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31 Marzo 2020

Conti affidati e commissioni di massimo scoperto

Non è un tema nuovo per lo studio trattare di Commissioni di massimo scoperto nei conti correnti bancari sulle quali ci siamo espressi (Cfr. nel sito: “Commissione bancaria di massimo scoperto“).
Da allora la giurisprudenza è cambiata e con pronunzia di rilievo la Corte ha trattato il tema della nullità del patto evidenziando che il legislatore ha voluto prendere in considerazione soltanto i conti affidati.
La sentenza impugnata aveva confermato la nullità della commissione per scoperto di conto applicata dalla banca, benché la norma predetta non ne sancisse affatto la nullità. L’istituto di credito lamentava che, relativamente ai conti non affidati, la L. n. 2 del 2009, art. 2 bis, comma 1, si limiterebbe a sancire soltanto la nullità delle commissioni di massimo scoperto, e che la sanzione non si estenderebbe alla pattuizione di tutte le altre forme di remunerazione.
Nel caso di specie, la commissione per scoperto di conto non era nulla, non essendo correlata alla punta massima di scoperto nel trimestre (come la CMS), bensì alla effettiva durata dello scoperto, nella misura di Euro 2 al giorno.
Contestando l’interpretazione dei giudici di merito, secondo cui le ulteriori forme di remunerazione disciplinate dal secondo periodo dell’art. 2, comma 1, bis riguarderebbero solo i conti affidati e ciò sul rilievo che la commissione per scoperto di conto rientrerebbe, a pieno titolo, nella tipologia di “clausole, comunque denominate, che prevedono una remunerazione, a favore della banca dipendente dall’effettiva durata della utilizzazione dei fondi”, in relazione alle quali la remunerazione non è legata alla concessione di affidamenti.
Dall’esame del secondo periodo dell’art. 2 bis, comma 1, emerge che il legislatore ha voluto prendere in considerazione soltanto i conti affidati. Vi è, infatti, una previsione generalizzata di nullità di tutte le clausole che prevedano una remunerazione accordata dalla banca per la messa a disposizione di fondi a favore del cliente indipendentemente dall’effettivo prelevamento della somma, ovvero che prevedano una remunerazione indipendentemente dall’effettiva durata dell’utilizzazione di fondi, e ciò a meno che il corrispettivo per il servizio di messa a disposizione delle somme, servizio che si riferisce, evidentemente, ad entrambe le tipologie di clausole sopra indicate, sia stato predeterminato, unitamente al tasso debitore per le somme effettivamente utilizzate, con patto scritto non rinnovabile, in misura omnicompresiva e proporzionale all’importo e alla durata dell’affidamento.
Il legislatore, dunque, per non far incorrere le clausole concordate tra le parti nella sanzione della nullità, si è preoccupato di rendere determinabile nei termini sopra precisati, a norma dell’art. 1346 c.c., la commissione applicata dalla banca, sia che si configuri come una semplice remunerazione legata al solo affidamento, sia che la remunerazione sia commisurata anche all’effettiva utilizzazione di fondi, non essendovi alcun dubbio comunque che, con l’espressione “salvo che il corrispettivo di messa a disposizione delle somme …” collocata dopo l’elencazione di entrambe le tipologie di clausole, il legislatore abbia voluto, in ogni caso, evidenziare che tale remunerazione non può che essere pattuita nell’ambito di un rapporto affidato.
Ove il legislatore avesse voluto davvero circoscrivere l’applicabilità della seconda parte del secondo periodo del 1 comma dell’art. 2 bis, legge citata (dall’espressione “salvo che il corrispettivo di messa a disposizione delle somme” fino a “….in ogni momento”) solo alla prima tipologia di clausole, avrebbe direttamente inserito l’inciso sopra riportato dopo la elencazione di queste ultime clausole. L’inserimento di tale espressione dopo la seconda tipologia di clausole evidenzia la chiara intenzione del legislatore di prevedere, parimenti, la possibilità di pattuizione di tale tipologia solo nell’ambito dei rapporti affidati.
Essendo stato sopra evidenziato che il legislatore ha inserito l’espressione sopra indicata, inserendo tutta una serie di condizioni (forma scritta, misura omnicomprensiva del corrispettivo, etc.) allo scopo di rendere determinabile, a norma dell’art. 1346 c.c., la remunerazione applicata dalla banca e per non fare quindi incorrere le clausole di cui al secondo periodo dell’art. 2 bis, comma 1, nella sanzione di nullità ordinariamente e generalmente prevista, è evidente che se la stessa espressione sopra indicata fosse applicabile esclusivamente alla prima tipologia di clausole, e non alla seconda tipologia, il legislatore si sarebbe inopinatamente limitato a prevedere una categoria di clausole, generalmente nulle, senza introdurre, come per la prima tipologia, un meccanismo idoneo a renderle valide.
L’intento del legislatore, con riferimento ai conti non affidati, non era quindi quello, di sanzionare, in modo particolare, le CMS ma quello di eliminare, in generale, commissioni non legate a servizi resi dalla banca.
La L. n. 27 del 2012, che all’art. 27, comma 4, ha abrogato la L. n. 2 del 2009, art. 2 bis, commi 1 e 3, ha una chiara funzione innovativa, introducendo una “commissione di istruttoria veloce”, che si configura (a prescindere dalla denominazione) come rimborso spese per l’istruttoria comunque svolta dalla banca (indipendentemente, quindi, dall’affidamento) per la pratica relativa allo sconfinamento, e non come compenso per un servizio svolto dallo stesso istituto di credito a favore del correntista.
Deve quindi concludersi che, con riferimento ai conti correnti non affidati, il legislatore, alla L. n. 2 del 2009, art. 2 bis, comma 1, abbia inteso sanzionare con la nullità tutte le clausole contrattuali che prevedano commissioni per scoperto di conto (indipendentemente dal fatto che fossero commisurate alla punta del massimo dello scoperto nel trimestre (CMS) o alla durata del medesimo scoperto) trattandosi di commissioni non legate a servizi effettivamente resi dalla banca.

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