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8 Luglio 2020

Conto corrente cointestato a firme disgiunte e il recesso

Torniamo a considerare il tema del rapporto bancario costituito da più persone che per operare abbiano dato a ciascuna di esse ogni potere senza necessità di consultare i cointestatari (nel sito: “Conto corrente cointestato a firma disgiunta“). Nel precedente articolo il tema era considerato dal punto di vista dei rapporti economici tra le parti e i rispettivi diritti, mentre ora desideriamo considerare il conto corrente cointestato a firma disgiunta nella sua patologia con la banca quando qualcuno voglia recedere dal conto ed altri rapporti intrattenuti con l’intermediario finanziario.
Un caso concreto ci ha riportato al tema in una situazione dove il conto era cointestato a firma disgiunta tra mamma e figlio. Il figlio con iniziativa liberale aveva “prestato” un forte somma a un personaggio conosciuto in internet, ove non esistevano possibilità di recupero.
Per impedire analoghe iniziative future, non esistendo misure protettive già in essere, la mamma aveva ottenuto il blocco dell’attività del figlio con l’inutilizzabilità dei codici di accesso al conto; questo come misura cautelare in fatto a breve.
Restava il tema di togliere il figlio dalla condizione di cliente della banca pensando quindi di fare rilasciare dal figlio una dichiarazione di recesso dai rapporti in essere.
Avuta la disponibilità del figlio, a questa richiesta la banca ha risposto negativamente in quanto riteneva che tale possibilità non vi fosse in quanto il fatto “comporta una modifica delle parti iniziali del contratto ed incide sulla sua struttura”.
A nostro avviso la risposta non sarebbe provvista di fondamento e confonderebbe le difficoltà tecniche, anche informatiche, per l’assetto organizzativo dei rapporti, e il merito relativo alla titolarità del denaro e dei titoli.
Anziché procedere con la revoca, si dava la possibilità di sporgere reclamo all’Arbitro Bancario e Finanziario avverso la comunicazione ricevuta dalla banca aspettando risposta entro il termine di trenta giorni. Nella situazione in concreto esisteva anche un dossier titoli con investimenti finanziari che nel momento attuale sono crollati di valore e l’inopportunità di disporne ora avrebbe prodotto un danno consistente.
In via tendenziale è da ritenere per la posizione già presa e per non entrare nel merito delle questioni tra le parti sulla titolarità del denaro che potrebbero seguire, l’intermediario andrebbe ad usare a sua volta la facoltà di recesso, che è espressamente prevista.
Sul piano della condizione attuale per la quale la banca ha aderito a bloccare accessi o disposizioni dirette del figlio sul conto, è conseguito il blocco degli accessi che impedisce che si possano fare operazioni ingiustificate, come già è accaduto.
Nell’ipotesi che comunque si proceda al recesso del figlio la cliente si troverebbe esposta a un danno per il quale dovrebbe poi agire per il risarcimento in quanto abbia fatto una riserva in sede di reclamo volta ad impedire l’esecuzione di una scelta dell’intermediario sulla prosecuzione del rapporto, vendendo anche i titoli.

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