Categorie approfondimento: Fallimentare
18 Giugno 2006

Diritto fallimentare: l’entrata in vigore della riforma

Di cosa si tratta

In virtù dei poteri attribuiti dalla legge n. 80/2005, con il D.L.vo n. 5 del 9 gennaio 2006, pubblicato in GG.UU. n. 12 del 16 gennaio 2006, è ora legge la riforma delle procedure concursuali.
Le nuove disposizioni, che si intrecciano con almeno altre tre parziali riforme, intervenute in materia nel corso del 2005, regolano in modo nuovo la materia fallimentare.
Per gli operatori, ma invero per tutti, è alto l’interesse ai nuovi contenuti, che avranno concreta applicazione nei fatti attraverso l’interpretazione che ne verrà offerta.
Di tutto ciò che è cambiato entra in vigore subito solamente quanto previsto da cinque articoli, mentre il resto entrerà in vigore il 16 luglio 2006.
I punti di immediata applicazione sono:

  1. art. 45, che modifica l’art. 48 l.fall., la corrispondenza del fallito,
  2. art. 49, che abroga l’art. 50 L.Fall., relativo alla residenza e il domicilio,
  3. art. 47 l’abolizione del pubblico registro dei falliti,
  4. art. 151, che abroga l’art. 1 Legge 178/2002, impedisce la transazione sui tributi statali e
  5. art. 152, che abroga alcune limitazioni personali del fallito e fa conservare l’elettorato attivo.

Mentre in precedenza la corrispondenza indirizzata al fallito passava al curatore, che restituiva quella personale al soggetto interessato, diventa ora il fallito a selezionare che cosa deve inviare al curatore e che ha ricevuto anche per posta elettronica. La disposizione dà una responsabilità al fallito, che, se non osserva il precetto, si trova con la sanzione di non ottenere l’esdebitazione.
Mentre esisteva un obbligo di residenza e di non allontanamento, ora il fallito deve essere a disposizione, ha un obbligo di reperibilità che si rispetta indicando dove è raggiungibile. Quindi i cambiamenti di residenza o di domicilio vanno comunicati al curatore e, quando chiamato dagli organi della procedura, il fallito è tenuto a presentarsi. All’obbligo soggiaciono anche gli amministratori o i liquidatori di società od enti dichiarati falliti. In caso di impedimento sarà il giudice a stabilire se il fallito possa essere sostituito da un mandatario.
L’infamia dell’iscrizione al pubblico registro è stata soppressa con la eliminazione del vecchio art. 50, che dava pubblicità a tale condizione, ora realizzata dalla Camera di Commercio, e dà l’altra conseguenza automatica, che era prevista dalla vecchia disposizione, e cioé la soggezione alle incapacità previste dalla legge, che ora è venuta meno.
Viene meno la norma che consentiva, dopo l’inizio dell’esecuzione forzata, di fare una transazione sui tributi statali iscritti a ruolo se era più conveniente dell’esecuzione forzata. L’abrogazione va quindi ad impedire che, quando si versi già in situazioni di insolvenza, il fallito possa fare ricorso ad un istituto che possa comportare effetti negativi alla successiva procedura.
Quale conseguenza, espressa da altra abrogazione, viene meno l’incapacità a votare, essendo ora eliminato il periodo di cinque anni durante i quali il fallito non poteva votare.

(Visited 4 times, 7 visits today)