Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
10 Gennaio 2004

D.lgs. 9/10/02, n. 231: interessi salati per chi tarda a pagare

Di cosa si tratta

Con l’emanazione del d. lgs. 9/10/02, n. 231, è stata finalmente data attuazione alla direttiva sui ritardi di pagamento, di cui si è parlato nel Tema La direttiva e la legge delega sui ritardi di pagamento.
Il dato saliente della legge è la previsione, contenuta all’art. 5, di un saggio d’interesse maggiorato che si applica automaticamente al verificarsi di un ritardo nel pagamento. La sua determinazione è parametrata al saggio di interesse della più recente operazione di rifinanziamento principale operata dalla Banca Centrale Europea, maggiorato di sette punti percentuali ed è ricalcolato ogni sei mesi. Il Ministero dell’Economia è tenuto a dare notizia di tale saggio con decreto da pubblicarsi semestralmente in Gazzetta Ufficiale.
Tale tasso maggiorato si applica solo nei contratti tra imprese o tra imprese e pubbliche amministrazioni che comportano la consegna di merci o la prestazione di servizi contro il pagamento di un prezzo; restano esclusi i debiti oggetto di procedura fallimentare a carico del debitore e i pagamenti relativi a risarcimenti di danno, ivi compresi quelli effettuati a tale titolo da un assicuratore.
Gli interessi decorrono dal giorno successivo alla scadenza del termine per il pagamento, stabilito dalle parti o legale, salvo che il debitore dimostri che sia stato impossibilitato a pagare nel termine per un motivo a lui non imputabile.
Se il termine per il pagamento non è stabilito nel contratto, gli interessi decorrono alla scadenza di termini che la legge stabilisce espressamente e che sono i seguenti:

  1. trenta giorni dalla data di ricevimento della fattura da parte del debitore o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente;
  2. trenta giorni dalla data di ricevimento delle merci o dalla data di prestazione dei servizi, quando non è certa la data di ricevimento della fattura o della richiesta equivalente di pagamento;
  3. trenta giorni dalla data di ricevimento delle merci o dalla prestazione dei servizi, quando la data in cui il debitore riceve la fattura o la richiesta equivalente di pagamento è anteriore a quella del ricevimento delle merci o della prestazione dei servizi;
  4. trenta giorni dalla data dell’accettazione o della verifica eventualmente previste dalla legge o dal contratto ai fini dell’accertamento della conformità della merce o dei servizi alle previsioni contrattuali, qualora il debitore riceva la fattura o la richiesta equivalente di pagamento in epoca non successiva a tale data.

Si noti che per i contratti aventi ad oggetto la cessione di prodotti alimentari deteriorabili, il pagamento del corrispettivo deve essere effettuato entro il termine legale di sessanta giorni dalla consegna o dal ritiro dei prodotti medesimi e gli interessi decorrono automaticamente dal giorno successivo alla scadenza del termine: in questi casi il saggio degli interessi è maggiorato di ulteriori due punti percentuali ed è inderogabile.
Da segnalare che la legge, nell’ottica di velocizzare le procedure giudiziali di recupero del credito, impone al Giudice di emettere il decreto ingiuntivo entro trenta giorni dal deposito del ricorso (questa norma è tecnicamente detta una “norma manifesto”, in quanto afferma un principio che, per il pesante carico di lavoro gravante sui tribunali, difficilmente potrà essere attuato), nonché, più utilmente, consente al Giudice di concedere al decreto la provvisoria esecuzione parziale, cioè per le somme non contestate.
Infine la legge toglie ogni dubbio sulla possibilità di emettere ingiunzione nei confronti di un debitore residente in uno stato estero, ammettendolo espressamente, così come rende opponibile ai creditori del compratore il patto di riserva di proprietà che sia concordato per iscritto da compratore e venditore e che sia confermato nelle singole fatture delle successive forniture.

In sintesi

La legge, che è applicabile ai contratti stipulati successivamente all’8/8/02, detta una disciplina piuttosto severa contro i debitori morosi, non solo gravandoli di una maggiorazione del 7% sul tasso di interesse dal momento in cui lasciano decorrere la scadenza senza pagare un credito commerciale, ma cercando di liberare il creditore anche da inutili formalità (come la costituzione in mora, cioè una comunicazione di diffida in cui lo si avverte che da quel momento decorreranno gli interessi moratori, che è ritenuta espressamente non necessaria) e da tutte quelle spese accessorie cui è costretto in caso di ritardo (è infatti stabilito all’art. 6 che il creditore ha diritto al risarcimento dei costi sostenuti per il recupero delle somme non tempestivamente corrispostegli, costi che possono essere calcolati anche sulla base di elementi presuntivi, e salva la prova del maggior danno, ove il debitore non dimostri che il ritardo non sia a lui imputabile).
Si tratta con ogni evidenza di una disciplina utile, tanto più in tempi come gli attuali, nei quali le imprese sempre meno dispongono di liquidità e sempre più sono costrette a concedere tempi di pagamento ampi per ottenere la commessa.
Rilevata l’utilità e la severità della legge (che peraltro, quant?o al tasso di mora, è liberamente derogabile dalle parti), si tratta di verificare se questa fornisca gli strumenti adeguati affinche venga effettivamente applicata. Da questo punto di vista, l’art. 7 della legge pare idoneo a scoraggiare pratiche elusive se si considera che punisce con la nullità gli accordi sulla data di pagamento che risultino gravemente iniqui in danno del creditore, come quello che abbia per obbiettivo principale di procurare al debitore liquidità aggiuntiva a spese del debitore, o quello, in materia di appalto e subfornitura, che imponga termini di pagamento molto più lunghi di quelli concessi al creditore.

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