Categorie approfondimento: Fallimentare
19 Febbraio 2010

Concordato preventivo: le classi dei privilegiati

Di cosa si tratta

Trattando del concordato preventivo e della possibilità di distinguere classi di creditori abbiamo sfiorato il tema della possibilità di distinguere classi all’interno del gruppo dei creditori privilegiati (Concordato preventivo: le classi).
Diverso dal tema di quali classi c.d. “ordinarie” possano esistere, per le quali rinviamo all’articolo collegato, il quesito che ci siamo posti, quando vi sia varietà di creditori privilegiati od anche di soggetti il cui credito poggi su titoli presi in considerazione espressamente dal codice civile o dalla legge fallimentare, è se sia ammissibile questa pluralità di classi o meno.
La risposta già data è stata di segno negativo, ma molti sostenitori esistono della tesi opposta. Riteniamo che con maggiori sviluppi di approfondimento e per effetto di giurisprudenza della quale si è in attesa, la soluzione possa cambiare.
I fattori della risposta possono riassumersi in classi, gruppi, contenuto della proposta. La distinzione in classi, come abbiamo visto, è funzionale ad articolare la proposta concordataria con maggiore adeguatezza alla situazione al fine di ricevere l’approvazione dei creditori nel rispetto di una serie di altri principi.
La classe deve essere un gruppo omogeneo, ma non è la classe che caratterizza il gruppo, ma il criterio che la riassume con i soggetti che vengono attraverso dei criteri ricondotti all’una o all’altra.
L’esistenza di “gruppi” non legittima invece una classe autonoma.
Costituire una classe è riconoscere ad una entità il potere di votare determinando il successo o l’insuccesso di una proposta. Pur cercando di essere accattivante la proposta, non è libera e, perseguendo il fine dell’approvazione del concordato ad opera dei creditori, non può andare ad incidere nell’ordine dei privilegi e nella relativa misura della soddisfazione dei crediti.
Quanto è debito privilegiato, che va pagato integralmente, sta tutto assieme; se la soddisfazione è limitata per l’oggetto della garanzia del credito e cioè quando il credito eccede il realizzo del bene, la parte ulteriore non è diversa da un credito ordinario chirografario e in questo spazio va genericamente a collocarsi.
Il vero confine è rappresentato dal fatto di allocarsi nel privilegio in una sede piuttosto che un’altra, ma non rileva al fine di dovere essere previsto come una classe. Quale che sia la collocazione nella graduazione, non dà questo credito l’esigenza di costituire una classe apposita.
Diversamente ha argomentato il Tribunale di Roma del 19 aprile 2010, che ha ritenuto, nell’esame delle distinzioni compiute dal debitore che proponeva un concordato, di ulteriormente distinguere.
La sentenza del Tribunale di Roma ritiene che la norma di cui all’art. 160 L. Fall. che, in tema di concordato preventivo, consente di prevedere trattamenti differenziati tra creditori suddivisi in classi secondo posizione giuridica ed interessi economici omogenei, costituisce una deroga al principio generale della par condicio creditorum e, come tale, non può che ricevere una stretta interpretazione. Ne consegue che:

  1. tale norma non potrà essere applicata ai creditori privilegiati cui si offra il pagamento integrale;
  2. qualora vengano offerti trattamenti differenziati ai creditori chirografari ed a quelli prelatizi non integralmente soddisfatti, dovranno essere formate classi distinte di creditori suddivisi secondo posizione giuridica ed interessi economici omogenei;
  3. non potranno essere formate classi distinte di creditori laddove non si intenda offrire loro trattamenti differenziati, in quanto ciò urterebbe contro il principio di eguaglianza sotto il profilo del diritto di voto.

Ancora il Tribunale di Roma ha affermato che si deve procedere d’ufficio alla valutazione di correttezza dei criteri di formazione delle classi (art. 163, comma 1, L. Fall.) sicché la previsione di trattamenti differenziati in mancanza di suddivisione in classi, ovvero la suddivisione in classi non collegata a trattamenti differenziati e la non corretta formazione delle classi sono cause di inammissibilità del concordato.
Ha così ritenuto che debba essere costituita “apposita classe della parte residua” della percentuale che si proponeva di non pagare ai crediti privilegiati per accessori relativi all’IVA, con la conseguenza di attribuire il voto per tale parte residua.
In “distinta classe” colloca poi i crediti chirografari per accessori per le imposte diverse da IVA e in “unica classe residuale” per tutti i creditori chirografari residui; distingue da ultimo e ritiene illegittima la proposta di collocare in “unica classe” i crediti chirografari per gli accessori di INPS, INAIL ed altri enti previdenziali sia per la quota a carico dei dipendenti che del datore di lavoro; pur riconoscendo l’”omogeneità” della posizione giuridica, che li colloca in unica classe, afferma la ragione dell’illegittimità in quanto è diverso il momento del pagamento, che “imporrebbe la distinzione in due classi distinte” (Concordato preventivo e transazione fiscale).

(Visited 35 times, 25 visits today)