, che diverrebbero soltanto disponibili.
La “Riserva Legale” ha la funzione di rafforzare in aggiunta al capitale sociale la garanzia patrimoniale a favore dei creditori; si forma per effetto dell’accantonamento di una quota parte degli utili netti annuali risultanti dal bilancio d’esercizio, regolarmente approvato dall’assemblea, che è obbligata a procedere ai sensi dell’art. 2430 c.c. all’accantonamento richiesto. La “Riserva legale” non è distribuibile ai soci, ma è disponibile per la copertura delle perdite dopo avere preventivamente utilizzato allo scopo tutte le riserve disponibili e distribuibili, e prima di intaccare il capitale sociale; non risulterebbe disponibile per aumentare gratuitamente il capitale sociale. Tale orientamento è confermato anche dal Principio contabile nazionale n. 28, il quale, richiamando il disposto dell’art. 2430 c.c., fa presente come la “Riserva Legale”, sino a quando non raggiunga il quinto del capitale sociale, rappresenti una riserva disponibile solo per la copertura di perdite, non anche per l’aumento del capitale sociale; infatti, può essere “… utilizzata (indipendentemente dall’entità raggiunta) solo per la copertura di perdite. In tal caso dovranno essere preventivamente utilizzate tutte le altre riserve disponibili e indisponibili”.

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