Categorie approfondimento: Credito e banche
15 Dicembre 2014

Contratto bancario amorfo ed effetti

Di cosa si tratta

Per contratto bancario “amorfo” si intende quel rapporto in atto tra banca e cliente con il quale pur in mancanza di una regolamentazione scritta in concreto si abbia l’utilizzo di uno strumento tipico come è per il “fido”.
L’esistenza di un fido può essere provata dal correntista non solo con il documento che fonda l’affidamento, ma anche con il ricorso a prove indirette che comportino una conferma dell’esistenza di un rapporto di quella natura.
L’art. 117 T.U.B. non impedisce la prova altrimenti data dell’esistenza anche quando prevede che i contratti bancari debbano essere fatti per iscritto a pena di nullità. Questa prova del contratto bancario amorfo è unilaterale, ed è il solo cliente che può farla valere; se il cliente prosegue nel rapporto non altrimenti regolato quanto a forma può farlo e basta finché non ne eccepisca la nullità, che il giudice non può rilevare d’ufficio.
Il piano probatorio segue a questa conclusione. Se il giudice, senza l’eccezione non può rilevare la nullità che consegue alla mancanza di forma scritta per dichiarare la nullità del contratto, non può neppure rilevarla per applicare in danno del cliente un limite probatorio previsto per il solo contratto formale. Lo afferma la sentenza del Tribunale di Torino 31 ottobre 2014, Estensore dott. Astuni.
La prova dell’esistenza del contratto amorfo è possibile in vari modi ed è la stessa documentazione bancaria che facilmente va a dimostrare la sua esistenza. Nel caso deciso dal tribunale di Torino in diritto si afferma che l’esistenza del fido, come limite all’applicazione della previsione contrattuale per “transitorio scoperto”, può essere provata dal correntista “non soltanto per il tramite del documento costitutivo dell’affidamento, ma anche per il tramite di prove indirette (quali estratto conto, riassunti scalari, report di Centrale rischi ecc.) che implicano, in modo univoco, riconoscimento da parte della banca dell’avvenuta concessione del fido”.
“Non osta a tale conclusione la considerazione che: .., b) ex art. 2725 cpv. c.c., i contratti che devono farsi per iscritto a pena di nullità non possono essere provati per il tramite di documenti di natura ricognitiva o confessoria successivi alla conclusione del contratto (giurisprudenza consolidata da Cass. 7 ottobre 1982 n. 5148: “la prova di un negozio per cui sia richiesta la forma scritta ad substantiam non può essere fornita dalla produzione di una scrittura di natura confessoria, neanche nell’ipotesi in cui il contratto di cui si confessa l’esistenza sia stato stipulato per iscritto, a meno che non vi sia stata perdita incolpevole del documento stesso”.
“Se il cliente può chiedere l’esecuzione del contratto bancario amorfo, senza farne valere la nullità, non è evidentemente possibile negargli la possibilità di prova, applicando il limite previsto dall’art. 2725 c.c. per il contratto formale. Ribadiamo che la questione può essere esaminata anche dall’angolazione del giudice, ma le conclusioni non mutano: se il giudice, in mancanza di eccezione, non può rilevare la mancanza di forma scritta per dichiarare la nullità del contratto, non può neppure rilevarla per applicare in danno del cliente un limite probatorio previsto per il solo caso dei contratti formali.
Non sussiste alcuna preclusione, né sul piano della validità, né conseguentemente su quello della prova. Sul piano della validità, la nullità del contratto bancario amorfo, come in generale le nullità previste dalla norme di trasparenza del T.U., è nullità c.d. unilaterale, ossia soltanto il cliente può farla valere: così, chiaramente, l’art. 127 co. 2 T.U. bancario, nel testo vigente dal 2 gennaio 1994 fino al 18 settembre 2010 (in questo periodo ricade la conclusione dei contratti oggetto di lite).? Segue che, se il cliente preferisce chiedere l’esecuzione del contratto bancario ancorché amorfo o in ogni caso non ne eccepisce la nullità ex art. 117, il giudice non può rilevarla d’ufficio in deroga alla generale rilevabilità ex art. 1421 c.c. della nullità contrattuale. Il testo attualmente vigente dell’art. 127 è ancora più chiaro, consentendo la rilevabilità da parte del giudice di una nullità prevista dalle norme di trasparenza, ma soltanto alla condizione che essa operi “a vantaggio del cliente”, secondo il modello delle c.d. nullità di protezione.
Nel senso della libera rilevabilità del fido non contrattualizzato il foro di Torino segue un orientamento costante anche in Corte d’Appello come confermano le due pronunce del Torino 12 febbraio 2012 n. 322 e 3 maggio 2013 n. 902.

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