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27 Giugno 2017

Diritti del socio che esercita il recesso dalla Srl o dalla SpA

Il Tribunale di Milano con la sentenza del 4/5/2017 è tornato ad occuparsi del tema relativo ai diritti del socio che esercita il recesso dalla Srl o dalla SpA e gli effetti che tale recesso produce.
In particolare la questione che si pone è capire se, una volta esercitato il recesso, il socio recedente mantenga dei diritti sociali e se possa esercitarli validamente: si pensi ad esempio al diritto di voto in assemblea o il diritto di esercitare azioni di responsabilità nei confronti degli amministratori.
Il tema è controverso, sia in giurisprudenza che in dottrina, e non c’è una risposta univoca sul punto, anche perché le norme che entrano in gioco in materia di S.p.a. e S.r.l. lasciano aperte le porte a diverse interpretazioni.
Con riferimento alla giurisprudenza milanese, l’orientamento prevalente è quello che conferma in capo al socio recedente i diritti derivanti dalla posizione di socio, fino al momento in cui non vi sia stata l’effettiva liquidazione della sua quota da parte della società.
Secondo tale prospettiva, infatti, il recesso dalla Srl, o da altra società di capitali, va qualificato come una “fattispecie a formazione progressiva”, perché composta da vari atti diversi tra loro che si susseguono: la delibera o il fatto legittimante il diritto di recesso, la dichiarazione di recesso del socio, la comunicazione della dichiarazione alla società, il decorso del termine, la mancata revoca della delibera legittimante il recesso e la liquidazione della quota.
La dichiarazione di recesso in quanto tale non determinerebbe da sola lo scioglimento del rapporto sociale.
Senza volerci ora addentrare nelle questioni giuridiche che stanno alla base dell’una e dell’altra tesi, il Tribunale di Milano ha ritenuto di “aderire all’orientamento già espresso dalla Corte d’Appello di Milano, secondo il quale, dopo la comunicazione del recesso, il socio mantiene la sua qualità e la titolarità dei diritti inerenti alla sua partecipazione fino al termine del procedimento di liquidazione della partecipazione”.
Va osservato però che il riconoscimento di tali diritti non è illimitato e infatti si precisa che il recesso non impedisce al socio l’esercizio di “quei diritti strettamente connessi al diritto alla liquidazione della quota e strumentali alla salvaguardia dell’integrità del patrimonio sociale, come – ai fini che qui rilevano – l’esercizio dell’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori”.
Il Giudice milanese richiama anche la pronuncia Cassazione n. 5548/2004 (estensore Rordorf) secondo cui è “condivisibile l’opinione di chi reputa perdurante la qualità di socio del receduto fino al momento in cui sia concluso il procedimento di liquidazione e rimborso della quota” affermando invece che la natura di atto unilaterale recettizio dell’esercizio del recesso incida sulla (ir)revocabilità della relativa dichiarazione”.
Viene richiamata anche una sentenza del Tribunale di Pavia, 5 agosto 2008 secondo cui “nel tempo intercorrente tra il valido esercizio del diritto di recesso e la liquidazione della quota, il socio di s.r.l. recedente resta titolare dei diritti sociali non incompatibili con la dichiarazione di recesso e per l’esercizio dei quali vanti un concreto interesse ad agire, anche relativo al pericolo che dal depauperamento del patrimonio sociale derivi un rischio attuale per l’effettivo rimborso della quota oggetto di recesso”.
Secondo l’opposto orientamento, cui si rifà ad esempio la giurisprudenza napoletana (v. Tribunale Napoli 11 gennaio 2011), avvalorata anche dal Consiglio nazionale del Notariato in uno studio del 2011, il recesso è “un atto recettizio con il quale il socio esercita un diritto potestativo ed è, pertanto, giuridicamente efficace sin dal momento in cui la relativa dichiarazione viene ricevuta dalla società”. Con la conseguenza che il socio recedente “non solo non può intervenire alle successive assemblee (né, evidentemente, esercitare in esse il diritto di voto), ma neppure può proporre impugnative che, come appunto quelle rivolte ad ottenere l’annullamento della delibera, richiedono, come visto, la titolarità dello status di socio al momento della domanda e per tutto il corso del giudizio”.
In questa prospettiva il socio che abbia esercitato il diritto di recesso perde i diritti economici e partecipativi e acquista unicamente un diritto di credito verso la società per la liquidazione del valore delle azioni o quote già possedute.

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