Categorie approfondimento: Societario
20 Ottobre 2008

La contribuzione INPS del socio lavoratore e Amministratore di S.r.l.

Di cosa si tratta

In due articoli già pubblicati (Socio d’opera e socio lavoratore: l’attività lavorativa svolta nella società e L’amministratore e l’attività lavorativa svolta a favore della società) si sono analizzati i temi relativi alle possibili forme di lavoro prestato all’interno delle società commerciali dai soci, nella duplice veste di soci d’opera o di soci dipendenti, e dall’amministratore della società.
Un tema che si affianca ai due già trattati è quello relativo all’obbligo di contribuzione assicurativa e pensionistica a carico dei soggetti, soci e amministratori, che prestano la loro attività a favore e all’interno della società stessa. In particolare, assume rilevanza l’ipotesi in cui, in capo al medesimo soggetto, vengano a cumularsi i ruoli di amministratore e socio lavoratore: su questo tema e sul profilo relativo alla duplicazione delle contribuzioni si è sviluppata da circa un anno una netta contrapposizione tra l’INPS e la Corte di Cassazione. In mezzo stanno le norme, che vanno interpretate, e i malcapitati, che si trovano a fare i conti (salati) con le cartelle esattoriali nel frattempo notificate.
Partiamo dunque dalle norme e dai principi noti in materia di contribuzioni. La legge n. 335 del 1995 ha introdotto la cosiddetta Gestione separata, presso l’INPS, finalizzata all’estensione dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti (I.V.S.). Sono obbligati a iscriversi alla Gestione separata “i soggetti che esercitano per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo”, nonché “i titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa” e “gli incaricati alla vendita a domicilio” (art. 2, comma 26, legge 335/1995). In seguito alle varie modifiche e integrazioni normative succedutesi, ad oggi, sono tenuti all’iscrizione alla Gestione separata le seguenti tipologie di soggetti (fonte: INPS):

  • coloro che hanno redditi derivanti da attività professionale (per le quali non siano previste forme assicurative e pensionistiche speciali, Casse di categoria);
  • coloro che hanno redditi derivanti da una collaborazione a progetto; amministratore, sindaco o revisore di società, associazioni e altri enti; collaboratori di giornali e riviste (esclusi i compensi corrisposti per diritto d’autore); partecipanti a collegi o commissioni;
  • gli spedizionieri doganali, con un regime loro specifico;
  • coloro che, dal 1° gennaio 1999, ricevono borse di studio per corsi di dottorato di ricerca;
  • coloro che, concludendo contratti di associazione in partecipazione, si impegnano per l’apporto di solo lavoro (esclusi però gli iscritti ad albi professionali).

Ad essi si aggiungono, dal 1° gennaio 2004, coloro i quali svolgono attività di lavoro autonomo occasionale e i venditori a domicilio, nel caso in cui il reddito annuo derivante da tale attività superi euro 5.000.
Le aliquote contributive per l’anno 2008 sono pari al 24,72%, per coloro che non sono assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie, e pari al 17%, per tutti gli altri iscritti, siano essi lavoratori già pensionati oppure già assicurati presso altre forme di previdenza obbligatorie.
L’onere contributivo è ripartito in un terzo a carico del collaboratore e due terzi a carico del committente.
Un’altra forma di assicurazione pensionistica è invece rappresentata dalla cosiddetta Gestione speciale per l’assicurazione obbligatoria invalidità, vecchiaia e superstiti per gli esercenti attività commerciali, meglio conosciuta come Gestione speciale commercianti o Gestione Commercianti. La Gestione Commercianti è più risalente nel tempo, essendo stata istituita e poi estesa già negli anni ’60, quindi modificata a più riprese. Risultano soggetti all’obbligo di iscrizione (e contribuzione) alla Gestione Commercianti tutti coloro i quali (fonte: INPS):
– esercitano attività commerciali e turistiche;
– lavorano come ausiliari nel commercio;
– gli agenti e i rappresentanti di commercio iscritti all’Albo;
– gli agenti aerei, marittimi raccomandatari;
– gli agenti delle librerie delle stazioni;
– i mediatori iscritti negli appositi elenchi delle Camere di Commercio;
– i propagandisti e procacciatori d’affari;
– i commissari di commercio;
– i titolari di istituti di informazione;
– i soci delle S.r.l. dal 1° gennaio 1997.
Con riferimento particolare a quest’ultima categoria e ai soggetti che esercitano in forma di impresa una delle attività per le quali è previsto l’obbligo di iscrizione alla Gestione Commercianti, la legge n. 662 del 1996 (art. 1, comma 203) prevede che l’obbligo di iscrizione sussiste per i soggetti che siano in possesso dei seguenti requisiti:

  1. siano titolari o gestori in proprio di imprese che, a prescindere dal numero dei dipendenti, siano organizzate e/o dirette prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti la famiglia;
  2. abbiano la piena responsabilità dell’impresa e assumano tutti gli oneri e i rischi relativi alla sua gestione (tale requisito non è richiesto, ovviamente, per i soci di s.r.l.);
  3. partecipino personalmente al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza;
  4. siano in possesso, ove previsto dalla normativa, di licenze o autorizzazioni e/o siano iscritti in albi, registri o ruoli.

Le aliquote contributive per l’anno 2008 variano in considerazione della qualifica di titolare o familiare coadiutore e, per questi ultimi, dell’età, inferiore o superiore a 21 anni. Per i titolari e i familiari con più di 21 anni, l’aliquota è del 20,09% per redditi d’impresa fino a euro 40.765,00 e del 21,09% per i redditi superiori fino al massimale di legge; per i familiari con età fino ai 21 anni, l’aliquota è del 17,09% sui redditi d’impresa fino a euro 40.765,00 e del 18,09% sui redditi superiori fino al massimale di legge.
Alla luce delle norme sinteticamente riportate, la situazione che ne deriva sarebbe la seguente: l’amministratore di s.r.l. è tenuto all’iscrizione e alla contribuzione alla Gestione Separata; il socio di s.r.l., al ricorrere dei presupposti della legge 662/1996, è tenuto all’iscrizione e alla contribuzione alla Gestione Speciale Commercianti.
Cosa succede se lo stesso soggetto è, allo stesso tempo, amministratore e socio della s.r.l. nella quale presta la sua attività? Su questo tema si è realizzata la contrapposizione tra INPS e Corte di Cassazione, la quale è intervenuta con diverse sentenze tra la fine del 2007 e i primi mesi del 2008.
In verità, un’apposita norma già esiste e dovrebbe servire a regolare proprio questa ipotesi: ci riferiamo all’art. 1, comma 208 della citata legge 662/1996. Recita l’articolo: “qualora i soggetti di cui ai precedenti commi (vale a dire quelli tenuti all’iscrizione alla Gestione Commercianti, n.d.r.) esercitino contemporaneamente, anche in un’unica impresa, varie attività autonome assoggettabili a diverse forme di assicurazione obbligatoria (…) sono iscritti nell’assicurazione prevista per l’attività alla quale gli stessi dedicano personalmente la loro opera professionale in misura prevalente. Spetta all’Istituto nazionale della previdenza sociale decidere sulla iscrizione nell’assicurazione corrispondente all’attività prevalente. Avverso tale decisione, il soggetto interessato può proporre ricorso, entro 90 giorni dalla notifica del provvedimento”.
Questa norma esclude, in via generale, la doppia iscrizione a fini assicurativi, stabilendo il principio dell’iscrizione alla forma assicurativa prevista per l’attività svolta con prevalenza dall’interessato.
Secondo l’INPS, l’art. 1 comma 208 va interpretato nel senso di escludere la doppia iscrizione solo se le due forme di assicurazione sono incompatibili tra loro, mentre se risultano compatibili (come nel caso della Gestione Separata e della Gestione Commercianti) sussisterebbe l’obbligo di doppia iscrizione e quindi doppia contribuzione.
Secondo la Corte di Cassazione, invece, la funzione della norma è quella di risolvere la pluralità di attività autonome assoggettabili a diverse forme di assicurazione obbligatoria in un unico rapporto assicurativo, evitando con il criterio della prevalenza una duplicazione di rapporti assicurativi. E, secondo la Corte, rispetto alla Gestione Commercianti costituisce “forma diversa di assicurazione obbligatoria” anche la Gestione Separata (“anche fra queste due forme di iscrizione sussiste incompatibilità”: Cass. 5 ottobre 2007, n. 20886).
In seguito alla prima pronuncia della Cassazione sul tema, l’INPS ha comunicato di non ritenere di dover cambiare opinione, almeno fino a quando non sarebbero state emanate altre sentenze conformi. Successivamente alla sentenza 20886/2007, la Corte di Cassazione ha emanato le sentenze 288/2008 (10 gennaio), 4676/2008 (22 febbraio), 8484/2008 (2 aprile), tutte conformi; tuttavia, ad oggi, l’INPS non ha ancora ritenuto di modificare il proprio orientamento e, anzi, continua a notificare cartelle e richiedere il pagamento di contributi derivanti dalla doppia iscrizione, stabilita d’ufficio. Nel sito internet dell’Istituto, nella pagina relativa all’assicurazione per i commercianti, viene espressamente esclusa l’applicazione del principio della prevalenza “quando una delle due attività è soggetta al contributo per il lavoro parasubordinato”, caso tipico dell’attività di amministratore, tenuto all’iscrizione nella Gestione Separata. Nel decidere sul punto, la Suprema Corte ha fissato un principio di diritto per il quale “colui che nell’ambito di una società a responsabilità limitata svolga attività di socio amministratore e di socio lavoratore ha l’obbligo di chiedere l’iscrizione nella gestione in cui svolge attività con carattere di abitualità e prevalenza; nell’incompatibile coesistenza delle due corrispondenti iscrizioni, è onere dell’INPS decidere sull’iscrizione all’assicurazione corrispondente all’attività prevalente”.
Il suddetto principio considera il caso del socio amministratore e lavoratore nella stessa società, perché questo era il caso sottoposto al giudizio della Corte. I giudici, tuttavia, in vari passaggi delle sentenze hanno richiamato il disposto dell’art. 1, comma 208, che parla di attività svolte “anche in un’unica impresa”, con ciò confermando che tali attività ben possano essere svolte in imprese diverse e distinte: “quando la norma di cui al cit. comma 208, parla di varie attività autonome espletate anche in un’unica impresa, significa che dette attività possono essere espletate nella stessa impresa o in diverse imprese e non occorre che esse siano ontologicamente incompatibili per dare luogo alla singola iscrizione” (Cass. 10 gennaio 2008, n. 288).
In definitiva, la giurisprudenza della Corte risulta oggi costante e perentoria nell’escludere la duplicità delle iscrizioni. Sarebbe già importante che almeno i giudici di merito (Tribunali e Corti di Appello) si adeguassero ai principi stabiliti, invece che respingere i ricorsi, come avvenuto nei casi trattati poi in Cassazione. Nella speranza e nell’attesa che finalmente anche l’INPS decida di rivedere la sua posizione al riguardo.

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