Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
8 Gennaio 2008

Contratto di edizione: contenuto, forma e pubblicità

Di cosa si tratta

Il contratto di edizione è disciplinato dalla legge sul diritto d’autore (legge n. 433/1941 agli artt. 118-135) e dal relativo regolamento (n. 1369/1942).
L’art. 118 lo definisce: “Il contratto con il quale l’autore concede ad un editore l’esercizio del diritto di pubblicare per le stampe, per conto e a spese dell’editore stesso, l’opera dell’ingegno”. Concede quindi in via esclusiva, salvo patto contrario, il diritto di riprodurre, pubblicare e distribuire l’opera mettendola in commercio; pubblicazione e messa in vendita sono operazioni che costituiscono al tempo stesso un obbligo per l’editore. Non trapassa un diritto di “edizione” in capo all’editore, ma si tratta della concessione di un diritto di pubblicazione. Non sono quindi compresi, se non è espressamente pattuito: 1) i futuri diritti eventualmente attribuiti dalla legge posteriore, che diano una protezione più larga nel contenuto o una maggiore durata, 2) i diritti di utilizzazione dipendenti dalle eventuali elaborazioni e trasformazioni, compresi gli adattamenti cinematografici, della radiodiffusione e registrazione su apparecchi meccanici, 3) altri diritti che non siano necessariamente dipendenti dal diritto trasferito, anche se compresi nella categoria delle facoltà esclusive.
La riproduzione deve avvenire in conformità all’originale e l’editore non ha spazi di variazione od interpretazione perché il riferimento all’opera è editoriale rimanendo indifferente solo il mezzo utilizzato per la riproduzione.
Sono cedibili solo i diritti che l’autore abbia attinenti al campo dell’edizione e che sono fissati dalla legge vigente al momento del contratto; i diritti eventualmente futuri non sono derogabili attualmente ed essere ricompresi dal contratto: sono inderogabili; un allungamento della durata della protezione darebbe la necessità di una nuova negoziazione, mentre non potrebbe operare per ridurla.
Eventuali elaborazioni e trasformazioni dell’opera possono essere pattuite dal contratto originario; va tenuto conto che è cosa diversa ed altrimenti disciplinata la previsione dell’adattamento alla registrazione su apparecchi meccanici, che è un diritto autonomo non rientrante tra i diritti che l’autore abbia ceduto salvo che lo abbia espressamente pattuito; analogamente è a dire del diritto di traduzione, riduzione ed adattamento dell’opera. Se l’opera tradotta è pubblicata in altro paese, sarà soggetta alle norme di quel paese.
L’editore che abbia acquisiti i diritti esclusivi potrà impedire all’autore di fare opere simili e di utilizzare l’opera nelle forme previste dal contratto o da questo desumibili. Nel caso non frequente che l’autore non abbia ceduto questi diritti, si suole parlare di licenza.
Con disposizione non inderogabile per l’interpretazione il concetto che governa la materia è di natura restrittiva e si deve ritenere non conferito quel diritto che non sia attribuito espressamente.
Nell’epoca moderna le opere sono poi usate in modi nuovi, come in edicola a fascicoli, riprodotte nei giornali od anche in opere complessive ed è il caso di regolare anche tali ipotesi di forme che ora nuove non sono.
Il contratto potrà inoltre prevedere lo spazio entro il quale l’opera possa essere diffusa, senza che per questo si possano opporre limiti all’interno della Unione europea.
Spetta poi all’autore il diritto di pubblicare l’opera omnia, che incontrerà il limite dei diritti sulle singole opere che l’autore abbia ceduto ad editori. L’autore che abbia compiuto sedici anni può concludere un contratto di edizione, che deve avere la forma scritta che è il mezzo di prova ammesso.
La registrazione del contratto al Registro pubblico generale delle opere protette presso il Ministero dei beni e le attività culturali è volontaria e la registrazione non cambia la natura del bene registrato, non è quindi come altre trascrizioni in pubblici registri e non ha la funzione di risolvere questioni di conflitti tra acquirenti diversi. Il regime di pubblicità descritto si applica alla trasmissione di diritti di utilizzazione dell’opera e non ai meri incarichi di pubblicarla.
Diverso è il regime delle copie d’obbligo, introdotto dalla legge 106/2004, che è a carico dell’editore o del responsabile della pubblicazione; ove questi non vi siano, sarà tenuto lo stampatore o il produttore e distributore, se il documento non è un libro; il regime si applica anche ai documenti sonori, video, film, altro distribuito in rete informatica.
A questo deposito sono tenute le pubblicazioni che avvengono in Italia, vendute o distribuite nel territorio; il regolamento dettaglia i luoghi di deposito, ma in ogni caso presso la Biblioteca nazionale centrale di Roma e di Firenze e va eseguito entro sessanta giorni dalla prima distribuzione; l’omesso rispetto di questa disciplina dà luogo all’applicazione di una sanzione pari a euro 1.500,00. L’obbligo è posto a presidio di un interesse generale come quello della conservazione e reperimento dell’opera.
Altra funzione ha il deposito presso il Registro Pubblico Generale presso il Ministero per i beni e le attività culturali, previsto dall’art. 105 l.d.a., con il quale la registrazione fa fede sino a prova contraria dell’esistenza dell’opera e del fatto della sua pubblicazione; è la Società Italiana degli Autori ed Editori (SIAE) che cura la tenuta del Registro.
Il contratto di edizione, come previsto dall’art. 122 l.d.a., può essere “per edizione” o “a termine”; il primo conferisce all’editore il diritto di eseguire una o più edizioni entro venti anni dalla consegna del manoscritto completo e in contratto va previsto il numero delle edizioni autorizzate e degli esemplari e articolate le varie ipotesi, che si colleghino alla previsione del compenso che ne deriva all’autore. In difetto di previsioni si intende una sola edizione con un massimo di 2.000 esemplari.
Nell’edizione a termine l’editore può fare quel numero di edizioni che stima necessario durante il termine che è stato fissato, che non può superare i venti anni e per un numero di esemplari per edizione che deve essere previsto nel contratto a pena di nullità, questo in quanto se lasciato a discrezione dell’editore verrebbe meno la distinzione di questo contratto dall’altro; il termine non si applica per le opere: enciclopedie, dizionari, schizzi, disegni, vignette, illustrazioni, fotografie e simili ad uso industriale, lavori di cartografia, opere drammatico-musicali e sinfoniche.
Alla scadenza del contratto l’editore ha il diritto a proseguire la vendita dell’opera stampata e distribuita prima della scadenza, ma non può eccedere riempiendo il mercato alla fine del rapporto, comportamento che bloccherebbe la possibilità dell’autore di fare nuovi accordi con altri editori.
Per entrambe le forme di contratto l’editore è libero di distribuire le edizioni nel numero di ristampe che ritiene conveniente.
Se sono previste più edizioni nel contratto, l’editore è obbligato ad avvisare l’autore dell’epoca presumibile dell’esaurimento dell’edizione in corso, entro un congruo termine, prima dell’epoca stessa e deve contemporaneamente dichiarare all’autore se intende o non procedere ad una nuova edizione. Se l’editore ha dichiarato di rinunciare ad una nuova edizione o se, avendo dichiarato di volere procedere ad una nuova edizione, non vi procede nel termine di due anni dalla notifica di detta dichiarazione, il contratto si intende risolto. L’autore ha diritto al risarcimento dei danni per la mancata nuova edizione se non sussistano giusti motivi da parte dell’editore.

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