Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
22 Luglio 2016

Contratto di engineering

Di cosa si tratta

Ancora si discute sulla qualificazione del contratto di engineering per la complessità dell’articolazione di prestazioni che vengono inserite in contratto che costituisce il tratto che caratterizza lo schema e consente di distinguerlo da altre ipotesi contrattuali quali il contratto di cessione di know how, che ha per oggetto la trasmissione di conoscenze tecniche, industriali o commerciali coperte da segreto e non, quando non si inserisce in una operazione più ampia, oppure diversamente dal consulting engineering, sempre una complessa attività intellettuale ed organizzativa, che ha per obiettivo la elaborazione di un progetto, che, anche quando include la trasmissione della conoscenza di un processo tecnico, non vincola al segreto la controparte e ancora dal contatto d’opera intellettuale, che prevede come unico oggetto dell’obbligazione assunta dalla controparte del committente un’attività rientrante nell’attività professionale tipica del professionista ingegnere e/o architetto, ma non contempla ed esclude l’inserimento dell’obbligazione nel contesto di una organizzazione imprenditoriale.
Rimangono, peraltro, da vedere le ipotesi nelle quali la società di ingegneria si impegni non a fornire un servizio complesso (comprensivo della progettazione), ma ad elaborare un progetto in senso stretto, che può costituire oggetto di una attività intellettuale di un tecnico. Si tratterebbe dell’assunzione da parte di un’impresa, organizzata in forma societaria, dell’obbligo a compiere una prestazione intellettuale.
Prescindendo dai profili di liceità e/o validità del contratto, che si devono oramai ritenere ammissibili, ed escluso che possa aversi il tipo sociale dell’engineering considerato, va anche richiamata la teoria che vede una forma di intermediazione professionale (della società di ingegneria) che si attua nella assunzione dell’incarico professionale in nome proprio ma per conto dei singoli professionisti (estranei alla società) che vi daranno esecuzione. Tale impostazione pare poco aderente alla realtà. Lo schema di interposizione gestoria, infatti, a parte alcune particolari ipotesi, sarebbe estraneo alla organizzazione e alla attività delle società di ingegneria, che sono generalmente dotate delle risorse specialistiche al loro interno e consentono di operare, senza dover ricorrere a competenze esterne.
L’individuazione degli elementi che consentono di fissare l’autonomia concettuale del modello contrattuale rispetto al contratto di appalto ha portato ad affermare l’evidente contiguità delle due figure, e delle ipotesi di consulting engineering all’appalto di servizi, e dei casi di commercial engineering all’appalto d’opera.
Molti ancora hanno rifiutato l’assimilazione, affermando l’autonomia e l’atipicità (o la tipicità sociale) del negozio, che sarebbe connotato da una causa unica ed autonoma che supera il giudizio di meritevolezza dell’ordinamento ex art. 1322, co. 2o, civ. cod. e che consiste nello scambio di un opus complesso contro prezzo. In tale ambito si sostiene la natura atipica in senso stretto della figura, che non risulterebbe dalla fusione di elementi causali diversi e si reputa che si tratterebbe di un contratto misto o complesso «derivante dalla fusione degli elementi causali dei contratti che concorrono alla formazione del rapporto».
La natura atipica deriverebbe dalla pluralità, dall’articolazione e dall’ampiezza delle prestazioni inserite nel contratto, che implicherebbero da parte dell’engineer la sottoposizione ad un regime del rischio diverso e ben più esteso di quello che grava sull’appaltatore.
Altre differenze con l’appalto sarebbero riscontrabili nel regime della sopravvenienza, dell’autonomia dell’impresa, dell’entità dell’obbligo di collaborazione dell’engineer, nella più agevole cessione della posizione contrattuale, nelle modalità di pagamento del prezzo.
Va detto che al raffronto con gli schemi tipici affini non andrebbe attribuita molta importanza posto che, considerata la presenza nella generalità delle ipotesi di un’analitica disciplina convenzionale, assai spesso non emerge la necessità di far riferimento alla regolamentazione legale di questi per individuare la disciplina applicabile. Qualora tale necessità dovesse emergere, in caso di lacune nei patti contrattuali, non è indifferente l’opzione compiuta in punto di riconduzione della fattispecie al contratto di appalto.
Se, infatti, si effettua tale operazione, saranno applicabili direttamente all’engineering le norme sull’appalto e, in caso di appalto di servizi, anche quelle sulla somministrazione (v. sub art. 1677 cod. civ.); nel caso in cui, viceversa, si affermi l’atipicità del modello, si farà riferimento alla disciplina generale del contratto con possibilità di applicare solo in via analogica le norme sull’appalto (e sulla somministrazione), nonché le disposizioni relative ad altre figure contrattuali (quali il contratto d’opera professionale) che hanno tratti di affinità.
La complessità del contenuto del contratto di engineering non consente improvvisazioni nella sua redazione che è frutto di un puntuale, completo studio dell’incarico o dell’opera.
Diversamente operando nell’ipotesi di adesione da parte del giudice alla qualificazione di contratto atipico e meritevole di tutela, questo porterà all’applicazione di norme diverse ed esporrà l’engineer a maggiori responsabilità che il contratto non avrà regolato, dovendo il giudice integrare col ricondurre il contenuto per relazione all’istituto più simile ed aprendo la porta all’incertezza sul risultato.

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