Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
11 Luglio 2013

Deducibilità delle perdite: nuove speranze dalla Cassazione?

Di cosa si tratta

Una recente ordinanza della corte di Cassazione merita certamente di essere portata all’attenzione dei lettori del nostro sito. Si tratta dell’ordinanza n 10256 pronunciata dalla sesta Sezione della corte di Cassazione in data 27 febbraio 2013 e depositata in data 2 maggio 2013, avente a oggetto il tema della deducibilità delle perdite sui crediti.
Il tema non è nuovo per i nostri lettori in quanto è già stato trattato dall’articolo “Deducibilità delle perdite“; rinviando a quel documento per una più approfondita trattazione del tema, in questa sede sarà sufficiente ricordare che la materia è disciplinata dall’art. 101, comma 5, del DPR 917/86 (meglio conosciuto come TUIR) il cui testo è stato di recente modificato dal D.L. 83/12 (c.d. Decreto Sviluppo 2012).
In sostanza, la norma richiamata stabilisce che le perdite sui crediti siano deducibili esclusivamente se “risultano da elementi certi e precisi e in ogni caso, per le perdite su crediti, se il debitore e’ assoggettato a procedure concorsuali o ha concluso un accordo di ristrutturazione dei debiti omologato ai sensi dell’articolo 182-bis del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267”. Le novità introdotte dal Decreto Sviluppo sono state volte a stabilire che gli elementi certi e precisi “sussistono in ogni caso quando il credito sia di modesta entità e sia decorso un periodo di sei mesi dalla scadenza di pagamento del credito stesso”; è stato altresì previsto che il debito si consideri di modesta entità quando ammonti a €. 5.000 per le imprese di più rilevante dimensione e a €. 2.500 per le altre imprese.
Venendo alla pronuncia della corte di Cassazione, la sentenza muove da un ricorso presentato da una società “contro l’Agenzia delle Entrate per la cassazione della sentenza con cui la Commissione Tributaria Regionale della Sicilia, respingendo l’appello contro la sentenza di primo grado, ha confermato la ripresa a tassazione dell’importo di euro 161.974,83 dedotto dalla contribuente (ricorrente) come perdite su crediti, in quanto oggetto di crediti che erano stati rinunciati dalla contribuente stessa per il mantenimento dei buoni rapporti commerciali con i clienti debitori”. In pratica la ricorrente aveva portato in deduzione dal reddito di impresa un consistente credito nei confronti di altro soggetto rinunciato per motivi commerciali. Il motivo principale del ricorso era la denuncia della violazione e falsa applicazione proprio del menzionato art. 101, comma 5, del Tuir (nella versione precedente la modifica) “in cui la Commissione Tributaria Regionale sarebbe incorsa escludendo la deducibilità di crediti ai quali il contribuente abbia rinunciato non per la certezza della irrecuperabilità dei crediti ma per la convenienza economica di mantenere buoni rapporti con le società debitrici in vista di future occasioni di commesse di lavori”.
Ebbene, la corte, per decidere sul ricorso ha richiamato due sue precedenti pronunce; quanto alla prima pronuncia si legge nel provvedimento che la “censura è fondata, perché la statuizione ora riportata contrasta con il principio, affermato da questa Corte nella sentenza 23863/07, che la scelta imprenditoriale di transigere con un proprio cliente non rende indeducibile la perdita conseguente perché, come innanzi rilevato, il legislatore ha riguardo solo alla oggettività della perdita e non pone nessuna limitazione o differenziazione a seconda della causa di produzione della stessa”. La corte aggiunge, facendo espresso richiamo ad altra sua precedente pronunzia, “che, come già osservato da questa sezione nella decisione n. 10802 del 24 luglio 2002, l’imprenditore, in base a considerazioni di strategia generale, può legittimamente compiere operazioni di per se stesse antieconomiche in vista ed in funzione di benefici economici su altri fronti”.
In conclusione, la corte ha pronunciato il principio di diritto “secondo cui le rinunce ai crediti, ove documentate con certezza e precisione, sono deducibili ai sensi dell’articolo 101, comma 5 (già articolo 66, comma 3) TUIR anche quando dipendano non dall’assoluta irrecuperabilità del credito, bensì da scelte imprenditoriali inserite in una complessiva strategia aziendale rispondente a criteri di ragionevolezza ed economicità”.
Occorre rilevare che l’apertura effettuata dagli ermellini con l’ordinanza 10256/13 potrebbe tuttavia essere solo apparente; l’introduzione da parte del decreto sviluppo 2012 di precise quantificazioni dei crediti deducibili (da €. 2.500 a €. 5.000), prima assenti, potrebbe infatti ridimensionare notevolmente la portata della pronuncia in esame.

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