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8 Aprile 2019

Conto corrente cointestato a firma disgiunta

L’operatività su un conto corrente intestato a più persone e la misura della disponibilità quando sia a firme disgiunte vede con frequenza l’affermazione che ciascuno dei cointestatari abbia il diritto di disporre di quote uguali della somma depositata. Dall’analisi del contratto che regola i diritti e i doveri delle parti, si ricava invece che ciascuno dei cointestatari ha il diritto di disporre dell’intera somma ivi registrata e in ogni momento. La prospettazione compiuta vede conclusioni nettamente opposte: quota del saldo e intera somma.
Come conferma la pronunzia della Corte di Cassazione (Cass. Civ., Sez. 2, 4 gennaio 2018, n. 77), che ritiene che ci si debba uniformare ai principi più volte ribaditi dalla Corte, secondo cui nel conto corrente bancario intestato a più persone, i rapporti interni tra correntisti, anche aventi facoltà di compiere operazioni disgiuntamente, sono regolati non dall’art. 1854 c.c., riguardante i rapporti con la banca, bensì dal secondo comma dell’art. 1298 c.c., in virtù del quale debito e credito solidale si dividono in quote uguali solo se non risulti diversamente; ne consegue che, ove il saldo attivo risulti discendere dal versamento di somme di pertinenza di uno solo dei correntisti, si deve escludere che l’altro possa, nel rapporto interno, avanzare diritti sul saldo medesimo.
Peraltro, pur ove si dica insuperata la presunzione di parità delle parti, ciascun cointestatario, anche se avente facoltà di compiere operazioni disgiuntamente, nei rapporti interni non può disporre in proprio favore senza il consenso espresso o tacito dell’altro della somma depositata in misura eccedente la quota parte di sua spettanza, e ciò in relazione sia al saldo finale del conto, sia all’intero svolgimento del rapporto (cfr. Cass. Sez. 2, 2 dicembre 2013, n. 26991). Al fine, allora, di ritenere non superata la presunzione di comproprietà in relazione al conto corrente, cointestato a soggetti diversi, occorrerà spiegare perché, a fronte delle deduzioni istruttorie risulti non provato che i versamenti fossero stati compiuti con denaro appartenente soltanto a un soggetto.
L’aspettativa creditoria comunemente sentita dai cointestatari pare trovare la giustificazione normativa nell’art. 1101 c.c., secondo cui le quote di partecipazione a una comunione si presumono uguali tra loro, e nell’art. 1298, 2° comma c.c. che, regolando i rapporti tra debitori e creditori solidali, dispone che le quote di ciascuno di essi si presumono uguali.
Queste norme incontrano dei limiti: da un lato, la presunzione è relativa e, ammettendo la prova contraria, dà adito al fatto che le persone interessate alla cointestazione possano avere diritto a quote diverse tra loro, dall’altro il contratto statuisce che l’istituto di credito, se esegue le disposizioni effettuate da uno dei cointestatari, è liberato verso tutte le parti interessate.
Per inquadrare correttamente i fondamenti della pretesa creditoria, avanzata da un cointestatario nei confronti dell’altro, è più corretto ricondurla a una pretesa a formazione progressiva: il cui momento iniziale va trovato nel momento in cui si incontrano le intenzioni di due o più cointestatari ad accendere un conto corrente cointestato, insieme tra loro, e il momento finale in cui si concretizza nell’istante in cui si risolve il contratto sottostante oppure si verifica un evento che produce effetti sugli elementi costitutivi.
Il rapporto tra gli intestatari di un conto corrente e l’istituto di credito è regolato dal contratto che vede le parti obbligate all’adempimento reciproco delle prestazioni statuite, senza che producano alcun effetto i motivi che determinano i correntisti.
Il principio è stato riconosciuto dall’Arbitro Bancario Finanziario che ha appoggiato la linea difensiva di un istituto di credito che rigettava una richiesta di revoca di un bonifico, pervenuta da un intestatario, perché l’ordine di pagamento era stato impartito dall’altro intestatario. L’ABF ricorda che: “… è evidente che l’effetto principale della regolazione del rapporto “a firma disgiunta” si ha nella facoltà dei cointestatari di disporre autonomamente del conto senza limitazioni; il codice civile prevede, in caso di cointestazione del conto corrente, un regime di solidarietà attiva e passiva rispetto ai saldi del conto (artt. 1854 e 1292 ss. c.c.). L’effetto della libera disposizione del saldo del conto fa sì che, il ricorrente e cointestatario del conto abbia legittimamente posto in essere, in autonomia senza l’autorizzazione dell’altro, l’atto di disposizione oggetto di vertenza”.
I motivi e le intenzioni a fondamento della richiesta di revoca del bonifico non hanno rilievo giuridico in quanto appartengono alla sfera interpersonale; l’istituto di credito, invece, è terzo rispetto alla situazione che intercorre tra correntisti, e in quanto tale è obbligato ad eseguire gli ordini, senza poterli sindacare.

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