Categorie approfondimento: Voluntary disclosure
16 Dicembre 2014

Le migliori situazioni per il costo dell’adesione alla voluntary disclosure

Di cosa si tratta

Con altro articolo si sono già illustrate le linee di massima per valutare il potenziale costo da sopportare per aderire allo strumento della voluntary disclosure (nel sito: Il costo dell’adesione della voluntary disclosure).
Con le due relatività ancora esistenti (conoscenza dei Paesi in black list aderenti allo “scambio di informazioni ai sensi dell’art. 26 del modello di Convenzione contro le doppie imposizioni predisposto dall’OCSE” da realizzare entro i sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge e la mancanza del provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate da emanare entro trenta giorni dall’entrata in vigore delle disposizioni che dovrebbe dare, oltre alla modalità di presentazione dell’istanza, “ogni altra modalità applicativa della relativa procedura” (nuovo art. 5-sexies del D.L. 30 giugno 1990, n. 167, convertito nella legge 4 agosto 1990, n. 227), il quadro che si delinea è certamente favorevole nelle due ipotesi che il termine per la decadenza dell’accertamento non sia duplicato e che non si sia stati imprenditori all’epoca dei fatti.
Con il termine ordinario, con la mancanza di dovere aderire anche alla c.d. voluntary disclosure “interna”, senza la ripresa del reddito di impresa con le relative imposte (sui redditi, Irap e Iva), il costo si può ritenere contenuto di confronto all’effetto di avere “ripulito” la propria posizione pagando le imposte dovute, le sanzioni ridotte e gli interessi in misura ridotta.
Da quando ci occupiamo di queste problematiche (nel sito: “Soldi all’estero”) si era sempre nutrita la speranza di una reale uscita dalle posizioni precarie, situazione non realizzata dagli “scudi” del passato.
È soprattutto per le posiziono familiari, i piccoli “escrows”, quelli che hanno temuto vicende come quella “Falciani”, l’attuale voluntary disclosure ci sembra idonea a soddisfare la domanda.
Per coloro poi che non hanno superato la soglia di 2 milioni di giacenza media annua estera al termine di ciascun periodo di imposta la quantificazione dei rendimenti in luogo di essere una determinazione analitica può, su espressa richiesta del contribuente formulata nella domanda di collaborazione, essere operata applicando la misura percentuale del 5 per cento del valore complessivo della loro consistenza e su questa si determina l’ammontare al quale applicare l’aliquota del 27 per cento (art. 1, legge voluntary disclosure introduzione art. 5-quinquies, comma 8 al D.L. 30 giugno 1990, n. 167, convertito nella legge 4 agosto 1990, n. 227).

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