Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
6 Settembre 2011

Deducibilità del contributo nella mediazione

Di cosa si tratta

Nonostante il fatto che il tema venga espressamente rappresentato ai clienti per un espresso obbligo legislativo di informazione previsto dall’art. 4, 3° comma del D.Lgs. 4 marzo 2010 n. 28, va ricordato che, quando si sia intrapresa la strada della “mediazione”, sia facoltativa che obbligatoria, antecedente la scelta giudiziale, i costi relativi alla indennità di mediazione sono fiscalmente deducibili nella misura massima di euro 500,00 e per intero, nel caso di successo con la conclusione di un accordo, e solamente per metà in caso negativo. La ratio della norma è certo discutibile per esprimere apprezzamento nei casi di definizione di una contesa.
Nel caso il soggetto abbia nel corso dell’anno fatto più volte ricorso alla mediazione ed abbia pagato la relativa indennità potrà fare valere il credito che deriva da ciascuna e il totale non rappresenta quindi un limite complessivo.
La disposizione è contenuta nell’art. 20 del D.Lgs. n. 28/2010 che espressamente prevede questo credito d’imposta e ne dà il regime.
E’ previsto che a decorrere dall’anno 2011, con decreto del Ministro della Giustizia, entro il 30 aprile di ciascun anno, è determinato l’ammontare delle risorse a valere sulla quota del «Fondo unico giustizia», destinato alla copertura delle minori entrate derivanti dalla concessione del credito d’imposta relativo alle mediazioni concluse nell’anno precedente. Con il medesimo decreto è individuato il credito d’imposta effettivamente spettante in relazione all’importo di ciascuna mediazione in misura proporzionale alle risorse stanziate e, comunque, nei limiti dell’importo indicato. Quindi il suo reale ammontare verrà stabilito con apposito decreto: il credito d’imposta effettivamente spettante sarà determinato in relazione all’importo di ciascuna mediazione in misura proporzionale alle risorse stanziate e, comunque, nei limiti dell’importo indicato.
Il Ministero della giustizia comunica all’interessato l’importo del credito d’imposta spettante entro 30 giorni dal termine indicato e cioè entro il 30 maggio per la sua determinazione e trasmette, in via telematica, all’Agenzia delle entrate l’elenco dei beneficiari e i relativi importi a ciascuno comunicati.
Il credito non dà luogo a rimborso, e, nel caso in cui la quota del credito spettante per l’anno d’imposta risulti superiore all’imposta netta, il credito che non ha avuto capienza potrà essere utilizzato dal contribuente nella successiva dichiarazione dei redditi. In caso di omessa indicazione del credito nella dichiarazione dei redditi si decade dal beneficio.
Il credito d’imposta deve essere indicato, a pena di decadenza, nella dichiarazione dei redditi ed è utilizzabile a decorrere dalla data di ricevimento della comunicazione, in compensazione per i titolari di reddito di impresa o di lavoro autonomo attraverso l’uso del F24 e da parte delle persone fisiche non titolari di redditi d’impresa o di lavoro autonomo, in diminuzione delle imposte sui redditi. Il credito dovrà essere esposto in dichiarazione al Quadro RU. Se la comunicazione dovesse pervenire tardivamente, il credito si può fare valere con la dichiarazione successiva.
Il credito d’imposta non dà quindi luogo a rimborso e non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi, né del valore della produzione netta ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive e non rileva ai fini del rapporto, analogo a quello che va compiuto per gli interessi passivi, tra i ricavi ed altri proventi e le spese e componenti negativi.

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