Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
10 Gennaio 2008

Contratto di edizione. Opera da creare ed incompiuta. Diritti e doveri tra le parti

Di cosa si tratta

La legge sul diritto d’autore (legge n. 433/1941) dedica uno spazio alla disciplina dell’opera da creare all’art. 120 l.d.a., disponendo che, se il contratto ha per oggetto opere che non sono state ancora create, si devono osservare le norme seguenti: 1) è nullo il contratto che abbia per oggetto tutte le opere o categorie di opere che l’autore possa creare, senza limite di tempo; 2) senza pregiudizio delle norme regolanti i contratti di lavoro o di impiego, i contratti concernenti l’alienazione dei diritti esclusivi di autore per opere da crearsi non possono avere una durata superiore ai dieci anni; 3) se fu determinata l’opera da creare, ma non fu fissato il termine nel quale l’opera deve essere consegnata, l’editore ha sempre il diritto di ricorrere all’autorità giudiziaria per la fissazione di un termine. Se il termine fu fissato, l’autorità giudiziaria ha facoltà di prorogarlo.
Il senso della disposizione è chiaramente a favore dell’autore, che non può essere impegnato per un tempo indefinito ovvero che si sospinga oltre il termine dato dalla disposizione.
L’articolo prevede però due casi che vanno distinti: l’opera comunque di quell’autore, quali che siano le opere che farà, e le opere da crearsi, cioè quelle che si sono individuate e ci si obbliga a realizzare.
Per le opere che l’autore possa creare ci troviamo di fronte più a una opzione che ad una cessione attuale dei diritti esclusivi, laddove l’opera commissionata, quella convenuta in relazione a un suo contenuto, è l’oggetto dell’impegno in concreto dell’autore.
Ad impedire eccessi nell’autonomia dell’autore l’ultima ipotesi tende a costringerlo a lavorare all’opera; a contemperamento dei diversi interessi delle parti il legislatore ha inserito il ricorso al giudice come stimatore in concreto di quanto sia il tempo occorrente sia per stabilire un termine che non fosse stato previsto sia per prorogare quel termine che fosse troppo impegnativo osservare.
Una volta realizzata l’opera, a questa si applicherà la disciplina del contratto di edizione consueta.
Se l’autore muore o si trova nella impossibilità di condurre l’opera a termine, dopo che una parte notevole ed a se stante sia stata compiuta e consegnata, l’editore ai sensi dell’art. 121 l.d.a. ha la scelta di considerare risoluto il contratto oppure di considerarlo compiuto per la parte consegnata, pagando un compenso proporzionato, salvo che l’autore abbia manifestato o manifesti la volontà che l’opera non sia pubblicata se non compiuta interamente, o uguale volontà sia manifestata dalle persone aventi diritto indicate nell’art. 23 e cioè dal coniuge e dai figli e, in loro mancanza, dai genitori e dagli altri ascendenti e da discendenti diretti; mancando gli ascendenti ed i discendenti, dai fratelli e dalle sorelle e dai loro discendenti. Se la risoluzione ha luo
go a richiesta dell’autore o dei suoi eredi l’opera incompiuta non può essere ceduta ad altri, sotto pena del risarcimento del danno.
Il quesito che può porsi è se sia consentito all’editore fare terminare l’opera ad altri. E’ evidente la risposta negativa per l’opera letteraria in genere, ma il tema si pone soprattutto per le opere scientifiche o didattiche, dove il completamento non necessariamente snatura il risultato. Quando è possibile, conservando la distinzione delle parti dei vari autori, la risposta positiva è ammissibile come anche quando possa essere intesa come una collaborazione successiva l’intervento di quell’autore che va ad ultimarla.
L’editore per l’art. 132 l.d.a. non può trasferire ad altri editori, senza il consenso dell’autore, i diritti acquistati, salvo pattuizione contraria oppure nel caso di cessione dell’azienda. Tuttavia, in questo ultimo caso i diritti dell’editore cedente non possono essere trasferiti se vi sia pregiudizio alla reputazione o alla diffusione dell’opera non essendo indifferente per l’autore chi sia l’editore.
Il fallimento dell’editore per l’art. 135 l.d.a. non determina la risoluzione del contratto di edizione, che è risolto se il curatore, entro un anno dalla dichiarazione del fallimento, non continua l’esercizio dell’azienda editoriale o non la cede ad un altro editore nelle condizioni indicate nell’art. 132.
I principali obblighi dell’autore sono quello della consegna dell’opera in condizione da essere usata per la stampa senza maggiori costi o difficoltà; a garantire all’editore il godimento dei diritti ceduti per la durata del contratto; a correggere le bozze di stampa. Dovrà anche rappresentare se consegna il manoscritto o la copia unica per gli effetti della responsabilità della custodia; se l’opera sia finita o la sottoponga a lettura ancora con l’inedito; l’autore avrebbe il diritto alla restituzione del manoscritto, che non esiste invece per gli scritti per giornali e riviste.
All’editore non spetta un giudizio di merito dell’opera che però può solo sostanziarsi nell’accettarla o rifiutarla, ma non ha diritto di chiedere interventi sulla stessa.
La garanzia sull’opera si concreta nel fatto di non essere frutto, anche parziale, di plagio, la non contrarietà a norme di legge, il non rappresentare qualche cosa di troppo simile ad altri prodotti già ceduti ad editori.
L’autore può introdurre nell’opera tutte le modificazioni che crede, purché non ne alterino il carattere e la destinazione, fino a che l’opera non sia stata pubblicata per la stampa, salvo sopportare le maggiori spese derivanti dalla modificazione. Analogo diritto non compete agli eredi. L’autore ha il medesimo diritto nei riguardi delle nuove edizioni. L’editore deve interpellarlo in proposito prima di procedere alle nuove edizioni. In difetto di accordo tra le parti il termine per eseguire le modificazioni è fissato dall’autorità giudiziaria. Se la natura dell’opera esige che essa sia aggiornata prima di una nuova edizione e l’autore rifiuti di aggiornarla, l’editore può farla aggiornare da altri, avendo cura, nella nuova edizione di segnalare e distinguere l’opera dell’altro soggetto.
Netta è la differenza tra le modifiche e l’aggiornamento in quanto il primo deriva da un fatto, una determinazione dell’autore, mentre l’aggiornamento è un giudizio di confronto con dati esterni che sono cambiati; per questo motivo l’interesse a questo secondo compete all’editore e ne ha facoltà, facendola compiere da altri purché evidenzi gli spazi di intervento (art. 129, 3° comma). Anche l’autore può avere interesse a compiere l’aggiornamento, ma se per sua natura questo intervento non è indispensabile, va ricondotta la richiesta al regime delle modifiche.
L’editore è obbligato principalmente a riprodurre e porre in vendita l’opera col nome dell’autore, ovvero anonima o pseudonima, se ciò è previsto nel contratto, in conformità all’originale e secondo le buone norme della tecnica editoriale e a pagare all’autore i compensi pattuiti; dovrà farlo nel numero di esemplari pattuito, alle condizioni stabilite dal contratto, entro il termine convenuto e in conformità al testo ricevuto.
Stranamente al posto dell’usata espressione di editore all’art. 126, l’art. 128 l.d.a. parla di acquirente e per questo prevede: “Se l’acquirente del diritto di pubblicazione o riproduzione non fa pubblicare o riprodurre l’opera nel termine concordato o in quello stabilito dal giudice, l’autore ha diritto di domandare la risoluzione del contratto. L’autorità giudiziaria in questo caso può accordare all’acquirente una dilazione, non superiore alla metà del termine predetto, subordinandola, ove occorra, alla prestazione di idonea garanzia. Può altresì limitare la pronunzia di risoluzione soltanto ad una parte del contenuto del contratto”.
Nel caso di risoluzione totale l’acquirente deve restituire l’originale dell’opera ed è obbligato al risarcimento dei danni a meno che provi che la pubblicazione o riproduzione è mancata malgrado la dovuta diligenza.
Per la distribuzione l’autore non ha sindacato sulle scelte dell’editore, che è tenuto a mettere a disposizione l’opera entro i due anni dalla consegna, salvo pattuizioni su un diverso termine.
Si ritiene, per la natura personale del rapporto, che non possa essere data una esecuzione in forma specifica del contratto. L’editore che rinunzia alla pubblicazione dell’opera avrà la responsabilità della risoluzione del contratto e sarà tenuto al risarcimento dei danni.
Nonostante i molti precetti sul tema, quando l’interesse dell’autore è essenzialmente volto al fatto che la pubblicazione dell’opera avvenga, il contratto di edizione può anche escludere pattiziamente il compenso.
Questo è regolato dall’art. 130 l.d.a., che stabilisce che il compenso spettante all’autore è costituito da una partecipazione, calcolata, salvo patto in contrario, in base ad una percentuale sul prezzo di copertina degli esemplari venduti. Tuttavia il compenso può essere rappresentato da una somma a stralcio per le edizioni di: dizionari, enciclopedie, antologie, ed altre opere in collaborazione; traduzioni, articoli di giornali o di riviste; discorsi o conferenze; opere scientifiche; lavori di cartografia; opere musicali o drammatico-musicali; opere delle arti figurative. Nei contratti a partecipazione l’editore è obbligato a rendere conto annualmente delle copie vendute.
Il contrassegno all’opera a cura della SIAE, salvo che l’autore vi provveda direttamente contrassegnando le copie, ha la duplice funzione di stabilire il quantitativi usciti dalle stampe e il numero di esemplari dell’edizione per i limiti fissati dall’art. 122 l.d.a. e quindi non ai soli fini del compenso.
Nel contratto di edizione il prezzo di copertina è fissato dall’editore, previo tempestivo avviso all’autore e questi può opporsi al prezzo fissato o modificato dall’editore se sia tale da pregiudicare gravemente i suoi interessi e la diffusione dell’opera.
Se l’opera non trova smercio sul mercato al prezzo fissato, come prevede l’art. 133 l.d.a., l’editore prima di svendere gli esemplari a sottoprezzo o di mandarli al macero, deve interpellare l’autore se intende acquistarli per un prezzo calcolato su quello ricavabile dalla vendita a sottoprezzo o ad uso di macero.
Da ultimo ci limitiamo ad elencare le cause di estinzione del contratto di edizione per le loro particolarità: insuccesso dell’opera, morte dell’autore prima dell’ultimazione, salvo quanto previsto dall’art. 121 l.d.a., impossibilità di pubblicare o mettere in commercio l’opera per provvedimenti d’autorità o giudiziari, inadempimento all’obbligo di pubblicazione ad opera dell’editore, e nel caso di non pubblicazione di nuova edizione, impossibilità di smerciarla al prezzo fissato e l’esercizio del diritto di ritiro dell’opera ad opera dell’autore.

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