Categorie approfondimento: Voluntary disclosure
10 Dicembre 2014

La determinazione forfettaria dei rendimenti e delle imposte in sede di voluntary disclosure

Di cosa si tratta

La procedura di voluntary disclosure di cui all’art. 5-quinquies, D.L. 167/1990, convertito con modificazioni dalla legge 227/1990, prevede, in termini generali, la determinazione analitica dei rendimenti (e successiva ripresa a tassazione) delle attività di natura finanziaria detenute all’estero e non dichiarate.
Ciò siginifica che, sulla base delle informazioni e della documentazione allegata alla richiesta di adesione alla procedura, l’amministrazione finanziaria procede al calcolo delle imposte e delle sanzioni dovute.
In una particolare ipotesi, tuttavia, la disciplina prevede la possibilità di chiedere una determinazione a forfait dei rendimenti maturati nei periodi di imposta oggetto della procedura. A tale determinazione forfetaria dei rendimenti consegue inoltre una tassazione ad aliquota fissa, a prescindere quindi dalla tipologia di imposta evasa nel periodo considerato.
La condizione per poter beneficiare di tale meccanismo a forfait è che la media delle consistenze delle attività finanziarie risultanti al termine di ciascun periodo d’imposta oggetto di collaborazione volontaria non ecceda il valore di 2 milioni di euro. Si tratta quindi dei “piccoli” patrimoni detenuti all’estero.
Il valore di riferimento è rappresentato dal valore medio delle consistenze, non quindi dal valore assoluto; inoltre, la verifica che il valore medio sia inferiore al limite è compiuto con riferimento a ciascun periodo di imposta considerato.
Se risulta soddisfatta la condizione descritta, il richiedente può formulare istanza di determinazione forfetaria dei rendimenti “applicando la misura percentuale del 5 per cento al valore complessivo della loro consistenza alla fine dell’anno”.
Su tale rendimento, l’imposta da versare è poi calcolata applicando un’aliquota fissa del 27%.
È evidente che la scelta in merito all’opzione di determinazione a forfait dipenderà in concreto dalla tipologia di attività detenute all’estero e non dichiarate, compiendo una valutazione di confronto al regime analitico ordinario: in un periodo di rendimenti degli investimenti piuttosto contenuti, come avvenuto negli ultimi anni, potrebbe infatti essere preferibile applicare il regime ordinario, laddove invece quello “speciale” comporterebbe una determinazione presuntiva dei rendimenti pari al 5% delle consistenze medie detenute.
Anche l’aliquota di imposta applicata nel regime “speciale” (27%) potrebbe determinare la non convenienza dell’opzione.

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