Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
9 Giugno 2015

Debiti fiscali ed estinzione differita della società: l’applicabilità nel tempo della norma

Di cosa si tratta

La Corte di Cassazione, sezione tributaria, è intervenuta sul tema della applicabilità nel tempo della cosiddetta “estinzione differita” delle società, per effetto della cancellazione dal registro delle imprese, in relazione agli eventuali debiti tributari residui (Cassazione Civile n. 6743 del 2 aprile 2015, pubblicata il 4 maggio 2015).
Come già trattato in un altro articolo del sito (“La società è estinta, ma resta in vita per il Fisco”), l’art. 28, comma IV, del D.Lgs. n. 175/2014, ha introdotto il principio per cui la “morte” della società, prevista in termini generali dall’art. 2495 cod. civ., è solo relativa, perché mentre l’effetto estintivo si produce nei rapporti in essere tra la società e tutti i soggetti terzi che hanno interagito con la stessa, tale effetto non si produce invece nei rapporti tra società e Fisco: per l’Amministrazione finanziaria, infatti, la società rimane “viva” per altri cinque anni dopo la cancellazione dal registro delle imprese, durante i quali è possibile che la società divenga pertanto oggetto di notificazione di atti volti al recupero delle somme dovute al Fisco e agli enti indicati nella norma.
Una volta introdotta questa norma, si è posto però il tema se l’estinzione differita valesse anche per le società cancellate prima dell’entrata in vigore del d.lgs. 175/2014, che pertanto potevano essere considerate “redivive” dal Fisco, che avrebbe pertanto potuto agire ancora nei loro confronti per il recupero dei tributi dovuti.
La Cassazione ha stabilito però che la norma di cui all’art. 28, comma IV citato non ha efficacia retroattiva equindi il differimento quinquennale degli effetti dell’estinzione della società, come previsti dall’art. 2495 cod. civ., si applica esclusivamente se la richiesta di cancellazione della società dal registro delle imprese è stata presentata dal 13 dicembre 2014 in poi.
La Corte ha infatti evidenziato che la norma non ha alcuna valenza interpretativa, nemmeno implicita, di norme preesistenti, bensì ha contenuto e portata precettiva. Come tale, l’efficacia della norma non può avere portata retroattiva.
L’effetto sostanziale è che non si produce quindi alcuna “sanatoria”per tutti quegli atti notificati dall’Amministrazione finanziaria a società già estinte per effetto di una richiesta di cancellazione presentata prima del 13 dicembre 2014.
Tali società sono quindi estinte a tutti gli effetti e nei confronti di ogni soggetto eventualmente creditore, come previsto in termini generali dal codice civile.

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