Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
11 Dicembre 2014

Danno e nesso causale: presupposti dell’azione di responsabilità nella s.r.l.

Di cosa si tratta

Quale e quando vi sia la responsabilità dei soci di SRL è tema dibattuto e più esattamente si dovrebbe considerare il concorso di responsabilità fra amministratori e soci. Da un lato i soci, avendo investito nella società, assumono il rischio che quanto immesso non procuri utilità o peggio vada perso, ma vi è una specie di compensazione alle loro limitazioni con il potere riconosciutogli di indicare gli indirizzi della società.
Se il socio non è anche amministratore ha comunque la tendenza a indicare delle scelte, ma a questo deve stare attento esponendosi agli effetti che andiamo ad illustrare.
I soci possono decidere su una serie di materie: l’art. 2479, comma 2°, c.c. prevede che certe decisioni sono riservate «in ogni caso» alla competenza dei soci e questa competenza non può essere ridotta.
Nella s.r.l. i quotisti possono disporre di ampi poteri a loro riconosciuti. Oltre a quanto previsto dall’art. 2479, co. 2°, c.c. vi sono l’art. 2468, co. 3°, c.c. e l’art. 2479, co. 1°, c.c. Il primo sancisce che «resta salva la possibilità che l’atto costitutivo preveda l’attribuzione a singoli soci di particolari diritti riguardanti l’amministrazione della società» e il secondo stabilisce che «i soci decidono sulle materie riservate alla loro competenza dall’atto costitutivo, nonché sugli argomenti che uno o più amministratori o tanti soci che rappresentino almeno un terzo del capitale sociale sottopongono alla loro approvazione ». Dall’esercizio di questi ampi poteri può derivare un danno alla società.
L’art. 2476, co. 7°, c.c. stabilisce che «sono altresì solidalmente responsabili con gli amministratori, ai sensi dei precedenti commi, i soci che hanno intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la società, i soci o i terzi». Gli elementi costitutivi di questa responsabilità sono numerosi; occorre che vi sia:

  1. un comportamento degli amministratori;
  2. un danno alla società oppure ai soci oppure ai terzi;
  3. un nesso di causalità fra il comportamento degli amministratori e il danno;
  4. una decisione o autorizzazione dei soci al compimento degli atti;
  5. la corrispondenza fra quanto deciso o autorizzato dai soci e quanto compiuto dagli amministratori;
  6. l’intenzione dei soci di arrecare danno.

L’interpretazione dell’art. 2476, co. 7°, c.c. appare difficile in particolare sul significato da attribuire all’avverbio utilizzato (intenzionalmente), ed esistono varie ipotesi interpretative.
La norma dice che i soci rispondono se hanno «intenzionalmente» deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi. Si è fatto notare che la decisione o l’autorizzazione sono sempre intenzionali e l’avverbio sarebbe un qualche cosa di più. Crediamo che si voglia esplicitare che la responsabilità c’è solo in caso di dolo concernente il danno. Occorre che i soci abbiano voluto cagionare un danno mediante la decisione o l’autorizzazione del compimento di certi atti.
Altra interpretazione diversa vorrebbe estendere eccessivamente la responsabilità dei soci, sino a entrare in conflitto con il principio di tutta la disciplina della s.r.l.: la responsabilità limitata dei soci, che è espressamente sancita dall’art. 2462, co. 1°, c.c. La disposizione in esame vuole sanzionare i casi particolari di responsabilità dei soci che, dolosamente, cagionano danni.
Come detto, l’art. 2476, co. 7°, c.c. dovrebbe trovare applicazione solo nel confronti dei soci che non sono amministratori. Se un socio è amministratore, risponde ai sensi dell’art. 2476, co. 1°, c.c. Se invece un socio non è amministratore, non può rispondere ai sensi dell’art. 2476, co. 1°, c.c., perché questa disposizione concerne la responsabilità di chi opera per la società.
L’art. 2476, co. 7°, c.c. non sembra disciplinare la responsabilità del cd. « amministratore di fatto ». La giurisprudenza si è evoluta nel senso che chi, pur in assenza di nomina, svolge di fatto le funzioni di amministratore può essere qualificato come tale ai fini delle disposizioni sulla responsabilità.
Ma bisogna distinguere tra chi fa l’amministratore in senso proprio e con continuità da quello che gli interventi li faccia in modo episodico. L’amministratore di fatto «occasionale» tende a sfuggire alla responsabilità perché la sua ingerenza nella gestione della società ha natura occasionale; ma va anche considerato che questi possa essere un socio. Se l’amministratore è socio, è tenuto a rispettare il dettato dell’art. 2476, co. 7°, c.c. e la decisione o l’autorizzazione di atti dannosi comporta l’assunzione di responsabilità, bastando anche un solo atto dannoso. Dovremmo potere concludere che non si può affermare una responsabilità dell’amministratore di fatto occasionale ex art. 2476, co. 7°, c.c.
La disposizione sembra regolare una situazione in cui due persone concorrono a cagionare il danno: l’amministratore e il socio che si ingerisce mediante decisione o autorizzazione. La figura dell’amministratore di fatto concerne la fattispecie della persona che, in assenza di legittimazione formale, pone in essere da solo determinati comportamenti che causano un danno.
L’apparenza dell’art. 2476, co. 7°, c.c. è di essere una disposizione molto importante, perché sembra intaccare il principio della responsabilità limitata che è caratteristico della s.r.l.. La norma non chiarisce espressamente se la responsabilità dei soci, solidale con quella degli amministratori, sia limitata oppure illimitata e in linea di principio “nella società a responsabilità limitata per le obbligazioni sociali risponde soltanto la società con il suo patrimonio” (art. 2462, co. 1°, c.c.).
La responsabilità del socio è limitata, mentre quella dell’amministratore non lo è. L’amministratore risponde dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni, secondo la regola stabilita dall’art. 2740, co. 1°, c.c. con queste disposizioni si può capire meglio il significato della responsabilità solidale di soci e amministratori affermata dall’art. 2476, co. 7°, c.c. I soci di s.r.l. sono tutelati contro il rischio d’impresa dalla previsione generale di responsabilità limitata e se assumono anche la funzione di amministratori, alla responsabilità limitata si aggiunge una responsabilità illimitata per gli atti posti in essere.
Il legislatore si è preoccupato del fatto che i soci possano avvalersi di prestanome per lo svolgimento della funzione amministrativa. I soci potrebbero dare istruzioni agli amministratori, salvo poi ripararsi con lo schermo della responsabilità limitata della società per sfuggire a qualsiasi sanzione negativa. Il legislatore desidera evitare che si realizzi una situazione del genere e sancisce la responsabilità del quotista, aggiuntiva a quella dell’amministratore, quando vi è volontarietà nella realizzazione di atti dannosi.
Quando le decisioni vengono prese dai soci e non vi sono atti esecutivi degli amministratori, quelli rispondono da soli per le conseguenze dannose.
La fattispecie regolata dall’art. 2476, co. 7°, c.c. è diversa in quanto prevede prevede un concorso di responsabilità di soci e amministratori, situazione che si può realizzare quando i soci hanno contribuito alla realizzazione di atti dannosi mediante decisione o autorizzazione. Si tratta della ipotesi in cui il danno è cagionato dall’operare congiunto di uno o più soci e di uno o più gestori ed anche quando sia il socio ad essere amministratore.

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