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26 Settembre 2018

Criptovalute: requisiti di concretezza e legittimità

La diffusione dell’uso delle criptovalute pone problemi in varie sedi e la consistenza del loro valore è discussa in sedi diverse e a fini diversi.
È intervenuto un decreto di rigetto alla richiesta di iscrizione nel Registro delle Imprese di una delibera di una società a responsabilità limitata che avrebbe voluto conferire in sede di aumento del capitale sociale delle criptovalute.
Il notaio si è opposto all’iscrizione e anche la Sezione Specializzata del tribunale di Brescia ha condiviso che “Le motivazioni.. non risultano convincenti” (Decreto di rigetto cron. N. 7556 del 18 luglio 2018).
Per il notaio la “volatilità” delle criptovalute non consentirebbe una valutazione concreta del quantum destinato alla liberazione dell’aumento di capitale sottoscritto, né di valutare l’”effettività” del conferimento.
Per la società richiedente, una perizia avrebbe confermato il valore dei titoli e il trasferimento della disponibilità sarebbe poi avvenuto dopo l’iscrizione della delibera con la consegna alla società delle credenziali di accesso.
Il riconoscimento di un valore economico inoltre già sarebbe dato dall’Agenzia delle Entrate ad avviso della quale il possesso comporta l’obbligo dichiarativo in sede fiscale.
La liceità deriverebbe anche dall’ammissibilità di fare oggetto di aumento di capitale i beni immateriali.
Da ultimo come argomento il reclamante asseriva il livello di diffusione presso gli utenti della piattaforma, che darebbe riconoscimento e sarebbe accettato dagli operatori.
La pronunzia di Brescia è stata prudente e non ha compiuto generalizzazioni; infatti espressamente limita il suo operato al caso sottoposto; forse è stata anche diffidente nel senso che ha sospettato una “probabile prossimità con gli stessi soggetti ideatori” per l’analogia della denominazione del sito.
Senza entrare nel merito della perizia presentata il tribunale si è ritenuto competente a sindacare “la completezza, logicità, coerenza e ragionevolezza delle conclusioni dell’esperto”.
Si è quindi riscontrata incompletezza e difetto di affidabilità dei dati in quanto solamente in sede di discussione del ricorso è emerso che “non è ad oggi presente in alcuna piattaforma di scambio tra criptovalute o tra queste e denaro; quindi non sarebbe possibile fare affidamento su prezzi che siano attendibili non derivando da “dinamiche di mercato”.
Nel concreto questa richiesta è stata respinta in quanto il solo mercato in cui opera è una piattaforma dedicata a beni e servizi riconducibile agli stessi ideatori; questo induce a ritenere il carattere autoreferenziale dell’elemento attivo conferito per la sua valutazione.
La perizia poi non consente di ricostruire i criteri utilizzati per determinare il valore della valuta, né di proiettarli estraendoli da un periodo di considerazione più ampio del solo riferimento ad un momento di stimato picco di valore.
Ammissibile in termini astratti, in concreto ritiene il tribunale che le caratteristiche di ogni singola criptovaluta vadano valutate “ab origine come un valore economico attendibile al bene in esame”. Si deve quindi potere valutare il bene che per essere adatto al conferimento deve potere essere una garanzia per i creditori della società, a prescindere dalle oscillazioni di valore.
Ne è un corollario l’esistenza di una mercato del bene, questo perché si possa compiere una valutazione e stimare la velocità di conversione in denaro contante.
Il bene deve essere suscettibile di aggressione da parte dei creditori e deve essere idoneo a formare oggetto di esecuzione forzata. Nella perizia non era stata data valenza a questo elemento la cui impossibilità di esercizio impedisce l’espropriazione.
Per il tribunale si sarebbe ancora allo stadio “embrionale” del progetto e la moneta non presenterebbe i requisiti minimi per potere essere assimilata ad un bene in concreto suscettibile di valutazione economica.

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